Dalle nozze miste nuovi guai Ogni anno 130 figli scomparsi

Il 70% «rapiti» dalle donne. L’associazione Mondo Bambino: «L’immigrazione accentua il problema, ma tra Paesi europei non va meglio»

da Milano

È un problema che riguarda centinaia di famiglie: la sottrazione di un minore da parte di uno dei genitori, spesso straniero, che dopo la separazione decide di tornare nel suo Paese d'origine portando con sé il figlio senza il consenso del coniuge. Gli ultimi dati ufficiali sono del 2004, quando al ministero della Giustizia erano arrivate 130 istanze. Il problema riguarda essenzialmente le unioni «miste», cioè tra genitori di diversa nazionalità, nelle quali la tutela del diritto del figlio ad avere rapporti stabili e costanti con entrambi i genitori anche dopo la separazione o il divorzio può essere più difficoltosa, a causa delle distanze culturali e religiose, geografiche, delle diversità degli ordinamenti giuridici e talvolta di decisioni giudiziarie contrastanti.
Per dare soluzione ai problemi che coinvolgono i minori nati da genitori con differenti nazionalità, sono in vigore tre Convenzioni internazionali: la Convenzione in materia di protezione dei minori (L'Aja, 5 ottobre 1961), la Convenzione europea sul riconoscimento delle decisioni in materia di affidamento dei minori e di ristabilimento dell'affidamento (Lussemburgo, 20 maggio 1980) e la Convenzione sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori (L'Aja, 25 ottobre 1980). In ogni Stato aderente è istituita l'Autorità centrale convenzionale, che ha funzione di raccordo nei rapporti tra il cittadino di uno Stato e le Autorità giudiziarie e amministrative di un altro Paese. In Italia, l'Autorità centrale per l'applicazione di queste convenzioni è il Dipartimento della giustizia minorile del ministero della Giustizia.
Delle 130 istanze giunte nel 2004 all'Autorità centrale italiana, 98 erano richieste di rimpatrio dei minori, 32 invece riguardavano il diritto di visita e di alloggio. Nel caso delle istanze di rimpatrio, il responsabile della sottrazione del minore è stata la madre nel 73% dei casi, il padre nel 24%, altri nel 3%.
Tante mamme, allora. Il perché lo spiega Bruno Poli, presidente di Mondo bambino, l’associazione che va a caccia dei bambini sottratti. Anche lui è un padre che ha perso una figlia. La madre la portò in Danimarca. «Il problema è enorme e l’immigrazione lo accentua in maniera esponenziale. Ma grandi problemi ci sono anche in Europa. Sono soprattutto le donne che sottraggono i figli agli uomini, perché nella maggior parte dei Paesi l’ordinamento è di tipo matriarcale e concede più “libertà” alle donne. Anzi, spesso, agli uomini non è concessa neppure la potestà. Il caso del Regno Unito è emblematico. Lì c’è un concetto diverso della residenza e dell’anagrafe: non c’è l’obbligo di registrazione che esiste per esempio in Italia, una donna può portarsi via un bambino e registrarlo a suo nome». Per sapere dov’è un bimbo, dove è stato nascosto, come trovarlo e poi riuscire a dire «sappiamo dov’è», Bruno Poli non ha una tecnica sola: «Ogni caso è differente, e ogni volta va pensata una strategia diversa: innanzitutto si deve sapere se la nazione aderisce alla convenzione dell’Aja, poi bisogna conoscere le normative dei vari paesi, sapere come muoversi. Le vie che uso possono essere sia formali, attraverso consolati e ambasciate, oppure meno ufficiali: un pasticciere, un poliziotto. A volte i privati possono dare informazioni molto utili. E non esiste un luogo in tutto il mondo, in cui non ci sia un italiano».