Dai marines aiuti agli orfani di Nassirya

I veterani del Corpo americano vogliono onorare la memoria dei soldati italiani

Fausto Biloslavo

Un veterano del Vietnam di origine italiana, che fa parte di una benemerita fondazione di ex marines, famosa per soccorrere le famiglie dei caduti in guerra, vuole aiutare in maniera concreta e tangibile gli orfani dei soldati italiani uccisi a Nassirya. «Me lo sento nel cuore, come veterano dei marines e americano di origine italiana. Mio zio, abruzzese come me, è morto in Vietnam e quindi conosco il dolore delle famiglie, che perdono un proprio caro. Per questo mi sto dando da fare per raccogliere dei soldi che aiutino gli orfani dei soldati italiani uccisi in Irak», spiega al Giornale, da Atlantic City, sulla costa ovest degli Stati Uniti, Marco Polo Smigliani.
La «Marine Corps ­ Law enforcement foundation», un’organizzazione caritatevole a quattro stelle, raccoglie fondi per garantire l’assistenza, l’istruzione, oppure le cure mediche agli orfani dei caduti in guerra. L’aiuto minimo e più semplice consiste nel depositare 10mila dollari su un conto vincolato a nome del minore rimasto senza padre, o madre, che poi potrà ritirarli quando sarà maggiorenne. «In Vietnam mi hanno ferito quattro volte. Quando penso alle immagini della strage di Nassirya mi vengono le lacrime», racconta Smigliani, nato 57 anni fa a Poggio Fiorito, in provincia di Chieti. Quando ne aveva dieci è emigrato con la famiglia negli Stati Uniti andando poi a combattere, come volontario, in Vietnam.
Per aiutare i nostri orfani ha invitato negli Stati Uniti padre Mariano Asunis, l’indimenticabile frate francescano, cappellano della brigata Sassari, che in saio accompagnò le bare dei caduti di Nassirya dal deserto iracheno all’Italia. Gli ex marines sono accorsi in 500 per premiare padre Asunis, impegnato dal 1997 con le nostre truppe all’estero, e raccogliere i primi fondi per gli orfani dei caduti di Nassirya. Una decina di famiglie italiane sono in queste condizioni, otto che piangono un caduto fra i carabinieri e due dell’esercito, calcolando anche l’elicotterista ucciso recentemente.
«Voglio mobilitare la comunità italo-americana, perché va riconosciuto il sacrificio di questi uomini, morti in Irak per portare la democrazia», sottolinea Smigliani con perfetto accento abruzzese. La Fondazione dei marines, sorta nel 1995, ha già distribuito 23 milioni di dollari, soprattutto a caduti americani.
La Fondazione vive delle elargizioni e si sorregge sul lavoro di trecento volontari. «Non ha importanza quanto tempo ci vorrà, ma ce la faremo ­ assicura Smigliani ­. L’obiettivo non è solo un aiuto tangibile, ma far capire agli orfani dei caduti italiani che i loro padri non sono morti invano».

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