La nostra civiltà? Più che della tecnica è figlia dell’inutile

Nuccio Ordine riflette su come siano le attività prive di profitto, come la filosofia o il rito, ad avere creato le basi dell'umanità

«Coloro che noi chiamiamo inutili sono le vere guide», dice Platone nella Repubblica. Nuccio Ordine non cita la massima di Platone nel suo manifesto filosofico su L'utilità dell'inutile (Bompiani, pagg. 266, euro 9). E i suoi entusiastici recensori che hanno decretato il rapido successo di questo libretto anche fuori d'Italia, forse non si rendono conto dove porta l'elogio dell'inutile.

È innanzitutto un elogio della filosofia, sapere inutile ma necessario. «Povera e nuda vai filosofia», si ama ripetere per denigrare quella scienza «con la quale e senza della quale si rimane tale e quale». Ma si dimentica il verso seguente di Petrarca: «dice la turba al vil guadagno intesa». Oltre che una difesa della filosofia e della contemplazione, l'Inutile è un'apologia della bellezza. Ma è soprattutto una sfida alla logica che percorre la modernità e che in filosofia ha preso il nome di utilitarismo. Ma nella vita corrente ha preso il nome di dominio dell'economia, riduzione della città al mercato, della società a contratto sociale, fondato sulla legge dello scambio. Invece chi predilige l'Inutile sa che i due terzi della nostra vita e delle nostre risorse li sprechiamo in attività, energie, tempi che non ci danno alcun utile pratico e alcun profitto. Li spendiamo a dormire e a sognare, ad amare ed accudire, a pregare e a imprecare, a emozionarci ed emozionare, a impreziosire la vita tramite l'arte, lo sport, il vestire, il gustare, l'ascoltare, persino leggere inutili articoli nelle pagine culturali di un giornale... È l'inutile a dare un rango nobile al vivere. Il senso etico ed estetico, ludico e religioso, logico ed eroico, sorgono dall'inutile anche se possono poi incontrarsi con l'utilità. Perché prima che nell'utile, il contrario dell'inutile è nell'insensato, nell'insignificante, nel dannoso, nel distruttivo. C'è anche una sublime utilità dell'inutile, dice Ordine.

La bellezza è un'altra propensione originaria del nostro essere all'insegna dell'inutile. Cerchiamo il bello pur non traendone alcun vantaggio pratico, qualcosa di più di un piacere disinteressato, un'esigenza dell'anima tramite gli occhi, l'udito, la parola. E l'anima, come si anima se non tramite impulsi, moventi, ispirazioni e aspirazioni che non hanno alcuna molla nell'utile?

Se la civilizzazione cresce sotto l'impulso dell'utilità e i suoi rami principali sono la tecnica e l'economia, la civiltà si fonda invece sulla grazia dell'inutile; è consonanza di stile, principî e tradizioni che attingono alla cultura, all'anima e al carattere dei popoli e non al loro utile pratico. Il mito, il rito, il simbolo, la liturgia, sono le navate superiori dell'Inutile. Il primato dell'Inutile rimette radicalmente in discussione le basi del modello occidentale e ora globale, non solo il mercatismo e l'utilitarismo, anche l'uso della vita e del tempo.

Sono stati in tanti, prima di Nuccio Ordine, a elogiare l'inutile. La tradizione platonica ha generato millenari frutti. Nel tempo è sorto pure un inutilitarismo tragico ed eroico, di matrice non idealistica né metafisica, fondato sulla magnifica gratuità della vita, che va dal don Chisciotte allo Zarathustra nietzscheano, fino allo splendido e inquietante I limiti dell'utile di George Bataille (Adelphi, 2000). I comportamenti utili, sostiene Bataille, non hanno in sé alcun valore, solo i comportamenti gloriosi arrecano luce alla vita. E in mancanza di fini gloriosi, seguita Bataille, gli uomini non possono sentirsi solidali e neanche uomini, se fra di loro rimane solo «la separante avidità dei beni». È dunque nel dispendio inutile, nello sperpero, la gloria e il senso della vita; «la paura di morire è il principio dell'avarizia».

