LItalia ha un giacimento energetico di biogas «chiavi in mano», in grado di far risparmiare fino a 5 miliardi di euro lanno sullimportazione di gas, di far crescere di 5 punti il Pil di settore e integrare il reddito dei produttori, vale a dire le aziende agricole, oltre al vantaggio in termini ambientali. Una risorsa energetica di almeno 650 megawatt che però non viene messa in rete, perchè mancano decreti attuativi sulle modalità per farlo. Gli agricoltori le aspettano da anni, mentre in Nord Europa con il biogas ci alimentano le automobili e i mezzi pubblici, ci riscaldano gli ospedali e le scuole mentre lItalia è costretta a importare l85% dellenergia che consuma e le aziende pagano lenergia il 30% rispetto a Francia e Germania. La denuncia arriva dalla Cia, confederazione nazionale degli agricoltori che nellambito della sesta conferenza economica a Lecce, ha presentato un rapporto sulle agroenergie. «Migliaia di aziende sarebbero già in grado di mettere in rete e quindi vendere la propria produzione di biogas come avviene già in Nord Europa ma la burocrazia ci impedisce di girare la chiavetta» dice il presidente Cia Giuseppe Politi.
«Da 2 anni aspettiamo i decreti attuativi dal ministero dello Sviluppo economico e dallautorità dellenergia elettrica e del gas sulle modalità di messa in rete di questa fonte energetica che altrove sfruttano già da anni. Forse a pesare sono i contratti stipulati con Gazprom» afferma Marino Berton, presidente dellAiel, associazione di settore. Le imprese agricole potrebbero produrre 8 miliardi di metricubi di biogas entro il 2030, con un risparmio di 5 miliardi di euro lanno sullimportazione di gas, dice la confederazione italiana degli agricoltori e la creazione, entro il 2020, di 250mila posti di lavoro.