Se Twitter trasforma lo scrittore in cretino

Le "dirette" delle presentazioni? Fanno passare la voglia di leggere

Già sentire un autore che presenta il proprio libro è un'attività di rara noia, l'unico motivo per recarsi a una presentazione sarebbe andare con uova marce, pomodori e spesso un fucile da cecchino. Ma c'è di peggio: gli editori si ostinano a rendere tutto grottesco con il cosiddetto live tweet. Ossia twittare in presa diretta quello che un addetto al Twitter della casa editrice sente, condensa e trascrive. Risultato: qualsiasi genio passa per cretino (talvolta, per sbaglio, anche viceversa). Fossero aforismi concepiti per stare in 140 caratteri, ci fossero Oscar Wilde, Karl Krauss o La Rochefoucauld, ci starebbe pure, ma si tratta di brandelli origliati, spesso origliati male e sintetizzati peggio, dai quali chi legge dovrebbe capire qualcosa. Tipo Antonio Moresco che presenta Gli increati alla manifestazione romana Libri Come, e Mondadori lo fa cinguettare: «Non si può comprendere l'economia se non la si mette in relazione con la vita e con la morte». Che significa? Moresco è un agente assicurativo? Un addetto alle pompe funebri? Sempre Moresco: «La realtà è staminale, è equipotente, contiene una capacità di invenzione ininterrotta». Quante caselle? Orizzontale o verticale? È un dialogo sulle cellule staminali? A proposito di parole crociate a Libri Come c'era pure Stefano Bartezzaghi, a cui fanno twittare: «L'enigmistica è una forma d'arte? Secondo Calvesi è megalomania». Come no, la famosa megalomania di chi compra la settimana enigmistica. Cinguettio su Paolo Rumiz: «Non potevo raccontare un terreno percorso sui gomiti rimanendo in piedi». Ha scritto il libro sulla Prima guerra mondiale strisciando sotto il filo spinato? Ha perso le gambe in un bombardamento e non ha i soldi per comprarsi una sedia a rotelle?

Non si capisce se uno dovrebbe incuriosirsi o scappare, ma a giudicare dal numero di condivisioni penso la seconda, cioè questi tweet non se li fila nessuno. Anzi, ogni tweet un libro in meno venduto. Io per esempio non ho mai letto Tony Laudadio, ma se twittano «Scrivere dev'essere come l'eco di certe stanze» penso sia un agente immobiliare in crisi depressiva rimasto chiuso in un appartamento. Pure Emmanuel Carrère passa per cretino. «Ho una certa esperienza di psicanalisi, parecchia». Boh, e allora? Chissenefrega. Oppure, ascoltando James Ellroy: «Pare che Ellroy non ami né Orson Welles né Gore Vidal». Almeno avessero twittato «Ellroy: mi fanno vomitare Welles e Vidal, vorrei ucciderli a sassate», già meglio. A Camilleri fanno cinguettare: «Io a 90 anni non posso dimenticare i professori ch'ebbi al liceo», anche perché saranno tutti stramorti. Oppure, sentite questa: «L'eterogenea trasversalità del pubblico di Baricco a Libri Come conferisce proporzioni brunelleschiane al concetto di Paese Reale». C'era pure Daria Bignardi, mica poteva mancare, e poiché la banalità del tweet è inversamente proporzionale alla complessità di un pensiero, alla fine Daria ci fa la figura migliore. Se sei un genio, ti fanno dire stronzate, ma se non lo sei può perfino indurre l'addetto al Tweet a infilarne qualcuno impeccabile. Per esempio ci sono tanti pensieri di Daria molto profondi, prontamente cinguettati da Mondadori: «Non mi ero mai spiegata perché fossi l'unica della mia classe a essere sgridata perché leggeva troppo». Forse perché temevano che un giorno ti saresti messa a scrivere? Ma la migliore è questa: «Gli uomini non migliorano, invecchiando, inutile sperare che accada». Se si riferiva agli uomini come specie, e non come sesso, e parlava di se stessa, ha espresso una grande verità. In ogni caso l'unica cosa che viene da pensare è leggendo un live tweet è: mamma mia, meno male non c'ero.

Tra l'altro parlo per esperienza, è successo anche a me di avere un live tweet, quando a Milano, l'anno scorso, in un occasione di un evento organizzato per Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler , nel corso del quale servii una gigantesca Sacher a forma di svastica che Barbara D'Urso di rifiutò di mangiare per paura di diventare nazista. Ho parlato molto ai giornalisti e critici convenuti, ma la prossima volta mi porto un foglio con le frasi da twittare così evito anche di sprecare fiato. Insomma, tanti ragionamenti per ritrovarmi a aver cinguettato cose tipo: «Per me papa Francesco è una provocazione». «Sono rimasti delusi tutti perché non si è incazzato nessuno» e altre frasi senza senso del genere. E così ho scoperto di essere anche io un imbecille.