D’Alema? Scambiò il Lussemburgo per il Belgio

Da Lincoln a Gore, quegli svarioni sulla storia americana

CICLISMO D’ANTAN
17 luglio 1997. Sabato 12 luglio, saltabeccando tra i canali tv, ci siamo imbattuti in «Blob» proprio nel momento in cui Massimo D'Alema - ripreso ovviamente in altra trasmissione - parlando delle sue preferenze giovanili in campo ciclistico, affermava: «Ero tifoso di un piccolo scalatore belga, Charly Gaul. Non era un grandissimo, ma a me piaceva...».
Ci spiace dover correggere il segretario del Pds su un argomento tanto importante e decisivo, ma Gaul era lussemburghese e, per di più, non molto lontano, se si guarda ai risultati, dai «grandi» della sua epoca.
Infatti, fra l'altro, vinse due Giri d'Italia (1956, quello «del Bondone», e 1959) e un Tour de France (1958) nel quale prevalse sul nostro Vito Favero al quale strappò la maglia gialla solo nell'ultima cronometro.
Il piccolo, grande scalatore fu l'ultimo (almeno fino ad oggi) esponente di una scuola ciclistica - appunto quella lussemburghese - che, quasi incredibilmente, aveva già «prodotto» due altri campioni: Faber, che vinse il Tour del 1909, e Franzt che riportò la Grande Boucle nel 1927 e nel 1928.
I PRESIDENTI USA
23 agosto 2003. Anni orsono, nel 1997, l'onorevole Massimo D'Alema, parlando di federalismo e facendo riferimento agli Usa, nel suo libro La grande occasione. L'Italia verso le riforme, aveva scritto: «Io non credevo che in un Paese come il nostro si potesse lavorare per un federalismo di stampo classico, quel federalismo che, come nell'America di Lincoln, nasce “e pluribus unum”...», frase decisamente infelice visto che l'America di Lincoln è quella della guerra di Secessione!
Oggi, tornando a occuparsi di Stati Uniti e, in particolare, di elezioni (si veda l'intervista concessa ad Augusto Minzolini pubblicata dalla Stampa venerdì 25 luglio), l'ex presidente del Consiglio afferma: «Anche se Gore aveva avuto più voti, Bush è riuscito a strappargli la vittoria con un blitz della Corte Suprema».
Ora, chiunque conosca sia pure per sommi capi la storia americana e il sistema elettorale per le presidenziali sa benissimo che il riferimento di D'Alema al maggior numero di voti ottenuti da Al Gore è assolutamente privo di senso, considerato che, proprio a causa del federalismo, il voto popolare vale Stato per Stato per la conquista dei delegati e non a livello nazionale.
Infatti, George Walker Bush è il quarto presidente eletto con meno voti - lo ripetiamo, a livello nazionale - dell'avversario. Su questa strada lo hanno preceduto John Quincy Adams, Rutheford Hayes e Benjamin Harrison.
(2. Continua)