In questi giorni è stato ripubblicato un libro di Giuseppe Rensi, La morale come pazzia (Castelvecchi, pagg. 142, euor 18,50) che è una seria, radicale critica all'utilitarismo e un elogio di quella che anni fa, coniando il termine inutilitarismo, in un mio libro definì «la morale dell'insuccesso»: ovvero, ogni idea o azione che ha successo è destinata a scadere, la sua nobiltà è nella sconfitta, o nella purezza dell'irrealizzato, cioè nel non appartenere del tutto a questo mondo. Il saggio di Rensi fu inizialmente concepito nel 1920 e poi uscì compiuto solo in versione postuma nel 1942. Poi la critica alla ragione utilitaria traslocò dalla filosofia all'economia e alla sociologia: si pensi ad Alain Caillé e al MAUSS, a Serge Latouche, o a Karl Polany e al filone dell'economia del dono. Rensi si spingeva oltre la sfera pratico-economica e convocava Platone e San Paolo, Dioniso e il Vangelo, la divina mania dei filosofi e la pazzia della Croce, Leopardi e Schopenhauer, nella sua crociata della morale folle contro la ragione dell'utile.

Oltre che i filosofi, adepti dell'Inutile, tocca ai poeti, oracoli dell'Inutile, il compito di essere, come scriveva Shelley «i legislatori del mondo». Tocca a loro sancire il primato leopardiano del dilettevole sull'utile, la necessità del superfluo di cui parlava Karl Kraus o sostenere con Baudelaire che «il commercio è satanico perché è una delle forme più basse e più vili di egoismo». A questa folle missione del poeta si dedicò Ezra Pound che cercò di calare la poesia nell'economia, la tradizione confuciana e dantesca nell'epoca dell'utile. Al suo delirio profetico e al suo pensiero «che salverà il mondo», ha dedicato un bel saggio Adriano Scianca, Ezra fa surf (Zero 91, pagg. 320, euro 15). Ma i poeti, più che salvare il mondo, salvano dal mondo.

Oltre Pound cogliamo la portata rivoluzionaria del messaggio anti-utilitarista: il primato dell'Inutile conduce infatti a un rovesciamento o, come direbbe Nietzsche, a una trasvalutazione dei valori dominanti nel presente globale. L'inutile decreta il primato del pensare sul fare, dell'agire disinteressato sull'agire mercantile, il primato della visione del mondo sulla specializzazione di settore, della cultura sull'economia, della gloria sul profitto, del sacro sul conveniente, della comunità sul contratto sociale, dei beni reali sulla finanza, dell'eternità sul tempo, tradotto dall'usura in servitù e interesse.

Perciò dicevo che chi ha elogiato le tesi del libro di Ordine forse non si rende conto da dove provengono e dove conducono: a rovesciare i presupposti della società globale, del sistema occidentale e dell'Europa dominata dalla tecnocrazia e dalla finanza. L'elogio dell'inutile sorge dalla capacità di «vedere il mare e non solo la propria tazza di tè», come diceva Pound. Cioè vivere mirando al cielo e non al proprio ombelico. La divina pazzia dell'Inutile.

Commenti

Agev

Mar, 10/12/2013 - 01:25

Egregio Veneziani .. Se si fosse da sempre seguito il cosiddetto "Inutile ".. avremmo da migliaia di anni reso ricco e prosperoso questo meraviglioso mondo ... Trasvalutazione della realtà .. La gioia e la bellezza presto guiderà e governerà il mondo . Questa che è un altissima/profondissima/amplissima Verità.. non è ancora compresa dalle menti e strutture del carattere/pensiero della maggioranza degli uomini che vivono in modo distorto/mistico/ideologico la realtà .. ricreandola nel modo di vivere e sentire quotidiano e creando come conseguenza strutture politiche/economiche/finanziarie/sociali distorte e dannose all' uomo .. L'Europa cosi concepita e pensata è il risultato di questa realtà che non può più essere e vivere . Le nuovissime/potentissime vibrazioni esigono e comandano la trasmutazione della realtà/mondo .. Questo è già in essere e così sarà . Gaetano

Bocca della Verità

Mar, 10/12/2013 - 17:44

Carissimo Veneziani: GRAZIE di cuore per questa ennesima razione di "cibo per l' anima" che generosamente ci elargisce ! La mercificazione del mondo in generale (comprese quella dei corpi e delle anime) risulta sempre piú intollerabile. O si arriva ad un sano scoppio per tornare a costruire tutto dall' inizio su basi molto piú umane (ciclicitá) oppure si andrá, in maniera piú o meno progressiva, verso una ariditá assoluta che porterá all' estinzione della coscienza, dei sentimenti, delle sensibilitá oramai asservite al solo utilitarismo, al profitto. Resta solo sperare nella forza imprevedibile della natura umana piú profonda... Cordialitá BdV

