Da Pipino a Brad Pitt. L'arte di vivere la vita al contrario

Fu Giulio Gianelli, nel 1911, a creare la singolare figura del "nato vecchio e morto bambino". Molto dopo vennero Francis Scott Fitzgerald e Woody Allen...

Il sogno di tornare bambini, di ritrovare l'oro dell'infanzia alla fine della vita. La speranza di ricominciare, di avere un'altra chance per vivere the second life , una seconda fioritura di vita sull'orlo estremo della vecchiaia. C'è un desiderio inconfessato che anima l'immaginario intimo e universale: la vita capovolta, percorsa contro mano, dove la fine somiglia all'inizio e il puer si annida dietro il senex ed esce allo scoperto.

Da bambino mi raccontavano la storia di Pipino nato vecchio e morto bambino. Pensavo che fosse una filastrocca popolare che rielaborava un motto e una rima. Ho scoperto solo di recente che era invece il titolo di un'opera, uscita prima a puntate su una rivista milanese del primo '900, L'Adolescente , e poi diventata libro nel 1911: Storia di Pipino nato vecchio e morto bambino . L'autore è Giulio Gianelli, torinese, poeta, scrittore e giornalista di scarsa fortuna e di gran cuore, collaboratore di riviste come Il Venerdì della contessa e L'Artista moderno . Sulla scia di d'Annunzio, tentò pure di scrivere soggetti per il cinema. Gianelli fu uno di quegli scrittori delicati coevo dei crepuscolari Sergio Corazzini e Marino Moretti, vicino al loro «patetismo», amico di Gozzano e di Cena, ma anche di Sibilla Aleramo e di Eleonora Duse. Di cagionevole salute, di vita breve, solitaria e dolorosa, facile al pianto e alla tenerezza, lo chiamavano Gianellino perché piccolo di statura, con la pipa sempre in bocca e un cappellino in testa. Quest'anno è stato il centenario della sua morte ma nessuno se n'è ricordato. Eppure la sua opera sulla vita inversa tocca un sogno recondito dell'umanità. Platone narrò dei vecchi che diventavano giovani, recuperando chiome e vigore, in un mito famoso che diventò il modello di un'utopia sommersa ma costante. Woody Allen descrisse in un cammeo la vita al contrario e un racconto di Francis Scott Fitzgerald, che diventò un film di David Fincher con Brad Pitt, Lo strano caso di Benjamin Button , ricalcò la storia di Pipino nato vecchio e morto bambino.

Pipino non ha avuto la fortuna di Pinocchio , Gianelli non aveva la vis narrativa di Carlo Lorenzini. Ma la sua storia sembra ricalcare quella del burattino di Collodi, è la metafora di un viaggio iniziatico, il mito della vita rigenerata e ribaltata. Pipino si situa a mezza via tra le avventure fantasiose e simboliche di Pinocchio e l'epopea storico-lirica del Cuore di De Amicis, di cui condivide il fremito religioso, morale e patriottico, il sentimento e l'intento educativo. Pipino è sulla scia del romanzo popolare e pedagogico italiano di fine '800.

«Diventerai un uomo come gli altri, poi un giovane, poi fanciullo, poi bimbo; alla fine ti daremo a balia e dentro una culla chiuderai la tua esistenza». Così è descritta nelle prime pagine la parabola di Pipino e il suo itinerario nel mondo incantato di Fate, Draghi, grilli e melograni, eserciti di fantasia, maestri che reinventano magicamente l'alfabeto. Nella sua trasfigurazione c'è lo spirito dell'epoca: ci sono gli scioperi che l'autore avversa, c'è l'amor patrio e la sua denigrazione, c'è la polemica col positivismo e lo scientismo nel nome dello spirito e della poesia: «Il mondo ha bisogno di poesia, ma buona, vera, santa, quella che balza dal cuore commosso, quella che è dolce come la preghiera, forte come la quercia secolare, bella come il mare, gioconda come l'acqua. La poesia ispira la carità e la pazienza... consola il dolore, rende soave la morte. Siate poeti, ma non delle parole, bensì dell'ideale. Ricordate che il valore di un uomo non consiste nel titolo di principe o di professore: il valore sta nell'anima, sta nella mente. E la bellezza dell'anima è la poesia. Andate, bambini: portate nel mondo il dono che gli uomini avevano perduto». Parole tenere, un po' stucchevoli, ma di viva spiritualità e di sincero slancio ideale.

