Dalle staminali l’ormone delle piante

Cellule prelevate dal liquido amniotico nel secondo trimestre di gravidanza e utilizzate per migliorare la tollerabilità dei trapianti di midollo: è la nuova frontiera della ricerca scientifica sulle staminali, che vede Genova impegnata in prima linea. Se ne è parlato ieri a Palazzo Ducale, dove si è aperto il convegno sugli ultimi progressi nella ricerca sulle cellule staminali e la medicina rigenerativa. E questa volta Genova ha potuto sedersi al tavolo portando ai colleghi stranieri il bilancio di cinque intensi anni di attività svolta nelle cinque unità operative ad alta specializzazione sulle cellule staminali dei principali ospedali genovesi. L’incontro, che prosegue anche oggi, nasce come suggello del «Progetto cellule staminali a Genova» patrocinato nel 2002 dal professor Alberto Marmont, fondatore della scuola di ematologia genovese. Un progetto che è stato realizzato con il contributo della Fondazione Carige che, come ha spiegato anche Franca Dagna Bricarelli, direttore del laboratorio di genetica umana del Galliera, con un finanziamento pluriennale di due milioni e 65 mila euro, ha creato un raccordo sinergico tra le cinque strutture liguri che si occupano di ricerca sulle staminali: il centro trapianti del San Martino, il Gaslini, il Dipartimento di Medicina sperimentale dell’Ateneo genovese e il Laboratorio di Genetica Umana dell’Ist.
Il convegno è stata l’occasione per presentare le due scoperte più significative del progetto genovese: da una parte l’utilizzo delle cellule prelevate dal liquido amniotico chiamate «mesenchimali», per migliorare la funzione emapoietica (ovvero di produzione di altri tessuti) delle staminali adulte. «Inoltre - spiega Francesco Frassoni, direttore del centro cellule staminali e terapia cellulare del San Martino - la frontiera dell’utilizzo di tali cellule è anche nelle malattie autoimmuni, visto che sarebbero in grado di spegnerne la risposta infiammatoria». L’attività del centro del San Martino è concentrata nel migliorare le terapie trapiantologiche per trattare pazienti con la leucemia e dall’altra nel collaborare con altri specialisti nel campo delle malattie degenerative. A livello internazionale la terapia genica è già stata usata con successo nel trattamento della sclerosi nei cani di razza Golden Retriver, che sono tornati a camminare.
«Il centro trapianti midollo osseo del San Martino effettua circa cento trapianti di midollo osseo all’anno - spiega ancora Frassoni -, il centro cellule staminali impiega attualmente dodici ricercatori quasi tutti stipendiati con borse di studio della fondazione Carige».
Fondamentale l’utilizzo delle staminali anche nei casi padiatrici. Lo confermano gli specialisti del Gaslini che stanno studiando, proprio tramite le staminali, il modo di attenuare gli effetti tardivi delle cure antitumorali nei bambini ammalati di leucemia. Tante le scoperte di questi ultimi anni: tra queste il fatto che le cellule umane sono in grado di produrre un ormone vegetale dal quale, nelle piante, dipende la resistenza a condizioni estreme di disagio ambientale e che nell’uomo stimola i granulociti che ci difendono dalle infezioni. «Il lavoro è tanto e stimolante per le prospettive che si aprono in questo campo che rappresenta il futuro», spiega Antonio De Flora, responsabile dell’Unità operativa dell’Università sulla terapia genica.
Resta un punto cruciale. Lo studio delle staminali adulte o delle cellule prelevate dal liquido amniotico non è uguale - spiegano gli esperti - a quello delle staminali embrionali. «Come ricercatore non posso negare che lo studio sulle cellule staminali embrionali rappresenti una sfida che mi piacerebbe poter affrontare - spiega Frassoni, raccogliendo cenni di condivisione anche da parte di altri colleghi -. Non poterlo fare in assoluto è una limitazione, sebbene ammetto di essere colpito dalla motivazioni della Chiesa. La ricerca però va avanti, su questo fronte, in altri Paesi, e non vorrei che un domani, non credo però vicino, si debbano affrontare viaggi della speranza per poter usufruire di scoperte fatte da altri». Restano le contraddizioni: anche in Italia si può lavorare su linee cellulari estratte da cellule staminali embrionali prodotte, per esempio, in India.