La provocazione di Daverio: "In Europa? Si parli latino"

La proposta del critico d'arte sulla nuova lingua per l'Europa coglie uno dei più recenti dibattiti social (e i suoi luoghi comuni) dopo l'avvio della Brexit

La Brexit ha iniziato il suo corso. In capo a due anni, il Regno Unito dovrebbe definitivamente salutare l’Unione Europea. E allora si rinfocola un dibattito che, specialmente in rete, appassiona e divide le coscienze. Senza più Londra nell’Ue, che senso ha continuare a considerare l’inglese quale lingua ufficiale d’Europa? Una questione che però se ne tira dietro subito un’altra: quale potrebbe essere la (nuova) lingua, capace di mettere insieme un continente sempre più diviso, sempre più sfilacciato e litigioso?

Un dibattito che si trascina ormai da mesi e su cui ora interviene a gamba tesa la provocazione del critico d'arte e scrittore Philippe Daverio che, con tanta ironia (e senza risparmiare stoccate ai luoghi comuni di cui si nutre anche quest'ultima diatriba), propone che in Europa si torni a parlare (e insegnare già dalle prime classi della scuola) il latino.

Daverio scrive: “Che pizza da bambino mi fu imparare le declinazioni latine! Eppure ai romani d'una volta veniva facile: per loro non era una lingua morta ma quella di tutti giorni. Ora che il Regno Unito di Gran Bretagna ha deciso di abbandonare l’Europa per connettersi più strettamente con Donald Trump, si pone una questione non marginale: può l’inglese rimanere la lingua comune europea visto che è già quella dei concorrenti anglo-americani?”.

E aggiunge: “Bisogna trovare una diversa lingua comune. Non può essere il tedesco, troppo difficile con quelle parole composite talvolta infinite. Non può essere il francese, che fu la lingua eccellente della diplomazia ottocentesca. Inoltre la Merkel fa paura e Hollande non fa sorridere. Quindi la soluzione migliore è che tutti imparino l’italiano, che già alcune parole italiane sono note a tutti (ciao, pizza, spaghetti, chianti, allegretto ma non troppo, adagio, Ferrari). Se poi si volesse diventare ancora più raffinati – conclude Philippe Daverio - si potrebbe introdurre già nella scuola elementare come prima lingua straniera non più l’inglese ma il latino, ovviamente in versione ammodernata: tutte le lingue europee, sia romanze che germaniche ne discendono ed era già lingua franca della vecchia Europa e di tutto il Mediterraneo. O tempora! o mores!”.

Commenti

Cinele

Lun, 03/04/2017 - 13:34

Ottima idea. Infatti non ha senso mantenere una lingua che neanche è nell'unione

Maver

Lun, 03/04/2017 - 16:04

Davvero una bella provocazione soprattutto perché rimarrà tale. Il motivo è intuibile: rivalutare il latino significherebbe richiamare alla memoria l'esperienza storica di quell'Europa che precedette i Lumi e la Modernità. Il Latino fu il linguaggio sacrale della Chiesa nel Medioevo e rimanda pericolosamente al "Sacro Romano Impero". Ancor prima fu l'idioma dell'Impero Romano e in esso è inscritto il suo lascito ai posteri. Una scelta che si collocherebbe agli antipodi dell'attuale UE, protesa spasmodicamente all'edificazione di una globalizzazione apolide che dal Latino (della sua forma mentis, ma soprattutto della sua memoria storica) ha tutto da temere e nulla da guadagnare. Difficile credere che proprio Daverio ignori tutto questo retroterra storico-politico.

il_viaggiatore

Mer, 05/04/2017 - 13:07

Sarebbe meraviglioso. Ma temo che la lingua dell'Europa sarà presto l'arabo.

timoty martin

Mer, 12/04/2017 - 10:20

Ha ragione, esperanto, europanto ed altri non hanno funzionato. E purtroppo non funzionano nemmeno le altre lingue dell'UE perchè tutte rivendicano la propria e pretendono usarla >> obbligo di traduzioni ed interpretazioni costante. I fondatori dell'UE hanno sbagliato. Lasciamo perdere la storia, guardiamo ad oggi. Con il latino, che non è lingua di nessun paese UE, tutti saranno allo stesso livello e faremo meglio corpo contro gli invasori.