Quei nostalgici che non si rassegnano al tramonto delle idee

"I figli del sole", l'ultimo Mussolini e i delitti della Volante rossa

Eccoli, i nostalgici. Dopo la guerra, finito il fascismo, un gruppo di ventenni che avevano appena sfiorato da ragazzi la Repubblica Sociale, si ritrovano in gruppi, cenacoli, riviste. Il Msi, per loro è troppo poco, è un partito, roba da parlamento, mentre loro vogliono essere un’aristocrazia, il fior fiore. Per esempio I figli del Sole. Un nome pagano, quasi esoterico, che scopre Julius Evola e Massimo Scaligero. Il loro leader è Enzo Erra, vi aderiscono Pino Rauti, Giano Accame, Fausto Gianfranceschi, Primo Siena. A fianco, in quel piccolo ma vivacissimo mondo, altre testate, altri ragazzi nostalgici sfidano il loro tempo: Piero Buscaroli, Silvio Vitale, Clemente Graziani, Gabriele Fergola, Vanni Teodorani, Roberto Melchionda, Fabio De Felice, Fausto Belfiori, Egidio Sterpa, Franco Petronio, Angelo Ruggiero e tanti altri. Di loro racconta la storia e le succinte biografie un libro-amarcord appena uscito di Sergio Pessot e Piero Vassallo, I figli del Sole (Novantico Editore, pagg. 280, euro 22).
Quel piccolo mondo in realtà è diviso in tre filoni culturali: quello sociale e nazionale che si richiama a Gentile, quello aristocratico-pagano che si richiama a Evola, quello cattolico tradizionale. A volte si accendono dispute anche furenti. A chi, come Mirko Tremaglia, all’epoca militante nella sinistra missina, ironizza sui figli del sole, Accame replica che loro invece, i fascio-sociali, sono «figli dell’intestino». In questi stessi giorni, uno di loro, che vive ormai da decenni in Cile ma ha lasciato il cuore in Italia e in quell’Italia, Primo Siena, dedica un libro a La perestroika dell’ultimo Mussolini (Solfanelli, pagg. 282, euro 19). Arricchito da una prefazione di Giuseppe Parlato, il libro di Siena, oggi 85enne, ipotizza come si sarebbe evoluto il fascismo senza il trauma finale: dal cesarismo dittatoriale verso una democrazia organica. La linea di Salazar e Dollfuss e in parte di Franco. Fondatore nei primi anni ’50 di una rivista, Cantiere, e poi a fianco di Gaetano Rasi con Carattere, Siena cerca di unire la sua idea sociale, nazionale e cattolica. Un altro libro nostalgico ci riporta a quegli anni: è Perché uccisero Mussolini e Claretta (Rubbettino, pagg. 216, euro 16) di Luciano Garibaldi e Franco Servello che nella sua ultima edizione riporta documenti rilevanti sulle omissioni e le responsabilità del Pci non solo nell’uccisione di Mussolini e della Petacci ma anche nella sparizione del cosiddetto oro di Dongo. Il libro ripercorre un’inchiesta che fece nell’immediato dopoguerra Franco De Agazio, zio di Servello, che fu ucciso per le sue scottanti indagini dalla Volante rossa nel 1947. I figli del Sole, il sogno proibito dei nostalgici, il ricordo di De Agazio e di molti scrittori e giornalisti morti negli ultimi tempi (Accame, Erra, Gianfranceschi), l’estrema, tenace memoria degli ultimi testimoni. La Spoon River di una generazione fiera che non diventò classe dirigente politica ma si disperse in tanti rivoli, pur serbando una disperata coerenza.
Commenti
Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Lun, 26/03/2012 - 10:42

Confesso che nella rivisitazione di quella 'stagione' con 'annessi e connessi', provo un senso di vergogna per tutto quel ciarpame stracciarolo ideologico, avvitatosi più su fanatismo nostalgico (disattendendo necessità etico-relativistiche) che non orientato verso il nuovo. Dirompente, nella visione di una umanità pericolosamente lanciata verso traguardi democratici, liberticidi. Fastidiosissima la sacralità che dei singoli viene fatta. Particolarmente oggi, di cui non sentiamo minimamente bisogno.

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Lun, 26/03/2012 - 10:42

Confesso che nella rivisitazione di quella 'stagione' con 'annessi e connessi', provo un senso di vergogna per tutto quel ciarpame stracciarolo ideologico, avvitatosi più su fanatismo nostalgico (disattendendo necessità etico-relativistiche) che non orientato verso il nuovo. Dirompente, nella visione di una umanità pericolosamente lanciata verso traguardi democratici, liberticidi. Fastidiosissima la sacralità che dei singoli viene fatta. Particolarmente oggi, di cui non sentiamo minimamente bisogno.

Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Lun, 26/03/2012 - 15:09

Le idee buone vanno avanti, quelle cattive muoiono da sole. Il francescanesimo ne ha fatta di strada, ma il napolitanismo, prima muore e meglio è. Anzi diamoci da fare per affossare alla svelta l'ultimo dei moicani comunisti... Il suo tirapiedi Scalfari, il falso svizzero, per recarsi al suo domicilio fiscale, pare che eviti il paese di Dongo. Non si sa mai. Da quelle parti ne han già fatto fuori uno di tiranno travestito.

Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Lun, 26/03/2012 - 15:09

Le idee buone vanno avanti, quelle cattive muoiono da sole. Il francescanesimo ne ha fatta di strada, ma il napolitanismo, prima muore e meglio è. Anzi diamoci da fare per affossare alla svelta l'ultimo dei moicani comunisti... Il suo tirapiedi Scalfari, il falso svizzero, per recarsi al suo domicilio fiscale, pare che eviti il paese di Dongo. Non si sa mai. Da quelle parti ne han già fatto fuori uno di tiranno travestito.

Ritratto di ADM

ADM

Ven, 30/03/2012 - 13:32

Nostalgie di un contemporaneo. "Il segreto del viandante". Ricorda? E, oso, scriverle! Non voglio perdere l'occasione! Per dimostrare affetto e riconoscenza. Mi riferisco al suo meraviglioso libro, che è riuscito a trasmettere...la sua anima e le sue emozioni, a noi, miseri lettori! Ciascuno di noi, è un viandante nella vita, e, lei, "favoloso alter ego"della nostra anima, ha carpito tutta la poesia, che alberga, celata e timida, in ciascuno! Lei, intellettuale doc,che "conosce" tanto, e non va in TV, come molti intellettualoidi di oggi, a straparlare su ciò che non sanno! E, qui, mi fermo. Non sono un critico, non voglio annoiarla e, non so nemmeno se leggerà queste mie poche righe. Tanto le dovevo. Grazie ancora. Annamaria