Il cuore delle donne ad alto rischio infarto

Responsabile la tempesta ormonale che segue la menopausa

Ignazio Mormino

Pochi lo sanno, ma il cuore delle donne è più fragile di quello degli uomini. Nella tempesta che segue la menopausa le malattie cardiovascolari colpiscono il sesso femminile in maniera massiccia: su cento decessi più di quaranta sono da attribuire all’infarto del miocardio e all’ictus cerebrale. Questa sgradevole realtà è stata al centro d’un convegno scientifico che si è svolto nei giorni scorsi a Roma (organizzato dalle donne e dedicato alle donne) sotto la presidenza della professoressa Maria Grazia Modena, cattedratica di cardiologia.
Di che cosa soffrono concretamente le donne che hanno più di cinquant’anni? Di ipertensione, in cinquanta caso su cento, di diabete, in percentuale minore; di sovrappeso. Preoccupano, in particolare, gli alti livelli ematici di colesterolo «cattivo», che rappresentano un forte rischio cardiovascolare. Questo secondo le donne che hanno svolto il ruolo di «relatrici» a Roma, è un pericolo serio ma che si può combattere.
L’ha dimostrato lo studio internazionale Hps - Heart protection study - svolto dall’università di Oxford, che ha interessato 5.082 donne considerate ad «alto rischio cardiovascolare», di età compresa fra i 50 e gli 80 anni. Per tre anni queste pazienti sono state trattate con simvastatina. Questo studio è arrivato alla conclusione che la statina impiegata non solo dimezzava i livelli di colesterolo nel sangue ma riduceva di più del 20% la mortalità generale, del 36% il rischio di ictus e infarto.
Nel sesso femminile, ha ricordato la professoressa Modena, le patologie cardiovascolari compaiono più tardi ma sono più aggressive. Spesso la diagnosi è tardiva e le cure sono insufficienti. La professoressa Maria Penco che insegna all’università dell’Aquila ha auspicato una maggiore presenza delle donne nell strutture cardiologiche universitarie, ospedaliere e negli studi privati. In Italia, infatti, esistono solo due cattedre universitarie affidate alle donne (Modena e L’Aquila). Su cento primari di cardiologia, inoltre, solo undici sono di sesso femminile. «Abbiamo sbagliato - ha spiegato - utilizzando modelli maschili di diagnostica. Noi donne siamo diverse». Anche la cardiologia, dunque, fa la sua guerra di religione.