Lo scrittore Bret Easton Ellis contro il totalitarismo buonista

Lo scrittore americano Bret Easton Ellis, che sta per pubblicare in Italia "White" (Einaudi), si scaglia contro il politicamente corretto e il perbenismo progressista

L'uscita di un nuovo libro dello scrittore americano Bret Easton Ellis è sempre un grande evento. L'autore di capolavori del calibro di Meno di Zero e American Psycho sta per tornare con White, in Italia prossimamente pubblicato da Einaudi, e il nuovo lavoro si preannuncia un coraggioso schiaffo contro il politicamente corretto imperante e il "liberalismo autoritario" dei progressisti. Intervistato da Mattia Ferraresi su Il Foglio, Ellis si scaglia contro il perbenismo e conformismo liberal e il totalitarismo dei buoni che uccide l'arte e la libertà. Lo scrittore e sceneggiatore statunitense spiega che siamo entrati precariamente in una specie di totalitarismo che detesta la libertà di parola e punisce le persone se rivelano il loro vero io. "Ho scritto di una specie di totalitarismo, non del totalitarismo nel suo senso storico - sottolinea - e ho scelto di usare questo termine perché è così che mi sento: sotto controllo di un regime".

Oggi, prosegue Bret Easton Ellis, ci sono una serie di regole che un artista deve seguire, "e se non le segue viene cancellato o messo a tacere", parlando della psicosi politicamente corretta che dilaga negli Stati Uniti e in tutto l'Occidente. E aggiunge: "Tutto deve essere coordinato da una certa sensibilità. Questo meccanismo si vede oggi nelle case editrici. Ci sono editor che scandagliano i manoscritti alla ricerca di elementi che potrebbero offendere i lettori, che potrebbero farli arrabbiare, li evidenziano e si discute su cosa fare. I guardiani della cultura dominante stanno attivamente cancellando le opinioni degli artisti che non sono d'accordo con loro oppure perché non sono in linea con l'ideologia progressista del momento: un pensiero che propone inclusività universale eccetto per quelli che osano fare domande. Chi si azzarda a farle è in qualche modo fottuto" sottolinea Ellis.

Era bastato a far arrabbiare i liberal, come scriveva ad aprile Eleonora Barbieri su Il Giornale, il titolo del suo nuovo libro: White, per l'appunto. L'accusa (dei critici) è che Ellis dichiari apertamente di essere un White privileged male (primo titolo del libro). E non si scusi. In effetti Ellis non ci pensa nemmeno: ha spiegato che il titolo ha una derivazione letteraria, innanzitutto, da The White Album, cioè la sua raccolta di saggi preferita della sua scrittrice preferita, Joan Didion (nonché l'omonimo titolo dell'album del 1968 dei Beatles). White, la sua prima raccolta di saggi che fra poco uscirà - finalmente - anche in Italia, è stata stroncata - non a caso - da quasi tutti i giornali progressisti del mondo: dal New York Times passando per il Guardian fino al Washington Post, il che fa supporre che Ellis abbia davvero fatto arrabiare i progressisti con le sue dichiarazioni e prese di posizione fuori dal coro.

Bookforum scrive addirittura che Ellis non ha più niente da dire: “La tesi di White è che la cultura americana è entrata in un periodo di declino irreversibile e che i social media e i millennial siano da biasimare. Questo è ridicolo, non perché non sia vero che i social media non abbiano cambiato il mondo in modo tremendo, ma perché si tratta di affermazioni radicate in una visione nostalgica e infantile del nostro tempo” osserva il recensore, Andrea Long Chu, secondo il quale Bret Easton Ellis si sarebbe trasformato in Patrick Bateman, il protagonista cinico di American Psycho e, cosa ben più grave, che sarebbe diventato un ricco fan di Donald Trump. E a giudicare dal livore dei recensori, tutto fa pensare che White sia molto più interessante di quanto i giornali liberal non dicano.