Dai tranquillanti ai sedativi: le nuove dipendenze Giovanardi: "Le droghe distruggono le famiglie"

Quarta edizione del &quot;WeFree Day&quot; a San Patrignano. Focus sulle nuove dipendenze. Dagli Usa arriva un pericoloso <em>trend</em>: i sedicenni italiani sono quarti in Europa per il consumo di tranquillanti e sedativi senza prescrizione medica. L'allarme di Giovanardi: &quot;Bisogna fare di più&quot;

"L'uso delle droghe irrompe e distrugge la vita delle famiglie". Incontrando gli oltre 2mila studenti delle scuole superiori di tutta Italia, il sottosegretario alle politiche antidroga Carlo Giovanardi ha spiegato, in occasione del WeFree Day di San Patrignano, che "non basta fare prevenzione alle droghe, ma è necessaria un'azione di recupero". Si rinnova anche quest'anno l'incontro nella comunità, fondata da Vincenzo Muccioli nel 1978, per discutere delle nuove forme di dipendenza e conoscere realtà sociali provenienti da tutto il mondo che si impegnano ogni giorno per dare un futuro a giovani che vivono ai margini della società.

"Abbiamo la responsabilità di lavorare contro la diffusione della droga, che sta rovinando il mondo nella sua interezza. Bisogna far capire che l’utilizzo di droga in Italia ha terribili effetti anche dall’altra parte del mondo", ha spiegato Giovanardi citando i due ragazzi squartati in Messico solo per aver diffuso messaggi contro la droga, i disastri ambientali causati dalla produzione di sostanze, i Paesi africani destabilizzati dal narcotraffico e le mafie che soffocano il mercato italiano. Alla quarta edizione del WeFree Day,non si è parlato soltanto di droghe "classiche", quelle sostanze che solitamente vengono considerate pericolose. Durante il forum istituzionale, si è infatti parlato dei confini sempre più labili tra sostanze legali e illegali. Dai farmaci psicotropi agli antidepressivi, dagli antidolorifici oppioidi ai sedativi: la lista è lunga. E' sempre più chiaro, infatti, come si stia portando avanti una precisa strategia di marketing orientata alla creazione di una società medicalizzata e "dipendente". Al centro del dibattito, proprio l’aumento del consumo dei farmaci per motivi non medici che negli Stati Uniti, dopo la marijuana, rappresentano la principale sostanza d’abuso e che vedono i sedicenni italiani quarti in Europa. Un fenomeno che chiama in causa case farmaceutiche e gli stessi medici, in particolare gli psichiatri alle prese con la redazione del nuovo Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali in cui l’elenco delle malattie mentali potrebbero raggiungere addirittura quota 900.

Il fenomeno dei farmaci psicoattivi utilizzati per motivi non medici è legato intrinsecamente all’aumento della loro disponibilità nella società e al boom delle malattie la cui cura prevede, appunto, farmaci. Tra le new entry si prevedono anche gioco d’azzardo e sindrome di astinenza da caffeina. Un fenomeno che porta a chiederci se siamo tutti più malati, se sono gli strumenti diagnostici ad essere cambiati o se è il concetto di malattia ad essersi allargato. Domande che si è posto Allen Frances, professore emerito di psichiatria presso la Duke University School of Medicine di Durham. "Secondo il National Institute of Mental Health, il 20-25% della popolazione adulta degli Stati Uniti, circa 45 milioni di persone, soffre di una qualche forma di disordine mentale - spiega - il 40% dei bambini viene diagnosticato un disturbo bipolare mentre si stima che entro i 32 anni di età al 50% della popolazione viene diagnosticata una sindrome di ansia, al 40% un qualche disturbo dell’umore o una forma di dipendenza. Poiché nell’ambiente non sono avvenute modifiche di tale entità, è la griglia diagnostica ad essersi allargata". 

In Italia la situazione non è ancora a livelli degli Stati Uniti ma ci stiamo arrivando. Secondo dati Espad, i sedicenni italiani sono quarti in Europa per il consumo di tranquillanti e sedativi senza prescrizione medica e quindi per ottenere altri effetti. Sopra tutti, i farmaci per l’iperattività, un anfetamine-mimetico che in assenza della patologia ha effetti eccitanti. I giovani, complice anche la rete, sanno bene che se prendono un ipnotico o un barbiturico e lo associano all’alcol l’effetto di quest’ultimo viene amplificato. Insomma, siamo di fronte ad una generazione di consumatori consapevoli che, in una società invasa dai farmaci, hanno accesso a questi medicinali a partire dall’armadietto nel bagno dei genitori.