Dal rigattiere di parole: "Buggerare"

Voce, secondo il Panzini, “di etimologia oscena”, derivante da bugio=buco. Sebbene appaia normalmente nei vocabolari moderni e sia tuttora utilizzata nella lingua parlata, la parola sembra essere rimasta “sospesa” nell'Ottocento, secolo nel quale la gran parte dei vocabolari (Tommaseo, Cardinali Borrelli, Rigutini-Fanfani, D'Alberti di Villanuova, Panlessico) non la prende nemmeno in considerazione.

Il suo significato è noto: imbrogliare, frodare, raggirare. Buggerone è un imbroglione (ma, come aggettivo, significa anche grande, forte, intenso; esempio: freddo buggerone). Buggera è sciocchezza, fandonia, ma anche stizza, rabbia, ira. Anche il Pianigiani, che cita la Crusca, registra la derivazione da bugio= buco; e avverte: “voce plebea”. Si sarà forse capito, a questo punto, che il significato antico è “sodomizzare, avere rapporti sodomitici”, che, secondo il Dir, “detto di uomini” significa “conoscere carnalmente persone dello stesso sesso”.

La liaison tra imbrogliare e sodomizzare è consolidata, tuttavia non tutti gli autori si riferiscono a quel “bugio” tanto icastico. Molti fanno derivare la parola dal latino medievale Bugerus, variante di bulgarus. Spiega bene il Deli. “I bulgari, in quanto seguaci dell'eresia patarina, subirono, come tutti gli eretici, ogni sorta di accuse infamanti; tra le più gravi, a quei tempi, era la sodomia”. Secondo il Devoto Oli il traslato deriva “dall'identica pena che era riservata agli eretici e ai sodomiti” ; quindi buggero=sodomita.

La parola ha avuto fortuna nelle lingue locali, nelle varianti “buscherare”, alla toscana, o buzerar, alla veneta. In spagnolo il bujarron (sodomita) mostra evidente la stessa matrice.

Bugio, secondo il Treccani, è un aggettivo forse composto da buco e pertugio, utilizzato anche da Dante.

Commenti

paolonardi

Lun, 19/08/2013 - 16:07

La ringrazio per avermi ricordato una parola che sentivo molto spesso da ragazzino e che ho subito riconosciuto. Prendo l'occasione per sfogarmi per una moda che suona offesa al mio senso grammaticale. L'uso smodato e, secondo me scorretto, della parola "migrante". Trattandosi di un participio presente non ho senso se il soggetto ha già toccato il suolo della nazione d'arrivo diventando un in-migrato da e(x)-migrante dal suo paese d'origine. Solo se rimane all'interno di uno stesso paese può essere considerato un migrante: "settembre, andiamo, e' tempo di migrar ......" racconta D'Annunzio dei suoi pastori che scendono dai monti senza recarsi in altri paesi.

Paolo Stefanato

Lun, 19/08/2013 - 23:20

Caro Paolo, come non essere d'accordo con lei? Molti neologismi "ideologici" rischiano di essere delle forzature linguistiche. Che cosa mi dice, per esempio, di "femminicidio"? ps

paolonardi

Gio, 22/08/2013 - 10:29

Carissimo, sul Corriere di ieri c'è l'ultima perla della poca intelligenza degli estensori di neologismi: secondo il nuovo codice deontologico medico, in fase di stesura, dovrò chiamare i miei pazienti "persone assistite". Quanto tempo perso su, detto alla fiorentina, bischerate.