D'Alema inverte la rotta: "Pacs? Prima la crisi" E Scalfarotto: "Vive al tempo dei Flinstones"

L'ex leader dei Ds, che con l'Unione aveva fatto dei Pacs il suo cavallo di battaglia, ora si rimangia la parola: &quot;Il programma di governo deve essere quello di risanare il Paese&quot;. Il vicepresidente del Pd protesta: &quot;Parole degne di un parruccone conservatore. Inganna gli elettori&quot;. E chiede agli esponenti del suo partito di prendere le distanze. <a href="video.pic1?ID=dalema_diritti_gay" target="_blank"><strong>Guarda il video
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"Sui Pacs l'unica cosa non risolta nel programma dell'Unione è il modo di come si debbano chiamare, perche' siamo tutti d' accordo nel riconoscere i diritti anche di persone che siano unite da un rapporto di amore, affetto, convivenza, pur non essendo unite da vincolo matrimoniale" E' il 9 febbraio 2006 e a parlare è Massimo D'Alema. Solo pochi giorni dopo l'allora presidente dei Ds dichiarò: "E' mai possibile che i problemi dell'Italia siano i Pacs e la Tav? Ci siamo fatti incastrare a discutere di questioni marginali rispetto ai problemi del Paese".

Insomma, già allora D'Alema non aveva le idee molto chiare. Ora ci è ricascato e in un'intervista a Zoro rilasciata alla Festa dell'Unità di Ostia è tornato a parlare dei matrimoni tra omosessuali: "Fermo restando l’inciviltà delle posizioni omofobiche che vengono da una parte del mondo cattolico, adesso il programma di un governo di questo tipo deve essere quello di risanare il Paese e di rimetterlo in moto".

Insomma, i diritti dei gay, uno dei cavalli di battaglia della sinistra, sono diventati secondari anche per il Partito democratico? "Sono due piani diversi: c’è quello del governo e poi quello di una battaglia politica e culturale. Noi, su questo tipo di diritti, abbiamo una posizione limpida. Ma oggi i grandi temi del governo del Paese sono quelli di riformare lo stato e rimettere in moto l’economia". 

Poi sottolinea come il suo partito non abbia mai pensato a matrimoni omosessuali, ma a unioni civili: "Il matrimonio, come è previsto dalla Costituzione, è l’unione tra persone di sesso diverso, finalizzata alla procreazione. Questo dice la Costituzione".

Le dichiarazioni hanno suscitato le ire del vicepresidente del Pd, Ivan Scalfarotto, che in un post sul suo blog definisce D'Alema "uno che ha fatto il Ministro degli Esteri e che sembra ignorare che appena passata la frontiera a Ponte Chiasso o a Ventimiglia (e non ti chiedono nemmeno più i documenti), le cose che dice lo proiettano dritto dritto in un cartoon degli Antenati" e lo accusa di non aver mai avuto intenzione di promuovere i Pacs (o i DiCo che dir si voglia). In un passo dell'intervista, infatti, l'ex leader dei Ds e deputato Pd dice che "se sui diritti degli omosessuali non si è d’accordo, si vota, ci si scontra". Implicitamente, secondo Scalfarotto, questa è un'ammissione che "limpidamente stabiliamo o di ingannare gli elettori inserendo nel programma punti che non passeranno mai".

Parole dure quelle di Scalfarotto, che chiede agli esponenti del Pd che la pensano diversamente di "cominciare a raccogliersi e a farsi sentire". Il vicepresidente Pd dà a D’Alema del "popolare spagnolo di 70 anni, cresciuto con Fraga Iribarne" o del "parruccone conservatore infilato tra i pari del regno dopo la caduta di Lady Thatcher. Della stessa idea la deputata Pd Paola Concia: "Caro D’Alema, quando ti rimproverano che vuoi riproporre il Pci degli anni ’50, evidentemente una qualche ragione ce l’hanno: parli di diritti civili ancora come se fossero diritti borghesi. Forse ti sei sentito un cinico perchè pensavi di sedurre l’Udc, ma sappi che Casini quel matrimonio con te, non lo vuole proprio fare".