Debito pubblico, è record Per il fisco maggio «magro»

da Roma

Milleseicentosessantuno miliardi e quattrocento milioni di euro. È questa la cifra stellare (che per facilità di lettura riportiamo anche in numeri: 1.661,4 miliardi) che indica il livello raggiunto nell’aprile scorso dal debito pubblico italiano. È un record, ma era stato record in marzo e ancor prima in febbraio e in gennaio. In un solo mese, da marzo ad aprile, il debito è aumentato di circa 15 miliardi di euro. In un anno, cioè rispetto all’aprile 2007, l’incremento è stato superiore ai 50 miliardi. Insomma, aumenta costantemente il fardello sulle spalle dei 57 milioni di italiani, nonni, neonati e immigrati compresi: oltre 29mila euro a testa.
Il dato, reso noto dalla Banca d’Italia, non sorprende. Fino a quando lo Stato non avrà raggiunto il pareggio di bilancio, il debito aumenterà. La cosa importante è che il debito non aumenti in rapporto alla ricchezza nazionale, cioè al prodotto interno lordo. Siamo già l’unico Paese di Eurolandia col debito pubblico al 104% del Pil (fine 2007). Se tutto va nella giusta direzione, scenderà al 103,9% quest’anno, e poi al 102,7% nel 2009, al 100,4% nel 2010, al 97,2% nel 2011, al 93,6% nel 2012, fino al 90,1% nel 2013, anno in cui si fermano le previsioni contenute nel Dpef (Documento di programmazione economica e finanziaria) approvato dal governo il mese scorso. In parallelo, dovrebbe diminuire il deficit pubblico annuale: dal 2,5% del Pil stimato per quest’anno, il disavanzo dovrebbe scendere progressivamente al 2% nel 2009, all’1% nel 2010, allo 0,1% nel 2011 (quasi il pareggio, ovvero il close to balance che ci chiede l’Unione europea) e allo 0% nel 2012. Nel 2013 si registrerebbe un piccolo attivo dello 0,1% del Pil.
Tutti questi numeri, contenuti nella tavola 1.1 del Documento di programmazione, attendono conferma nei fatti. In parte dipendono dall’andamento dell’economia, su cui il governo non ha influenza; in parte dipendono dall’incremento delle entrate e dalla riduzione della spesa pubblica, in cui il governo ha invece un ruolo importante. Utilizzando i «tesoretti» degli anni scorsi, derivanti dal buon andamento delle entrate fiscali, la Germania ha praticamente azzerato il disavanzo. Altri, leggi l’Italia del governo Prodi, se li sono mangiati.
Il buon andamento delle entrate è proseguito nei primi cinque mesi di quest’anno. Bankitalia le calcola in 140 miliardi e 333 milioni, con un incremento del 6,1% rispetto ai 132,178 miliardi dello stesso periodo 2007. Ma in maggio le cifre del 2008 e del 2007 si equivalevano (28,9 miliardi contro 28,3 miliardi), segnalando che il fenomeno è ormai in via d’esaurimento a causa del forte rallentamento dell’economia. Non è casuale che sia, in particolare, l’Iva interna a segnare una robusta frenata. Finiti i tesoretti, l’unica strada per ridurre deficit e debito passa attraverso il taglio delle spese. «L’azione correttiva - spiega nel Dpef il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti - si concentrerà principalmente sulla spesa pubblica, nella prospettiva di ridurla nella sua parte eccessiva e di ancorarla a regole evolutive più certe, senza intaccare la quota di garanzia sociale». Impresa tutt’altro che semplice. Non è riuscita a nessuno dei governi che si sono succeduti negli ultimi quarant’anni.