«Il denaro delle elemosine finisce in droga e bottiglie»

La denuncia degli operatori sociali che vivono a contatto con i senzatetto: non hanno bisogno di altri soldi, il Comune provvede a vitto e alloggio

(...) la faccia prostata a terra, «perché la schiena fa male e non riesco proprio a stare dritto e cammino con fatica». Ebbene, arrivate circa le 18 di sera, con aria circospetta, Françisco lentamente si alza, pone nel suo enorme sacco la sua roba, e, sempre facendo attenzione che nessuno badi a lui, inizia pian piano a muoversi. Poi svolta l'angolo in un vicolo e, in un batter d'occhio, sparisce. Come è possibile? Se si prova ad inseguirlo si vedrà una persona sì un po' malconcia, ma non certo afflitta da atroce mal di schiena né dall'incapacità quasi di muoversi, anzi! Per seminare chi lo insegue fila lesto, con furbizia passa magari vicino ad un gruppo di compagni che fan subito da intralcio e da muro e che fan perdere le sue tracce. Un barbone decrepito? Sembrava di più Arsenio Lupin con un abile travestimento... E poi ci sono i tossicodipendenti, uno di loro, ancora con la siringa in mano, porta a tracolla una bella fisarmonica. Quella che poco prima allietava i passanti di piazza delle Erbe raccogliendo parecchi spiccioli. Ecco dove va questa carità! «È ipocrisia - denunciano i sacerdoti e gli impiegati delle Edizioni Paoline che se li trovano quasi tutti i giorni davanti - La gente crede di dare uno spicciolo e fare del bene, ma in realtà fa il loro male! Non è questo il modo di fare la carità cristiana! I soldi vanno dati agli enti che aiutano queste persone: penseranno loro ad utilizzarli al meglio e farli arrivare a chi veramente ha bisogno».
A questo proposito ecco un altro episodio eclatante. Riguarda proprio i consueti frequentatori di piazza Matteotti antistante la Libreria delle Paoline: un gruppo di giovani ragazzi rumeni o macedoni che tampinano la gente che esce dalla libreria. La domanda di rito: «Hai dei pregiudizi razziali?» (come rispondere di no?) è la trappola per vedersi spillare qualche soldo. «A fine giornata vengono da noi a cambiare i soldi. Sapete quanto fanno? 80-90 euro in media a testa, ma a volte arrivano anche a 200! Ma anche questi sono soldi che non finiscono a buon fine. Questi giovani ragazzi sono sfruttati e tenuti in pugno col ricatto: hanno una sorta di capo, che tiene i loro documenti, che li incita, organizza i loro turni, e che li sgrida se non riescono a ottenere sufficienti elemosine».
Dei soldi raccolti solo una parte tornerà alle loro famiglie d'origine, una buona parte va ad arricchire le tasche di qualche ricco «protettore», se così lo si può chiamare. «La gente non lo sa, o non lo capisce. Ma se esiste un solo modo per fermare questo scempio è finirla con il dare loro soldi... Il Comune e le autorità dovrebbero impedire che questo avvenga!».
