Dal rigattiere di parole: "Curiosità"

L’aspetto più curioso della parola curiosità è il fatto che essa derivi dal latino cura, intesa come premura, sollecitudine. Il curioso è innanzitutto chi si cura di qualcosa; solo dopo questa definizione di base, il significato si spinge a chi vuol sapere, indagare, conoscere, e curiosità è la qualità di chi o di ciò che è curioso

L’aspetto più curioso della parola curiosità è il fatto che essa derivi dal latino cura, intesa come premura, sollecitudine. Il curioso è innanzitutto chi si cura di qualcosa; solo dopo questa definizione di base, il significato si spinge a chi vuol sapere, indagare, conoscere, e curiosità è la qualità di chi o di ciò che è curioso.

Riferito alle persone, il Dir schematizza due accezioni; una positiva: desiderio di sapere, una delle principali molle della conoscenza; una negativa: il desiderio inopportuno e alquanto fastidioso di intromettersi nei fatti altrui. Riferito a cosa, è oggetto strano e inconsueto, perciò suscitatore di curiosità. La curiosità è anche stranezza, cosa bizzarra, singolare, fuori dall’ordinario.

Alla voce curioso il Panzini associa i concetti di ridicolo, strambo, stravagante, riferiti a persone e a cose. Per il Cardinali-Borrelli la curiosità è “disordinata vaghezza di capire, udendo e sperimentando cose disutili, vane e non necessarie. Cosa rara, pellegrina e curiosa”. Pellegrino o peregrino significa(va) raro, prezioso, ricercato, elegante.

Commenti

paolonardi

Lun, 15/04/2013 - 23:10

La eggo sempre, ma la invito ad occuparsi anche della parole italiane che stanno scomparendo per un uso, spesso improprio, di termini stranieri che, con l'italiano, c'entrano come il cavolo a merenda. Per esempio: tsunami invece di maremoto, location invece di località, TIR invece di autocarro, kalansikov invece di fucile automatico o mitra, esaustivo invece di esauriente, assolutamente si invece di certamente e gli esempi potrebbero continuare.

paolonardi

Lun, 15/04/2013 - 23:23

Stante l'ora tarda e l'età non più verde, dimenticavo una costruzione verbale che mi sta particolarmente, fiorentino doc, fastidiosa: e' l'uso, al posto del futuro, della forma "andare a .....". La invito ad esprimere la sua opinione.

Paolo Stefanato

Mar, 16/04/2013 - 12:17

Caro Nardi, grazie per il suo sempre prezioso contributo. Quanto alle parole straniere condivido con lei il fastidio che provocano, ma nella rubrica intendo usarle con una certa parsimonia perchè non sono propriamente "da rigattiere". (Posso testimoniarle, collegandomi ai suoi esempi, che Montanelli detestava la parola killer perché sosteneva, giustamente, che l'italiano offre allo stesso scopo un termine bellissimo come sicario). Comunque, come forse ricorderà, mi ero occupato qualche tempo fa della parola "domestico" recuperata dall'inglese nel senso di "nazionale". Quanto al secondo quesito, se ho ben compreso lei si riferisce alla forma "vado a correre, vado a mangiare, ecc.". Se si tratta di questo, certamente non è elegante, ma purtroppo, come molte altre espressioni anche più brutte, è d'uso comune. Dobbiamo rassegnarci a una lingua che cambia. Penso che anche lei rabbrividisca quando trova "famigliare" scritto con la g! Cordialmente, Paolo Stefanato