Debito, l’Italia è più «virtuosa» di Stati Uniti e Gran Bretagna

RomaL’ottimismo del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sulle buone possibilità dell’Italia di superare la crisi globale non è ingiustificato. Rivedere la valutazione internazionale del rischio-Paese in base al debito aggregato dei governi e delle famiglie è una necessità per nazioni come l’Italia che, seppur gravate da conti pubblici «pesanti», evidenziano una sostanziale virtuosità grazie a famiglie poco indebitate. La proposta del premier di ricalcolare i rating in base alla somma dei due aggregati, infatti, vedrebbe l’Italia tra i Paesi industrializzati più virtuosi.
Perché sommare. Apparentemente debito pubblico e debito delle famiglie hanno pochi punti in comune. In realtà, non è così: in Europa il debito degli Stati è generalmente frutto di prestazioni sociali, del mantenimento dell’apparato statale e di investimenti in infrastrutture effettuati in deficit. I benefici per i cittadini sono misurabili attraverso la fruizione di servizi come pensioni, stipendi pubblici e servizi come sanità e istruzione. Nei Paesi anglosassoni il peso dello Stato sociale è inferiore, ma si spende comunque di più per ricerca e sviluppo o per finanziare determinati comparti dell’apparato pubblico. Il debito che i Paesi contraggono è però in capo a tutti i cittadini e si somma a quello contratto dalle famiglie per l’acquisto di una casa tramite un mutuo o di altri beni tramite un finanziamento. Di conseguenza, la crescita dell’economia è frutto di due debiti e tanto più sono elevati tanto più i cittadini possono trovarsi in difficoltà nel ripagarli.
Italia «virtuosa». Sommando i due valori si scopre che l’Italia è tra i Paesi industrializzati più virtuosi perché, nonostante il debito pubblico sia al 104% del pil, il modesto indebitamento delle famiglie (30,2% del pil) la colloca sullo stesso piano di Francia e Spagna che totalizzano il 110 e il 125% rispettivamente. Anzi, il Paese iberico molto presto potrebbe trovarsi in condizioni peggiori di quelle italiane considerato che il debito delle famiglie a fine anno dovrebbe uguagliare il pil a quota un miliardo di euro. Insomma, la Spagna è nella stessa situazione di Usa (167%) e Gran Bretagna (144%), nazioni nelle quali le famiglie hanno un indebitamento molto elevato. Discorso diverso per il Giappone dove al super-debito statale si somma una propensione delle famiglie a indebitarsi non solo per l’acquisto delle case, ma soprattutto per effettuare investimenti in Paesi dove il capitale possa essere più remunerato che a Tokio dove i tassi sono storicamente vicini allo zero.
Modelli di sviluppo. In questa classifica anche la Germania, Paese tradizionalmente solido, appare messa peggio dell’Italia. Bisogna tuttavia tener conto del fatto che l’impatto del debito delle famiglie sul reddito disponibile è sullo stesso livello di quello italiano. Discorso diverso per Paesi come l’Olanda (debito delle famiglie sopra il 120% del pil), gli Usa, il Regno Unito e la stessa Spagna. La crescita economica finanziata attraverso il debito degli individui in molti casi si è riversata sul sistema bancario, costretto o al fallimento (Lehman) o al salvataggio statale (Northern Rock, Fannie Mae, Freddie Mac, Fortis, Ing). Si tratta di Stati con la migliore valutazione sul debito sovrano, la famosa «tripla A». La domanda è quindi obbligata: perché continuare a privilegiare modelli di sviluppo dove la crescita è stata prodotta utilizzando il debito rispetto ad altri dove i risultati, sebbene più modesti, sono stati ottenuti con un controllo rigoroso dei conti soprattutto da parte delle famiglie? Riconosciuti i giusti meriti all’amministrazione francese, perché i titoli di Stato italiani devono essere considerati più rischiosi di quelli americani, giapponesi o olandesi se siamo, come ha detto Berlusconi, «un popolo di formiche virtuose»?