D'Alema fa autocritica con dieci anni di ritardo: "Conflitto d'interesse, errore non fare la legge"

Il presidente del Copasir in un incontro alla fondazione del Corsera parla a 360 gradi. "Fu un errore non approvare la legge sul conflitto di interesse durante il primo governo Prodi". Sugli immigrati: "Un paese che non garantisce loro il diritto al voto è una democrazia spartana". E sul governo: "La maggioranza è debole, aspetto Pontida"

Nostalgico, ma puntiglioso. Da sempre interessato al dialogo con i cattolici e fermo sostenitore dell'apertura del voto agli immigrati. E' il "nuovo" ritratto di Massimo D'Alema, dipinto dalle sue stesse parole, pronunciate oggi a margine di un incontro alla fondazione del Corriere della Sera a Milano per la presentazione del libro "In ascolto dell’altro" di monsignor Enrico Dal Covolo. Il presidente della fondazione ItalianiEuropei torna a parlare della legge sul conflitto di interessi e recita un celato mea culpa, ponendosi in accordo con quanto affermato da un altro nostalgico della sinistra, Walter Veltroni, il quale ha affermato che "fu un errore" non approvare una legge sul conflitto di interessi ai tempi del primo governo Prodi.

D'Alema non ha però lesinato un appunto al collega Veltroni, affermando che:"l’assunto è giusto ma non la deduzione che non corrisponde a quanto è effettivamente avvenuto. Se infatti fu un errore non fare quella legge, l’impegno sulla bicamerale in realtà non c’entra nulla perché fu discussa e approvata insieme al conflitto di interessi alla Camera nello stesso periodo, nel marzo 1998, poi però non si riuscì a completare l’iter".

Poi il tema affrontato cambia e si passa ad analizzare il rapporto con i cattolici. "Ho sempre avuto un enorme interesse nel dialogo col mondo cattolico e con la Chiesa", c’è un parallelismo tra la vocazione sacerdotale e la politica intesa come scelta di vita che è anch’essa vocazione. C’è anche lì una "chiamata" per chi sceglie la politica che, in genere, arriva nell’età giovanile perché si sente il bisogno di fare qualcosa".

Infine, D'Alema ha auspicato un Italia in cui gli immigrati possano avere il diritto di voto. "Che democrazia è - si è chiesto D’Alema - una in cui milioni di lavoratori che contribuiscono alla ricchezza del Paese, penso ai lavoratori immigrati, non hanno diritto di voto. Somiglia di più a una democrazia spartana che non ad una democrazia moderna".

E poi ha detto di guardare con attenzione alla manifestazione della Lega a Pontida. "Attendo con rispetto ciò che la Lega dirà e sono convinto che lentamente si fa strada la consapevolezza della difficoltà della situazione in cui ci troviamo. Tutte le persone dovrebbero rendersi conto che il governo ha davanti a se una situazione così complicata, che un governo così debole, con una maggioranza debole e senza fiducia dei cittadini non è in grado di affrontarla. Problemi talmente grandi che l’insostenibilità della situazione si farà strada nella consapevolezza di tutti. Forse l’ultimo sarà Berlusconi".