Decoder, indagine dell’Antitrust sul premier

Aperto un procedimento chiesto dall’Unione per conflitto di interessi. Palazzo Chigi: «Sarà dimostrata l’inconsistenza di ogni addebito»

Francesco Cramer

da Milano

Quasi sei italiani su dieci sono contrari alla grazia per l’ex leader di Lotta continua Adriano Sofri, condannato in via definitiva a 22 anni di carcere per l’omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi. Un sondaggio condotto da Ipsos per conto di Apcom, agenzia d’informazione di Telecom Italia Media, parla chiaro: «Il 57 per cento degli intervistati ritiene che Sofri, una volta guarito, debba rientrare nel carcere di Pisa». Per la maggioranza assoluta, quindi, Sofri deve espiare per intero la sua pena, mentre soltanto il 34 per cento è convinto che debba invece essere graziato.
Piccolo aggiornamento sulla tormentata vicenda dell’ex estremista rosso. La notte del 26 novembre scorso Sofri accusa in cella forti dolori allo stomaco, viene trasportato all’ospedale Santa Chiara di Pisa e operato d’urgenza. Colpito da un’emorragia all’esofago, sta sotto i ferri per tre ore. Poi, la rianimazione. Subito si riapre il dibattito «grazia sì, grazia no». Passano poche ore e i giudici stabiliscono di sospendere la pena: le sue condizioni di salute lo rendono un atto dovuto. Il mondo politico si spacca su un eventuale atto di clemenza. Il ministro della Giustizia Roberto Castelli, massimo esponente della fermezza, sembra avere qualche dubbio e dichiara di voler riesaminare il caso. Il «partito della grazia» intanto s’ingrossa. Anche An, tradizionalmente contraria, comincia a valutare questa ipotesi. Castelli studia e ristudia il fascicolo poi rompe gli indugi il 13 dicembre e con una nota fa sapere: «Il ministro è giunto alla decisione di non avanzare la proposta di grazia in quanto allo stato non sussistono tutte le condizioni richieste dalla prassi... Si fa presente che attualmente Adriano Sofri è completamente libero - si sottolinea - in quanto la pena gli è stata sospesa, e non sussiste nessun elemento negativo per la sua completa guarigione che il ministro, così come tutti, auspica». Sullo sfondo, un rebus giuridico non ancora risolto: il potere di grazia è da considerarsi «duale» (come ritiene Castelli), oppure di esclusiva competenza del capo dello Stato (come ritiene invece Carlo Azeglio Ciampi)?
Per ora, nel merito, si sono espressi i cittadini, cioè i mille intervistati rappresentativi di ogni area geografica, età, grado di istruzione e stato sociale. Gli italiani sono sostanzialmente informati sulla vicenda anche se il 46 per cento dice di averla seguita «solo superficialmente». Il 57 per cento, come detto, non concederebbe la grazia e il 64 per cento è contrario a un colpo di spugna sul periodo degli anni di piombo. Quasi sette su dieci dichiarano che «è meglio andare avanti nelle indagini sugli atti di terrorismo degli anni ’70 e ’80 e perseguire chi viene arrestato e condannato». Per la «pacificazione», soltanto il 27 per cento. Inoltre, per il 39 per cento del campione «Adriano Sofri ha avuto un comportamento che non lo ha particolarmente distinto, non molto diverso da quello di molti altri imputati». Per il 35 per cento Sofri s’è comportato in modo «corretto e degno», mentre il 26 per cento «non si esprime». Curiose le percentuali tra le categorie campione in cui prevale il sì alla clemenza: tra gli elettori di centrosinistra, solo il 50% vuole la grazia ma il 48% no. Stessa percentuale tra gli studenti: il 50% lo vorrebbe libero, ma il 48% no. Sull’annosa questione, una sola certezza: Sofri continua a dividere.