Bocca della Verità

Mar, 10/12/2013 - 17:45

Carissimo Veneziani: GRAZIE di cuore per questa ennesima razione di "cibo per l' anima" che generosamente ci elargisce ! La mercificazione del mondo in generale (comprese quella dei corpi e delle anime) risulta sempre piú intollerabile. O si arriva ad un sano scoppio per tornare a costruire tutto dall' inizio su basi molto piú umane (ciclicitá) oppure si andrá, in maniera piú o meno progressiva, verso una ariditá assoluta che porterá all' estinzione della coscienza, dei sentimenti, delle sensibilitá oramai asservite al solo utilitarismo, al profitto. Resta solo sperare nella forza imprevedibile della natura umana piú profonda... Cordialitá BdV

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Mar, 10/12/2013 - 19:53

La Sua 'meditazione', dr. Veneziani, mi fa venire in mente Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che passò molti mesi sui tavolini di un caffè di Palermo, a scrivere le celebri pagine de: 'Il Gattopardo'. Un esercizio 'inutile', per lui, ma utile a noi, adesso. Tra l'altro 'inutile' per Tomasi, anche perchè lo scrittore non godette i risultati della sua fatica: morì subito dopo averlo finito, in una povera cameretta di Piazza Indipendenza a Roma.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Mar, 10/12/2013 - 20:33

Dr. Veneziani, Le ho mandato il mio commento precedente 'lieve', perchè non mi ritenevo in grado di affrontare con lucidità, competenza e serenità, l'argomento del Suo (per me) entusiasmante intervento. Ma, anche se non ne sarò all'altezza, DEVO affrontarlo. Devo affrontarlo perchè mi sembra il 'nucleo' di tutti i motivi che ci portano a produrre qualcosa che resti nella città degli uomini, qualcosa che sia costitutivo della memoria umana. La chiave è nella frase affascinante e terribile: «la paura di morire è il principio dell'avarizia»; perchè effettivamente l'avarizia è il più gran pretesto per farsi gli affari propri; è il comportamento prediletto da coloro che intendono la loro vita a 'viaggi e puttane'. Lasciatemi raccontare una storia che credo sia pertinente all'argomento. Una madre-insetto aveva tre figlie: la formica, la cicale e l'ape; la madre era ammalata e aveva chiesto che le tre figlie le stessero vicina. La formica disse che gli era difficile perchè doveva assolutamente raccogliere il cibo, in quanto l'inverno era vicino; la cicala disse che l'estate stava finendo e che non poteva assolutamente smettere di cantare. 'E tu?' chiese all'ape. L'ape rispose che la costruzione delle cellette in cera e la produzione del miele erano assolutamente prioritarie e che gli sarebbe stato difficilissimo essere vicino a lei. Venne il momento e la formica e la cicala non si presentarono; improvvisamente si presentò, affannata e trafelata, l'ape. 'Scusami', disse, ma per non mancare, sono stata costretta a dire alle mie amiche di badare al miele e alla cera al posto mio; gli renderò il favore, ma era importante che io ti stessi vicina'. La madre la guardò e disse 'Sii benedetta per l'eternità, figlia mia; da adesso in poi il tuo miele sarà il cibo più prelibato sulla terra e la tua cera risplenderà sugli altari la Gloria di Dio!' Il premio dell'agire disinteressato!

Bianchetti Andreino

Mer, 11/12/2013 - 18:33

C'è una parola che può associare l'utile al suo opposto: indispensabile. Talvolta è indispensabile agire "disinteressatamente" e altre volte, è indispensabile l'agire mercantile. Ci sono situazioni nella vita strane, per cui prima si fa e poi si pensa; ciò appartiene all'eccezione, però, quanti vanno incontro alla morte per salvare un altro senza saperlo. L'indispensabile, in quel preciso momento era la vita altrui. Quanti, in tempo di crisi, fanno due, tre lavori senza badare alla propria salute e schiantandosi contro un palo lasciano lì la propria vita: l'indispensabile era portare il pane a casa. O altri ancora, il cui divertimento viene al primo posto sulla scala dei valori, rimangono esanimi in uno scontro frontale: l'indispensabile per quelli era bere e drogarsi. Quando, per le troppe tasse e balzelli vari, una S.p.A. qualsiasi decide di trasferirsi fuori dal Paese di origine è indispensabile che ciò avvenga per la vita stessa di quell'impresa. Mentre è indispensabile che ci sia un ammortizzatore sociale per quelli che, obbligati dalla mala sorte, si trovano di punto in bianco, senza uno stipendio. Tante volte è la specializzazione del settore che sfama il mondo; quello stesso mondo che, ancora oggi non riusciamo a sfamre completamente.