Ma l'opera rispecchia pure la vita dell'autore, la sua precoce orfanità e la sua ricerca, tramite il mitico ritorno all'infanzia, della Madre e del Padre perduti; c'è il suo animo generoso che lo portò a soccorrere i terremotati di Messina e ad adottare due bambini scampati alla tragedia, Ugo e Mario, che riappaiono nel romanzo coi nomi di Ughé e Mariù, «due anime belle», a fianco di Pipino fino alla morte. Pipino nacque come una favola domestica da raccontare a loro; poi diventò novella, «e la fantasia diventò pane». Con loro si trasferì a Roma e li fece studiare al Collegio Nazareno. In questo suo cammino a ritroso verso l'infanzia e la morte, Pipino si diceva contento di «vedersi rimpicciolire e ringiovanire» e «lo pungeva il desiderio di riposare in pace», nel grembo della vita eterna. Come avvenne tre anni dopo al suo autore, a causa della tbc. «Il suo corpo scompariva a poco a poco, non così l'anima sua, viva e grande, presente in tutte le opere sue», scrissero di lui, ormai identificandolo col suo personaggio. La vita copiò dalla letteratura, avrebbe detto Oscar Wilde. Gianelli andò via col suo Pipino. L'epigrafe per la sua tomba al Verano a Roma fu scritta da Giovanni Cena: «Orfano, ebbe fratelli tutti gli uomini/ compagne povertà e poesia/ vasta anima umana/ in corpo di fanciullo/ si franse per pienezza d'ardore/ coloro che lo conobbero/ si sentirono migliori».

Poi venne la Guerra, vennero le Rivoluzioni, le guerre civili, i totalitarismi, la Tecnica, i Consumi; e del suo stile e del suo fervore ideale e religioso, della sua anima da fanciullino, si persero le tracce. Ma restò nell'aria il mito di una vita capovolta, quel sogno di ritrovare l'infanzia in extremis , il Puer Aeternus , e il ricominciare daccapo, avere un'altra possibilità, andare incontro alla Vita, contromarcia... Perduta la prospettiva della vita eterna, il sogno si trasferì in terra e il desiderio di ringiovanire passò dalla poesia alla tecnoscienza. Il biotech ricerca come ridare giovinezza alla senilità. In California a un verme dal nome prestigioso, Caenorhabditis elegans , è stata raddoppiata la vita (ma è sicuro che due vite da verme siano meglio di una? Lo stesso dubbio vale per molte vite umane...). Ora la ricerca si sposta sull' human longevity e c'è pure un Premio a Palo Alto per chi riuscirà a riportare in un mammifero anziano livelli vitali giovanili e un cuore da ragazzo.

Ritorna sotto vesti tecno-mediche il sogno poetico di invertire la marcia della vecchiaia, tramite farmaci, genetica e chirurgia. Ma questa volta è mosso da ragioni bio-sanitarie e da pulsioni di potenza che sfiorano il sovrumano. Non sono animati come Pipino dal lievito magico della poesia e dal cammino iniziatico verso la purezza dell'infanzia.

Commenti
Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Mar, 23/12/2014 - 19:45

Leggo solo ora il 'Cucù' e mi stimola una riflessione: che tutte le fiabe siano, in fondo, con il convenzionale "...e vissero tutti felici e contenti", un desiderio di una vita tranquilla, che non è altro che un desiderio di tornare indietro, di ricominciare, di avere la possibilità di ritornare a sognare. Un desiderio di 'possibilità'!