Dandini, "martire" che spadroneggia

Vive sfruttando l’immagine di personaggio scomodo e osteggiato, in
realtà un’intera rete del servizio pubblico è a sua disposizione. Ora le
offrono anche la prima serata, mentre anni fa fece cancellare un
programma, già pagato, perché voleva quello spazio per sé

Roma - Macché lasciare, qui si raddoppia. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è ferito dagli strali della serata di Parla con me in seconda serata su Rai3? Nessun problema, dall’anno prossimo potrà gustarsi i sapidi sberleffi anche in prime time! La contessa Serena Dandini de Sylva non si perde d’animo.

«Finora i direttori di rete ci hanno lasciati liberi e ci hanno protetti da seccature, nessuno ci ha mai chiesto di smettere», ha dichiarato ieri al direttore dell’Unità, Concita De Gregorio, alla quale la accomuna non solo il convinto femminismo ma anche la passione per i «girotondi». Anzi, il direttore di Rai3, Antonio Di Bella, «ha appena confermato il programma per la prossima stagione e ci ha chiesto di provare anche qualche prima serata». Altro che epurazione, altro che bavaglio, Rai3 è un feudo della contessa Dandini de Sylva e, a meno di muoverle guerra, non si può muovere foglia!

Infatti quel «ci hanno protetti da seccature» non è un’espressione casuale. Nei meandri della storia di viale Mazzini c’è un precedente che riguarda Serena Dandini e che gli almanacchi hanno finora trascurato. Risale al periodo tra la fine del 1997 e l’inizio del 1998: Giovanni Minoli, allora al timone della terza rete, stava innovando il palinsesto, più o meno bloccato dai tempi di «Telekabul» del tandem Angelo Guglielmi-Sandro Curzi.

Il primo intervento di Minoli riguardò la fiction, fu lui a inventarsi sulla rete radical chic due serial di largo consumo come Un posto al sole e La squadra. La terza mossa riguardava la prima serata. Il vulcanico dirigente, ora a capo della divisione Rai per le celebrazioni dell’Unità d’Italia, pensò di promuovere una trasmissione sulla falsariga di Aboccaperta di Gianfranco Funari. Si sarebbe dovuta chiamare Aut aut e in ogni puntata il pubblico si sarebbe confrontato su due tesi: meglio sposati o single, meglio comprar casa o restare in affitto eccetera.

La conduzione sarebbe stata affidata all’ideatore Pippo Franco. Minoli aveva già firmato il contratto per una decina di puntate e il programma si trovava in pre-produzione quando nell’estate del 1998 cambiò tutto. Minoli fu sostituito da Francesco Pinto, catapultato dalla direzione del Centro tv di Napoli a quella del terzo canale.
E Francesco Pinto bloccò la macchina di Aut aut che stava cominciando a muoversi. «Mi disse che il programma non si poteva fare, che c’era la Dandini, che erano obbligati» a dare quello spazio a lei, racconta il produttore dello show, Beppe Attene. «Penale e stretta di mano», aggiunge mostrando di non serbare rancore, anche perché la vita continua. «In Rai queste cose sono all’ordine del giorno. Ci si può chiedere se sia giusto che il centrosinistra si faccia rappresentare da Serena Dandini, ma questo è un altro discorso», conclude.

Insomma, Attene l’ha presa con filosofia perché a Viale Mazzini ha sempre funzionato in questo modo. Fatto sta che Aut aut tra un direttore di rete e l’altro non vide mai la luce. Né la stagione televisiva 1998-99 per Rai3 fu foriera di particolari novità. Le apparizioni di Serena Dandini quell’anno si concentrarono su due strisce quotidiane: La Mostra della Laguna per raccontare il Festival di Venezia con il critico Mereghetti e Saranno maturi, altra strip più un paio di prime serate per eternare l’ultima maturità del millennio. Nel mezzo Comici su Italia1.

La sostanza, in fondo, è diversa: non è tanto Serena Dandini a essere un volto di Rai3, ma piuttosto l’entertainment del terzo canale a essere totale appannaggio della show woman. Anche l’anno prossimo, perciò, ci sarà la serra creativa della contessa Dandini a promuovere i talenti come Ascanio Celestini, mentre nel resto della Rai «diserbano» mentre «la politica si divora tutto». Cioè quella politica che non ha lo stesso charme del divano rosso-sinistra di Parla con me, dove si può liberamente sbeffeggiare il Pdl affermando che «Tony Mafioso e Tony Corrotto fondano il grande partito del piccolo popolo», dove si può ambientare una gag in un bagno che riproduce quello di Palazzo Grazioli. Senza che nessuno possa ribattere.