Dall’Inghilterra i polli con l’antivirus incorporato

Scienziati britannici stanno cercando di creare animali geneticamente modificati in grado di resistere all’influenza aviaria

Lorenzo Amuso

da Londra

Polli geneticamente modificati per proteggere gli uomini dall'influenza aviaria. Questa la controversa ipotesi, ancora in fase di sperimentazione, di un laboratorio britannico, già salito agli onori delle cronache per aver clonato nel 1996 la pecora Dolly. Ora gli stessi ricercatori - guidati da Laurence Tiley, docente di virologia molecolare a Cambridge, e da Helen Sang, dell'istituto Roslin presso Edimburgo - stanno studiando il modo per contrastare la minaccia portata dal virus H5N1. E anche in questo caso sembrano decisi ad affidarsi alla manipolazione genetica. Piuttosto che concentrarsi sulla ricerca di vaccini o farmaci, gli scienziati intendono creare «in laboratorio» polli geneticamente modificati in grado di resistere non solo all'infezione aviaria H5N1, ma anche ad altri tipi di influenza, tutte trasmissibili all'uomo, quindi potenzialmente letali. Come l'H7N7, esplosa solo due anni fa in un'epidemia in Olanda, responsabile della morte di un veterinario. Nonostante le ricerche siano già piuttosto avanzate, il quotidiano britannico Times, che ne ha dato notizia, ha però sottolineato che, a causa dei tempi lunghi della sua sperimentazione, non sarà possibile ottenere risultati utili per contrastare l'attuale emergenza. Soprattutto perché l'obiettivo dichiarato degli studiosi è di sostituire l'intera popolazione mondiale di polli con una nuova razza ogm. Una soluzione radicale quanto discutibile, certamente destinata ad incontrare forti resistenze presso l'opinione pubblica. I primi esperimenti compiuti hanno dimostrato che le cellule dei polli possono essere protette dal virus dell'aviaria attraverso l'inserzione di piccoli segmenti di materiale genetico al loro interno. La seconda fase della sperimentazione, al via entro poche settimane, consisterà nel testare il medesimo sistema direttamente sulle uova dei volatili. Qualora la tecnica farà registrare i risultati auspicati dai ricercatori britannici, prenderà quindi inizio lo scontro più difficile: contro le reticenze legislative e contro le apprensione dell'opinione pubblica. Un duello cultural-normativo dall'esito tutt'altro che scontato. Ma se anche quest'ultimo ostacolo venisse superato - auspicano i ricercatori - la sostituzione delle galline naturali con «le loro sorelle di laboratorio», opportunamente modificate, sarebbe una procedura relativamente rapida. E in cinque anni al massimo tutti gli allevamenti del pianeta potrebbero avere polli transgenici.
«Una volta ottenuto il permesso dalle autorità, riteniamo che ci vorrebbero 4 o 5 anni a rimpiazzare l'intera popolazione mondiale dei polli - ha affermato il professor Tiley -. Sviluppare polli che resistano all'influenza ha evidenti effetti benefici per la salute umana e degli stessi animali, dal momento che non dovremmo ucciderne milioni. I polli sono l'anello tra gli uccelli selvatici, dove si sviluppa l'influenza aviaria, e gli esseri umani, tra i quali potrebbe svilupparsi la pandemia. Rimuovere quell'anello ridurrebbe i rischi posti dall'influenza aviaria».