DAGLI SBAGLI DEL SENATÙR ALLE MALIGNITÀ

Flavio Tosi vive in una villetta di fronte al luogo dove io finirò da morto. Benché il sindaco di Verona non sia quasi mai in casa, la prospettiva di ritrovarmelo come dirimpettaio nell’eternità, o perlomeno fintantoché non decidesse di traslocare altrove, rendeva doverosa un’investigazione per capire con chi avrò a che fare.
Il cimitero di Marzana, frazione del Comune scaligero a 7 chilometri in linea d’aria dall’Arena, occupa 2.900 metri quadrati, meno di un campo veronese, per stare all’antica unità di misura, che ne fa 3.000. L’abitazione del sindaco si trova nella via che lo costeggia. Villette a schiera senza pretese, tirate su in fretta e nel posto sbagliato. Nel piccolo giardino della sua ci sono due panchine di legno e un tavolo con appoggiato sopra un paio di ciabatte Fila da spiaggia. Appena entrati s’incontra subito la cucina, con il televisore da 26 pollici, l’affettatrice, i bigliettini del Natale 2011 ancora infilati nella cappa, il frigorifero con dentro una forma di grasso monte, un vaso di ceramica che reca la scritta “Salerno”, una bottiglia di grappa, il tubetto della pomata Feldene nel portafrutta, tre matrioske in scala, il centrotavola a uncinetto. Alle pareti il crocifisso, l’orologio a pile e un quadro di soggetto veneziano: la basilica della Salute dipinta da un volenteroso vedutista della domenica. Di là s’intravede il salotto, con i divani rivestiti di tessuto bianco e un grammofono a tromba stile etichetta discografica La Voce del Padrone.
Le due dimore, quella attuale di Tosi e quella futura di chi scrive, sono separate da un vigneto assediato dall’erba spagna e dalla superstrada della Lessinia, così ribattezzata perché conduce verso i pascoli dei monti Lessini, dove sono nati la cantante Gigliola Cinquetti (a Cerro Veronese) e il petroliere Massimo Moratti (a Boscochiesanuova, meglio nota come Cesanòa: il futuro presidente dell’Inter vi fu partorito nel 1945 perché la madre era sfollata sulle Prealpi venete da Milano per paura dei bombardamenti).
Attentissimo alle esigenze dei morti, il borgomastro della Lega si prende cura anche dei momentaneamente vivi che li vanno a trovare. Alla vigilia del 2 novembre 2011, il vialetto d’accesso e il crocevia interno del camposanto sono stati rifatti. Un manto d’asfalto ha preso il posto dell’insidioso ghiaino in cui prima affondavano i tacchi, per quanto bassi, delle vedove addolorate. Un biliardo bituminoso in previsione della ricorrenza dei defunti, giorno di grande afflusso alle urne. E lui di urne se ne intende parecchio, come vedremo. (...) Con le precedenti amministrazioni comunali (tutte, nessuna esclusa), le bare custodite nei loculi più bassi galleggiavano in 30 centimetri d’acqua. Lo potei constatare di persona nel giugno del 1987, quando mia nonna fu ricongiunta a suo marito e a una delle loro due figliolette, sorelle di mia madre, morte entrambe intorno ai 3 anni per carenza di cure mediche. (...) Inviai una lettera indignata al sindaco dell’epoca per segnalargli il penoso inconveniente. Manco mi rispose. Con Tosi, senza bisogno di scrivere, sepolcri asciutti, viali asfaltati, muri imbiancati di fresco, profusione di luci, panchine per rendere meno faticosi i soliloqui nei meriggi estivi, cancelli che si aprono e si chiudono automaticamente alle ore prefissate anziché attendere l’arrivo del becchino un po’ alticcio in sella al motorino Garelli, impianto d’allarme con sblocco d’emergenza per le vecchiette dure d’orecchio che s’attardano fra le tombe. In un angolo ha fatto costruire persino i gabinetti. I morti non votano. Ma i vivi che vanno a rendergli omaggio sì, per cui Tosi si regola di conseguenza. (...)
Basta davvero poco per diventare il sindaco più popolare d’Italia. Si tengono con decoro i cimiteri. Si asfaltano le strade. Si rattoppano dopo che il gelo dell’inverno le ha costellate di crateri lunari. Si illuminano con 35.000 punti luce, uno ogni 7,5 abitanti. Si costruiscono i marciapiedi dove mancano, anche in mezzo ai campi se necessario (dove abito io, ne ho visto tirar fuori uno dalla sera alla mattina, lungo un chilometro, che ha sottratto il ciglio stradale ai rovi e alle vitalbe). Si inaugurano centri sociali per i giovani e campi di bocce per i vecchi. Si erogano contributi ai cittadini che non hanno i soldi per mettersi la dentiera. (...)
E poi si stanziano 2 milioni di euro per la sicurezza. Si aumenta l’organico dei vigili urbani. Si piazzano decine di telecamere per la videosorveglianza a 360 gradi dei punti caldi. Si installano colonnine stradali per l’Sos in caso di aggressione. (...) E ancora: si concedono 2.500 euro alle Sorelle della Misericordia che devono festeggiare la beatificazione della loro fondatrice suor Vincenza Maria Poloni con un ritratto commissionato per l’occasione nientemeno che a Milo Manara, ma del pari se ne assegnano 2.300 all’Associazione studenti biblici di Verona sud, Testimoni di Geova, che s’era vista negare dalla passata giunta di centrosinistra il contributo per l’adeguamento normativo degli impianti elettrici. (...) Soprattutto si sbaraccano gli insediamenti abusivi degli zingari e degli anarcoidi. E infatti i primi due atti di Tosi, appena eletto sindaco nel 2007, furono la demolizione del campo nomadi di Boscomantico, voluto dalla precedente amministrazione comunale e costato 2,5 milioni di euro, e lo sgombero di una scuola materna in Borgo Santa Croce, abbandonata da anni e occupata dal centro sociale La Chimica. (...)
Ma tutto questo ancora non basta. Cioè non basta saper fare: bisogna anche farlo sapere. Ecco perché Tosi è diventato un autentico specialista di caratura nazionale nell’arte di mostrare la propria faccia e dispensare il proprio verbo: in televisione, alla radio, sui giornali, in piazza, allo stadio, nei mercati rionali. E non solo all’approssimarsi delle elezioni: sempre.