Denise e i bambini svaniti nel nulla

Il bambino e il nulla. La vita, la gioia, il cielo, il futuro. Il buio, il dolore, l’assenza, la fine. Ricordo e disperazione. Sono i due estremi tra cui oscilla il pensiero e il sentimento di quelle madri e di quei padri ai quali qualcuno ha portato via la felicità della casa: il bambino, la bambina. Qualcuno chi? È difficile dare un nome al pronome. Difficile ma necessario perché sono sempre di più i bambini che in Italia spariscono nel nulla. Qualche numero aiuta a capire meglio: fino al 7 dicembre dello scorso anno «risultano ancora da cercare» sul nostro territorio nazionale 1.687 minori secondo la Direzione centrale Anticrimine della Polizia di Stato. 385 hanno tra 0 e 10 anni; di questi, 107 italiani (lo scorso anno 52) e 278 stranieri. Come si usa dire: i numeri parlano da soli. Soprattutto perché soltanto pochissimi casi hanno l’onore della cronaca giornalistica e giudiziaria. La stragrande maggioranza dei bambini scomparsi sparisce nel nulla senza lasciare neanche la memoria del nome. Buio. Per sempre.
I dati citati li ho presi dal libro di Rita Pedditzi, giornalista e consulente per il programma Chi l’ha visto?, Bambini scomparsi, appena pubblicato da Aliberti. A sua volta la Pedditzi cita il blog di Beppe Grillo che presta attenzione al fenomeno dei bambini scomparsi e al quale ha scritto una lettera Piera Maggio, la mamma della piccola Denise Pipitone, scomparsa il 9 settembre 2004 mentre giocava a Mazara del Vallo davanti casa. «La diffusione delle immagini dei bambini scomparsi è molto importante per le ricerche», scrive la mamma della piccola Denise, «per tenere alta l’attenzione, sensibilizzare le persone a stare attenti». Il nemico mortale, in questo caso, è l'indifferenza. Si tende a vedere questi casi come isolati, estremi e, comunque, non nostri. Si sbaglia. «Neanche io», dice la signora Piera, «potevo immaginare che un bel giorno avrei preso la lotteria della disgrazia, catapultata in un'altra dimensione, eppure la sto vivendo». Che cosa si può fare? Intanto informare, dare notizie. C’è un sito: www.cerchiamodenise.it, servirà? Non ha importanza chiederselo. Potrà servire a evitare che altre Denise finiscano nel nulla.
Il libro di Rita Pedditzi ricostruisce molte storie di bambini scomparsi. Il caso Denise, quello di Angela Celentano, il caso di Stefania Pugliesi, l'altro di Salvatore Marino, quello di Sergio Isidori o di Vincenzo Monteleone. La lista è lunga, angosciante. Sono ricostruiti i momenti prima della scomparsa, sono individuati i luoghi, cosa faceva il bambino, con chi era. In molti casi emerge un filo conduttore: la pista nomade, i giostrai, gli zingari. Anche nel caso di Denise c'è una presenza nomade. «L’ipotesi prevalente», scrive Rita Pedditzi, «è che sia stata portata nel campo nomadi di contrada Galena, vicino ad Agrigento, noto alle cronache perché da lì è partito il commando di nomadi kosovari che assassinò un imprenditore nella sua villa di Taormina». Nei giorni della scomparsa di Denise si era accampato proprio nei pressi di Mazara del Vallo, un campo nomadi. Il 18 ottobre 2004 a Milano, una guardia giurata filma una bambina molto somigliante a Denise, in compagnia di alcuni nomadi. Ma quella bambina non è mai stata identificata. Due anni dopo, il 17 ottobre 2006, c’è una segnalazione a Latina. È giorno di mercato. Il traffico procede lentamente. Una donna alla guida della sua auto avanza di pari passo con il vecchio modello di una station wagon: getta uno sguardo all’interno e nota una bimba molto somigliante a Denise. Con lei ci sono dei nomadi. I nomadi si rendono conto di essere osservati e subito con violenza fanno accucciare la bambina sul sedile. La donna riesce a prendere il numero della targa e a consegnarlo ai carabinieri: quella macchina risulta intestata a una pregiudicata di Milano.
Dunque, ancora una volta Denise e i nomadi, ancora una volta Milano. I carabinieri sentono la proprietaria dell'auto ma non si arriva nulla: la donna è una sbandata che frequenta i nomadi e che, forse, ha prestato l'auto ad alcuni di loro. Le ricerche dell'auto non danno alcun risultato, svanita nel nulla.
Sono i nomadi a portare via i bambini? C’è della verità in questo pregiudizio? Il libro della giornalista di Chi l’ha visto? è ben documentato e avanza l’ipotesi sulla base di fatti. La pista nomade ritorna ciclicamente e se n’è parlato nei casi di scomparsa di Pasqualino Porfidia, Santina Renda, Angela Celentano, Farina e Colletta. E ancor prima di loro si è parlato di nomadi per Sergio Isidori e Vincenzo Monteleone.
Negli anni Ottanta è stato scoperto un traffico illegale di bambini dalla Jugoslavia all’Italia, attraverso l’Austria. All'epoca si parlò di centinaia di bambini, prelevati dalle loro famiglie e in cambio di poco meno di 300mila lire o rapiti, smistati in Italia per essere venduti a gruppi nomadi che li addestravano a rubare e a mendicare. Si parla di un vero e proprio traffico di bambini su commissione da nomadi per essere venduti a coppie sterili di insospettabili. Proprio questo è l’aspetto più drammatico: dietro la scomparsa di bambini c’è un traffico che ci fa capire che non si tratta di un fenomeno casuale, ma di un sistema il cui punto di forma è l'anonimato e il silenzio. Ecco perché per evitare che i bambini scompaiano nel nulla è bene informare e parlare di chi non c’è più.
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