Deledda, per caso si scopre un caso di Tbc

(...) A distanza di dieci mesi dal caso Marco Polo con relative polemiche e grandi allarmismi, ora tocca al Liceo Grazia Deledda di Genova avere paura. Ancora una volta nessuna dichiarazione ufficiale da parte della scuola bensì solo l'intervento di una professoressa in una seconda del liceo linguistico. La docente, rivolgendosi ai propri studenti, ha ammesso un caso di Tbc conclamato nel piano superiore dell'edificio dove vengono svolte le lezioni dell'Istituto Internazionale. Lo stupore tra i ragazzi è stato grande come del resto la preoccupazione. L’insegnante non si è limitata a svelare il caso, ma si è soffermata ad illustrare i sintomi della malattia, spiegando quanto sia giusto dare la comunicazione del caso. Il Deledda e l'Istituto Internazionale comunicano tramite un piano di scale, il momento più a rischio di contagio è sicuramente l'intervallo delle lezioni poiché la maggior parte dei ragazzi usufruisce dei servizi alla macchinetta del caffè, magari con relativi scambi di bicchieri.
L’insegnante avrebbe anche ammesso che all'origine del contagio di questo anonimo studente ci sarebbe un viaggio all'estero durante le ultime ferie estive.
Nei confronti della «docente spia» dura reazione di alcune colleghe che hanno definito inappropriato l'intervento in classe.
In ogni caso le frasi di circostanza che «la situazione è sotto controllo» non hanno tranquillizzato i ragazzi che prontamente hanno avvisato i genitori.
Nello scorso dicembre un ragazzo brasiliano che frequentava l'Istituto Alberghiero Marco Polo di Quarto aveva cominciato ad avvertire i primi sintomi di Tbc polmonare ma solo nel mese di gennaio si presentò al nosocomio genovese facendo scattare l'allarme con notevole ritardo per tutte le misure previste in questi casi.
La Asl 3 di Genova applicò il protocollo per la malattie contagiose testando le persone che avevano avuto contatto diretto con la persona malata, ossia i compagni di classe e gli stessi docenti. Quattro dei suoi compagni ed un professore risultarono positivi al test ma il Dottor Walter Torello, responsabile del Nucleo operativo delle malattie infettive spiegò prontamente che la positività non significava malattia. Tutti nel corso della vita veniamo a contatto con questi tipo di bacilli ed è normale che ne rimanga traccia nel nostro corpo.
La paura e le polemiche accompagnarono per settimane la vita scolastica nell'Istituto Alberghiero e le presenze nelle classi calarono drasticamente, le informazioni ufficiali vennero date solo a chi frequentava quella stessa classe, mentre con il passare dei giorni si scoprì che il ragazzo contagiato aveva baciato nei mesi precedenti una coetanea di un altra sezione.
Di conseguenza una ventina di studenti si recarono volontariamente al presidio di via Archimede per fare il test ma furono rispediti a casa con la motivazione di farsi prima prescrivere dal medico curante una semplice lastra ai polmoni, nel frattempo il ragazzo contagiato veniva curato all'ospedale S.Martino nel reparto infettivi, in isolamento.
Al Deledda torna di fatto la paura e ancora una volta è incomprensibile la mancanza di comunicazione della scuola. La maggior parte dei genitori verrà a sapere la notizia per vie traverse o tra le pagine de Il Giornale come nei mesi precedenti.