Anche una ragazza che ha lavorato molto a contatto con queste situazioni, facendo volontariato in alcune delle mense per i poveri, denuncia questa situazione. E spiega: «Alcuni mi raccontano che ricevono dal Comune quei 20-25 euro giornalieri per sopravvivere. Siccome noi gli diamo da mangiare gratis e spesso anche di notte alloggiano in qualche dormitorio, quei 20 euro sarebbero più che sufficienti per campare. Invece vanno a elemosinare in giro, sempre che non si mettano a rubare, perché non hanno nulla da fare. E coi soldi raccolti e ricevuti, anche dal Comune, che fanno? Comprano da bere e da fumare. Si ubriacano o si fanno degli spinelli o di peggio... Noi li sgridiamo quando vengono da noi ubriachi, anzi li lasciamo senza pasto... Serve una volta, ma poi? Cambiano posto, a volte non li rivediamo più». È il caso, ancora, di un gruppetto di sudamericani che, al termine della giornata, si ritrova nella zona di Porta Soprana per fare il conto degli spiccioli racimolati. Una ragazza corre subito in tabaccheria a comprare diversi pacchetti di sigarette, mentre il suo compagno la raggiunge con varie bottiglie di birra. Non appena si accorgono che qualcuno li sta fotografando, lanciano improperi e subito cambiano aria. Tutti stranieri? C'è anche qualche italiano, come Luigi, la disperazione dei parroci. Entra nelle chiese e si mette a bestemmiare ad alta voce e non smette finché qualcuno non fa quel che vuole lui. «Un'arma veramente ignobile e che disturba tutti... non si sa più come fare! A volte l'unica soluzione è allontanarlo con l'aiuto del sacrestano o di qualche fedele». Testimonia padre Agostino dei Gesuiti, che racconta anche di Bobbi, mendicante dello Sri-Lanka che da qualche settimana ha fissa dimora nel porticato di via Petrarca. «Lo hanno portato più volte all'ospedale, perché sta poco bene, ma lui scappa. Non vuole essere aiutato. Ha anche un amico che viene a portargli ogni giorno da mangiare e dell'acqua e che potrebbe ospitarlo, ma lui vuole stare lì». Andandolo a trovare, si scopre che ha fatto amicizia con un altro mendicante, Pietro di Lavagna. Che con onestà spiega: «Sono un poco di buono. Ma almeno io non mi metto a fare scenate, a fingere chissà quali malattie o a rubare, come fanno invece quelle zingare...». E qui si tocca il culmine massimo di questa panoramica sui «falsi poveri» o, meglio, «sui poveri sfruttati». Voci e leggende parlano di rom mendicanti con la Ferrari. Non tutte le leggende sono fantasia. Infatti non si tratta di una Ferrari ma bensì di una Mercedes! È quella del «patron» del gruppo di zingari che ha attuale sede di accampamento a Pegli, dopo che qualche mese fa sono stati cacciati dalla zona della Fiera del Mare.
«E ora riceveranno pure una casa dal Comune» fanno notare diversi testimoni oculari, che confermano l'avvistamento di più d'una zingarella che, lesta e furtiva, sparisce nel nulla. O meglio, nella Mercedes che ogni sera passa e recuperare le varie ragazze e signore che hanno lavorato per le strade di Genova. Sono divise in tre squadre: una di ladruncole, un'altra di mendicanti, la terza di maghe e cartomanti. Iniziamo dalle prime: girano spesso sugli autobus. Di solito in coppia cosicché non appena abbiano sottratto il portafogli a qualcuno, lo passano alla compagna e loro risultano «pulite». Se si accorgono di essere osservate, si affrettano a scendere dall'autobus e prendono quello subito dopo. Se ancora osservate, cambiano alla fermata successiva e poi si dileguano. Inutile narrare la loro abilità nel disperdersi nella folla, battono persino Françisco. Su presunte fattucchiere, sibille e cartomanti inutile spendere parole: con il loro tavolino e il loro armamentario attirano tanti che abboccano con facilità all'amo. Il terzo gruppo, quello delle mendicanti rom. Sono quelle che sono negate nell'arte dello cartomanzia e dello scippo. Si piazzano sui gradini delle chiese (ad esempio su quella del Gesù in piazza Matteotti ce ne sono diverse), a volte dando luogo a delle lotte con mendicanti di altre fazioni o nazionalità. Per non parlare dello spettacolo dei gradini inzozzati alla fine della giornata: il povero sacrestano è evidentemente pagato anche per questo lavoro di pulizia extra. Eppure né carabinieri, né polizia, né vigili intervengono. Anzi, si passano spesso la responsabilità delle competenze. E dire che le volanti passano giornalmente accanto a questa rassegna di poveri: invisibili. «Non abbiamo elementi per fermarli. A Genova non è ancora vietato fare accattonaggio». (In altre città d'Italia, sì, fa notare qualcuno, che domanda: ma il Comune perché lo permette?). E nessuno di loro ha né tempo né voglia o, più semplicemente, né l'ordine né la direttiva, di mettersi a seguire i giri di soldi che finiscono in alcool, le bande di stranieri sfruttate e incitate a estorcere elemosine, gli storpi che si trasformano in atleti, il paralitico della stazione Brignole - un altro dei tanti della lista, vivo e vegeto, non una «leggenda metropolitana», - che se ne esce dal bar reggendo la tazzina da caffè in mano e con il bastone, che prima a stento lo reggeva, bellamente sotto braccio. Che qualcuno sia appena stato testimone di un prodigioso miracolo?
(1 - continua)