La cura del ferro? Su un binario morto

Nel corso dell’infausta gestione Marrazzo, non un metro di binario in più è stato imbullonato sul territorio regionale. Non solo: il numero dei treni è rimasto quello dell’anno di partenza, cioè del 2005. È questo l’epitaffio sulla mobilità, doloroso per i pendolari, di una legislatura tutta da dimenticare. Eppure cinque anni fa, in campagna elettorale, il divo del tubo catodico annunciò una “nuova cura del ferro”, con la costruzione di stazioni, l’acquisto di treni di “alta qualità e confort”, il trasferimento al Campidoglio delle tre ferrovie ex concesse (Roma-Lido, Roma-Pantano e Roma-Viterbo) di proprietà regionale. Non pago, affermò pure: «Gli investimenti sulle linee Roma-Velletri, Roma-Albano e Roma-Frascati formeranno la priorità della nuova amministrazione». È accaduto l’esatto contrario: la mattina ci sono i bus al posto dei treni.
Ma andiamo con ordine. Perché tutto ciò, Marrazzo lo scrisse nel programma elettorale suo e del centrosinistra, il cui titolo, è proprio il caso di dirlo, era tutto un programma: “Un altro modo di governare”. «E, in effetti – dichiara Fabio Desideri, consigliere regionale del Pdl – è stato proprio un modo singolare di gestire la cosa pubblica». Lo dice, anzi: lo grida, l’evidenza dei fatti. «Le tre ex concesse non sono state concesse al Campidoglio», dice Desideri. Nonostante la Roma-Lido sia una ferrovia assimilabile a una metropolitana e interamente ricadente nel territorio comunale. C’è poi la Roma-Giardinetti, non più Roma-Pantano. «Nel 2006, gli amministratori regionali, assieme a Veltroni, inaugurarono il tratto ristrutturato fino a Pantano, costato 135 milioni di euro. Due anni dopo, lo stesso tratto è stato smantellato per essere riconvertito. Non ci potevano pensare prima?», domanda Desideri.
«Dopo cinque anni di Marrazzo, ben 90 chilometri su 100 della Roma-Viterbo sono ancora a binario unico. La ferrovia non s’è mossa dal poco invidiabile record di 2 ore e 50 minuti (se tutto va bene) per coprire la distanza fra la capitale e il capoluogo. E i treni promessi non sono arrivati», aggiunge Desideri. Il centrosinistra, poi, “governa” otto ferrovie regionali, le Fr, tramite i contratti di servizio stipulati con Trenitalia, che dovrebbero garantire i pendolari rispetto alla rapidità degli spostamenti, al confort di viaggio e agli orari. Dovrebbero, perché, dopo cinque anni di “distrazioni” degli amministratori del Lazio, gli utenti sono stati lasciati soli. La linea per l’aeroporto di Fiumicino, Orte e Fara Sabina, la Fr1, ha una singolare caratteristica: inizia tardi e finisce presto. Il governo Marrazzo non ha portato neanche una corsa in più. Sulla Roma-Guidonia-Tivoli, la Fr2, la stazione di Salone è ancora chiusa, mentre quella di Ponte di Nona non è mai stata costruita. «Di tutto questo – conclude Desideri – parlerò domani pomeriggio (oggi per chi legge, ndr) nel corso dell’apertura della campagna elettorale, a cui interverrà Renata Polverini, che si terrà all’Auditorium del Massimo all’Eur».