De Falco a Schettino: "Torni sulla nave!"Il gip: arresti domiciliari. Il pm: non capisco

Si aggrava la posizione del comandante della Costa Concordia, accusato di omicidio colposo plurimo, naufragio e abbandono di nave. Ma il gip non convalida il fermo e concede a Schettino gli arresti domiciliari. Il suo avvocato: "Non c'erano le esigenze cautelari. Il mio assistito si è sottoposto ai test tossicologici"

"Vada a bordo, cazzo!". All'intimazione perentorea del comandante Gregorio Maria De Falco, il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino risponde tremante. Si contraddice, incespica sulle parole e si lascia scappare - violenta tra i denti - tutta quella paura che non dovrebbe mai sopraffare un comandante sul cui valore dipende il futuro di oltre 4mila persone. Ascoltare le telefonate tra la Capitaneria di Porto e il capitano della nave, che lentamente sta imbarcando le acque scure del Mar Tirreno al suo interno, è peggio di un pugno nello stomaco. C'è dentro tutto l'orrore di una lunga notte. C'è dentro tutta il fiato corto con cui gli italiani (e non solo) hanno seguito la tragedia del colosso del mare prima e la triste ricostruzione fatta, nelle ore dopo, dalla Guardia Costiera. C'è dentro tutto il buio di una notte che, per decine di persone ancora disperse, dura ancora adesso.

Il procuratore capo di Grosseto Verusio non ha alcun dubbio. "Schettino rischia fino a 15 anni di carcere". Per il momento le accuse mosse dagli inquirenti sono "omicidio colposo plurimo, naufragio e abbandono di nave". Insomma, la posizione di Schettino continua ad aggravarsi. Per oltre quattro ore il comandante, sottoposto a fermo nel carcere di Grosseto, è stato interrogato nell’ufficio del gip di Grosseto Valeria Montesarchio. Intorno alle 20 il gip ha concesso gli arresti domiciliari al comandante. "Il gip non ha convalidato il fermo ed ha concesso la misura degli arresti domiciliari", ha fatto sapere l'avvocato Bruno Leporatti, difensore del comandante, parlando con i cronisti dopo aver ricevuto copia dell'ordinanza. L'avvocato ha precisato che il suo cliente sarà ai domiciliari nella sua casa di Sorrento. "Il procuratore - aggiunge l'avvocato - ha chiesto al comandante di sottoporsi agli esami tossicologici e il comandante si è sottoposto immediatamente ai test. Attendiamo i risultati degli esami del prelievo dei capelli e delle urine". Il procuratore di Grosseto Verrusio ha detto di non capire il provvedimento: "Sono curioso di leggere le motivazioni e domani insieme agli altri colleghi ne prenderemo atto".

Gli indagati per il naufragio della Costa Concordia sono, al momento due: oltre a Schettino, è indagato anche il primo ufficiale in plancia Ciro Ambrosio, denunciato in stato di libertà. Gli inquirenti non escludono, tuttavia, che il numero degli indagati aumenti nelle prossime ore. Sebbene il capitano abbia continuato a ripetere, durante l'interrogatorio, di essere stato alla guida "al momento dell'impatto" sullo scoglio, la ricostruzione fornita sembra non aver convinto il pm che ha deciso di non modificare l’impianto accusatorio. Secondo i primi accertamenti investigativi, "Schettino dispose la rotta da seguire nei pressi dell’Isola del Giglio". Schettino ha anche rivendicato il suo ruolo nella "direzione della manovra della nave dopo l’urto che ha prodotto il risultato di salvare migliaia di vite umane". "La nave dopo l’urto con lo scogli ha avuto uno sbandamento di 90 gradi - ha spiegato - non potevo risalire sopra".Tuttavia contro di lui piovono, come macigni, le accuse schiaccianti emerse dall'inchiesta effettuata dalla guardia costiera di Livorno.

"L’avvicinamento della Costa Concordia al porto dell’Isola del Giglio - dicono - non sarebbe stata decisa dal comandante Francesco Schettino, ma sarebbe frutto del caso". In questo modo viene smentita la versione fornita dal comandante che per bocca del suo legale aveva fatto sapere che si era avvicinato intenzionalmente alla costa per evitare un naufragio in mare aperto e salvare il maggior numero di vite umane possibile. Secondo quanto emerge, non solo i locali motore erano invasi dall’acqua e non più funzionanti, ma l’imbarcazione sarebbe stata trasportata sulla costa dalle correnti. E ancora: sempre nell’ambito dell’inchiesta della guardia costiera emergerebbe che l’evacuazione è iniziata alle 22.45, quindi 13 minuti prima della comunicazione di "abbandono nave" lanciata dal comandante alla Capitaneria di Porto e fissata alle 22.58.

E prima? Dove si trovava il comandante quando la Costa Concordia andava a sbattere contro gli scogli e iniziava a imbarcare acqua? "Ero io alla guida al momento dell'impatto", ha assicurato Schettino al gip. Tuttavia un cuoco di bordo, il filippino Rogelio Barista, ha il capitano ha ordinato la cena tra le 22 e le 22.30: "Era con una donna che non ho riconosciuto". "In quei momenti stava cadendo tutto a terra, anche il nostro cibo - ha spiegato al quotidiano britannico Telegraph - ho guardato fuori per cercare il comandante e l’ho visto ancora in attesa del suo drink. Mi sono chiesto perché, con tutto quello che stava accadendo stava ancora aspettando il dessert per la sua ospite".

Secondo una primissima ricostruzione dei fatti, diversi membri dell’equipaggio della Concordia avrebbero assunto la decisione in autonomia, quasi "ammutinandosi", avendo compreso la gravità della situazione. Nelle registrazioni telefoniche acquisite dalla procura di Grosseto, poi, ci sono delle comunicazioni tra l’ufficiale della guardia costiera di Livorno e il cellulare di Schettino. Il comandante avrebbe detto in un primo momento di essere sulla nave a coordinare i soccorsi, poi (intorno a mezzanotte e mezzo) si sarebbe fatto scappare una frase in cui dichiara di non poter più risalire sulla nave, ammettendo quindi di essere sceso. A quel punto (è l’1,46 di venerdì notte) le operazioni di salvataggio erano ancora in corso. E’ufficiale della Guardia costiera intima con tono risoluto a Schettino di risalire immediatamente sulla nave e di coordinare i soccorsi: "Comandante, è un ordine, ora comando io. Lei ha dichiarato l’abbandono nave, vada a prua, risalga sulla nave e vada a coordinare i soccorsi. Ci sono già dei cadaveri". A Schettino trema la voce: "Ma si rende conto che è buio e qui non vediamo niente...". De Falco gli intima: "Cosa vuole fare, vuole andare a casa? Lei ora torna sopra e ci dice cosa si può fare, quante persone ci sono e di cos’hanno bisogno. Ora!". Poi l'ammonimento: "Vada a bordo, cazzo!". Tre parole che passeranno alla storia. Perché, anche grazie al decisionismo e all'eroismo di ufficiali come De Falco, è stato possibile evitare una vera e propria strage.