Dall’epoca romana ai primi del Novecento

Francesco Guzzardi

L'approvvigionamento idrico della città di Genova dal periodo medioevale fino alla metà dell'ottocento era garantito dall'acquedotto storico della Val Bisagno, un tracciato che ha la particolarità di essere percorribile pedonalmente. Il tracciato dell'antico acquedotto costituisce un interessante percorso naturalistico con forti valenze storiche e architettoniche date dalla stratificazione di opere dall'epoca romana sino ai primi del '900. Realizzato in più riprese fra il Seicento e il Settecento (con opere di completamento intraprese intorno alla metà dell'Ottocento), nonostante la sua mole è poco conosciuto, alcuni lo considerano un punto di riferimento visivo, altri una semplice struttura fatiscente e chissà quanti sapranno invece che, l'antico acquedotto della Valbisagno si sviluppa a mezza costa sulla sponda destra della valle omonima, nella parte nord della città di Genova, per una lunghezza di circa 16 chilometri, quasi interamente all'interno del territorio comunale. Di origine medievale, già dal 1100 forniva acqua potabile alla città vecchia ed al Porto prelevandola dalle valli laterali del Bisagno e, nella sua ultima configurazione, dal Bisagno stesso in località detta «La Presa» (Comune di Bargagli). Il tracciato è ancora oggi bene individuabile, a cominciare dal ponte che attraversa la valle dell'affluente Davagna (ancora nel Comune di Bargagli), per continuare nella valle di Geirato, nel quartiere di Molassana (che viene scavalcata con uno dei più antichi esempi di sifone), nella valle di Staglieno (il ponte più recente sovrasta il Casello autostradale di Genova Est, mentre un ramo dismesso nel '600 è visibile dalle rampe di accesso all'Autostrada). Lungo il condotto sono ancora visibili manufatti (alcuni molto ben conservati) quali molini, chiuse, abitazioni per i guardiani, cippi di confine delle aree di custodia. La parte terminale del percorso dell'acquedotto è stata ricalcata nell'800 dalla strada di Circonvallazione a Monte (da Piazza Manin a Castelletto), lungo il cui percorso rimangono ancora tratti originali (Passo dell'Acquedotto ed il marciapiede lato a mare in corrispondenza di Villa Gruber) fino all'arrivo alle cisterne di Castelletto, dove l'ultimo ponte scavalca la Salita di San Gerolamo. Ma l'antica strada dell'acqua, non si limita solo a descriverne vicende storiche, si sofferma anche sugli aspetti paesaggistici della valle che attraversa, ricca di colori, suggestioni, forme, materiali e natura infatti, è meta (per i pochi che la sconoscono) di comitive di scout, atleti corridori e appassionati di bike.