DEMOCRAZIA A RISCHIO? UNA PANZANA

Funestata dalla presenza di Silvio Berlusconi, l’Italia sta precipitando nel baratro del terzomondismo e dell’autoritarismo. Lo va gridando da tempo Antonio Di Pietro, promotore d’un «appello alla comunità internazionale» perché intervenga, a salvaguardia degli italiani oppressi. Lo ha ripetuto, in un articolo sul quotidiano inglese The Independent, il direttore di Repubblica Ezio Mauro: secondo il quale l’Italia, asservita al Grande Comunicatore, «non ha più una sua capacità di reazione autonoma e non è più in grado di farsi opinioni spontanee». A volte meno esagitate, ma in sintonia con queste, le altre diagnosi dell’opposizione sullo stato del Paese: che un tempo, si dice, fu il Bel Paese.

Pur essendo inserito nella misera folla dei cerebrolesi, oso azzardare qualche considerazione sulla validità non di critiche sempre accettabili e spesso utili, ma di anatemi d’impronta biblica aventi per unico scopo la cacciata del Cavaliere da Palazzo Chigi. Cercherò d’evitare i toni sopra le righe, non opporrò l’ipotesi d’un progetto eversivo al «regime» di cui favoleggiano Tonino da Montenero di Bisaccia e altri. Mi limito, preliminarmente, a una modesta osservazione. Se Berlusconi, non per un voto di sfiducia del Parlamento e nemmeno perché riconosciuto colpevole di Alto Tradimento, ma solo per qualche leggerezza d’alcova, dovesse andarsene, chi sarebbe abilitato a sostituirlo? La risposta dei fustigatori sembra ovvia.

Dovrebbero sostituirlo i detentori della moralità, gli apostoli dell’intemeratezza privata, i guerrieri dell’arena politica che nel gossip più abbietto hanno la migliore arma contro l’avversario. So - mi riuscirebbe difficile dimenticarlo - che questo scenario in cui sguazzano i Di Pietro e i Mauro ha una pecca non trascurabile. Contraddice le norme democratiche secondo le quali il potere è espresso dai cittadini, si vota e chi ha la maggioranza governa, chi è in minoranza si oppone al governo. Il cui Capo non è scelto in base alle indicazioni di personaggi autoproclamatisi Maestri di vita, ma in base al responso delle urne. Nulla vietando ai Maestri di vita, se davvero pensano di poter scagliare la prima pietra, d’esprimere riprovazione sul mondo delle escort.

La libertà d’informazione è sacrosanta, ma non più della libertà dei cittadini di scegliere i loro rappresentanti e governanti. Fermo restando che una più consapevole discrezione e attenzione in certi rapporti e frequentazioni sarebbe auspicabile anche per chi non è santo. Ma Berlusconi, argomenta Ezio Mauro, si giova d’un assoluto dominio sui mezzi d’informazione. Per quello vince. È un ritornello che viene ripetuto agli italiani dal giorno in cui, nel lontano 1994, Berlusconi scese in campo. In effetti il conflitto d’interessi si profilò fin dall’inizio. Tuttavia il declamato strapotere mediatico del Cavaliere non impedì che fosse più volte sconfitto, e la presenza della sinistra a Palazzo Chigi non portò a una legge sul conflitto d’interessi, dovette farla – buona o cattiva che fosse – il centrodestra.

La verità è – a mio avviso – che i Tonini d’ogni risma tuonano contro Berlusconi pur sapendo che ogni alternativa è improponibile. Non è che tutte le decisioni del decisionista m’incantino. Ma dove li andiamo a trovare i personaggi da rimpiangere? Sicuramente De Gasperi: non per caso flagellato dai precursori ideologici degli attuali nemici di Berlusconi come bigotto e viscerale anticomunista. Mario Scelba, onestissimo ministro degli Interni – è morto povero –, fu additato agli italiani come sbirro sanguinario. Dunque non finga, la sinistra attuale, d’onorare quella stagione in cui la libertà – e fosse anche la libertà delle beghine – trionfò sugli aneliti stalinisti del Fronte Popolare. Dopo d’allora, chi ha gestito l’Italia meglio di Berlusconi? Di sicuro non i politici dei governi balneari, di un deficit pubblico allucinante, della sciagurata parentesi prodiana.

Se oggi Tremonti deve opporre i suoi niet alle innumerevoli richieste d’altri ministri, è anche perché tanti prima di lui hanno dilapidato alla grande. Parlando di Berlusconi non mi associo agli incensamenti – che a volte per la smodatezza suscitano imbarazzo – d’alcuni suoi cortigiani. Ma ha il diritto e il dovere, finché gli italiani glieli attribuiranno, di tenere le redini di questo difficile Paese.
Mario Cervi