«De Magistris mi ha rovinato: voglio 10 milioni»

RomaDieci milioni di euro di risarcimento. Non esattamente una bazzecola. Sono quelli che Clemente Mastella chiede ai suoi legali di recuperare dalle casse dello Stato italiano per via dei danni - personali e collaterali, si potrebbe dire - infertigli da Luigi De Magistris, l’ex-pm di Catanzaro che lo aveva chiamato in ballo un paio d’anni fa, ma le cui indagini sono state clamorosamente smentite nei giorni scorsi dalla decisione del Gip della città calabrese. Il quale ha disposto l’archiviazione del procedimento giudiziario a carico di Mastella per «infondatezza della notizia di reato». Accertando tra l’altro che nell’inchiesta Why Not mancavano completamente «le condizioni dell’avvio delle indagini penali».
Resta il fatto che 10 milioni sono una enormità, no?
«Soldi da destinare in beneficenza, sia chiaro. Dei quali non m’importa granché... solo che se avessi chiesto 1 euro, non mi si sarebbe filato nessuno. Una notiziola di 4 righe al massimo, dopo il clamore che ha contrassegnato la mia vicenda quando quel signore mi coinvolse in storie che manco conoscevo».
Proprio lui, e cioè l’eurodeputato dipietrista, fa sapere in queste ore che Mastella è «sempre comico»...
«Rida pure. Ha fatto piangere tanti, troppi. Sa che le dico? Non credo di essere il solo intenzionato a chiedere un risarcimento. Penso che ci sarà una raffica di gente che si farà sentire. E per quanto mi riguarda non mi fermo: giustizia italiana, ma anche corte europea. Perché quel tale, che nemmeno voglio nominare, non solo mi ha fatto del male, ma ha approfittato della sua veste per ritagliarsi un nuovo ruolo. Cosa che ritengo del tutto inammissibile».
Mastella, lei ritiene che De Magistris abbia fatto...
«...quello che ha fatto per procacciarsi fama e notorietà. Ha costruito un castello di carte tutto fasullo, ha ipotizzato una valanga di reati solo per il suo tornaconto personale. L’ho spiegato anche all’europarlamento, dove adesso siede: ma vi pare possibile che un magistrato crei un’inchiesta sul nulla, ti sputtana, ti zoomma addosso scatenandoti contro tv e giornali e poi, come se nulla fosse, lascia la toga e diviene tuo concorrente alle elezioni europee?».
Be’, magari le indagini andavano comunque fatte. No?
«Guardi che io sono tutt’altro che un ultrà anti-magistrati come possono testimoniare gli esponenti dell’Anm coi quali concordavo i passaggi di alcune riforme, da ministro della giustizia. Ma quello che mi è stato fatto è intollerabile! Si sono inventati un pentito, mi hanno perseguitato con intercettazioni che a Catanzaro si è detto non potevano essere utilizzate, mentre a Napoli si sono tenute di conto salvo poi dire che spetta alla Corte Costituzionale decidere in merito. Mi hanno chiamato in ballo per decine e decine di cose di cui ignoravo l’esistenza. Perfino per un mio cugino fatto primario, per la qual cosa ho fatto una denuncia per calunnia che ora non si sa più che fine abbia fatto! E hanno messo ai domiciliari mia moglie senza alcuna prova mentre il campano Petrella, che si è scoperto premere per fare un primario, non ha avuto alcuna restrizione... ma il punto non è questo!».
E sarebbe, allora?
«Io ho pagato. E due volte. Tanto, tantissimo. Mi sono dimesso da ministro del governo Prodi e ho avuto una marea di guai, a cominciare dalla gente che scappava dal mio partito temendo - in buona fede - di avere possibili problemi giudiziari alle viste. Lui, indagato dal Csm per quella sua inchiesta, non ha pagato nulla. Si è tolto la toga ed è passato in politica, aiutato da quelli cui si rivolgeva per amplificare le sue accuse. Non ha pagato nulla, visto che il Csm ha chiuso la pratica. Anzi, ha ottenuto un vantaggio. Le pare giusto? E le pare normale che si sia mosso contro di me 20 giorni dopo che, da guardasigilli, avevo deciso di avvalermi di una relazione disciplinare nei suoi confronti? E che dopo la sua fuoriuscita io sia stato indagato da suoi colleghi che avevano firmato l’appello contro di me?».
Ulteriore dimostrazione che senza una seria riforma della giustizia, non se ne esce...
«Sì, ma temo che non si potrà. Perché davanti a una numerosa platea di magistrati coi quali si potrebbe anche colloquiare, tra i giudici c’è un partito di Hamas che pensa solo alla guerra contro la politica. Se si arrivasse alla pace non avrebbero più ragione di esistere. E allora resistono, resistono, resistono....».