Depressi? Ecco «P11» la molecola che fa tornare il sorriso

Elena Jemmallo

Una molecola contiene il segreto del nostro umore: la sua carenza causa depressione, mentre la sua somministrazione ha lo stesso effetto terapeutico dei farmaci antidepressivi, cioè spegne il malumore. Ne sono convinti i ricercatori della Rockfeller University, guidati dal premio Nobel Paul Greengard, che hanno soprannominato «P11» la proteina rivelatasi ora cruciale per la cura dei depressi. Una malattia che anche in Italia colpisce milioni di persone e che ha sfaccettature diverse, in molti casi di difficile diagnosi, e che riguarda praticamente tutte le età: dall'infanzia, all'età adulta, fino alla vecchiaia.
La scoperta, ottenuta attraverso una ricerca sui topi e finanziata dai National Institutes of Health statunitensi, apre ora una porta a nuove innovative terapie. A pubblicare la notizia per prima è la prestigiosa rivista medico-scientifica Science. Se la proteina P11 scarseggia, «i topolini mostrano comportamenti simili a quelli delle persone depresse. Mentre se i suoi livelli tornano a essere sufficienti, l'effetto è lo stesso di una cura a base di anti-depressivi», spiega Paul Greengard, neuroscienziato della Rockfeller University, che insieme a Eric Kandel nel 2000 ha ricevuto il Nobel in fisiologia e medicina per i suoi studi sui sistemi di segnalazione neuronali.
Il suo team ha scoperto che la «P11» è l'anello mancante a lungo cercato per capire le basi molecolari della depressione: il suo compito è infatti quello di regolare la serotonina, una sostanza ben nota agli psichiatri come responsabile di diverse patologie psichiatriche fra cui proprio depressione e attacchi d'ansia. La serotonina è una molecola che i neuroni rilasciano per comunicare tra loro. All'interfaccia tra due neuroni (che prende il nome di sinapsi) il trasmittente rilascia serotonina, che viene captata dal ricevente: nel cervello di una persona malata di depressione c'è un disequilibrio di questi meccanismi. Gli antidepressivi agiscono ripristinando questa corretta comunicazione, ma fino ad oggi con meccanismi che rimanevano praticamente ignoti a medici e ricercatori. Ora si è venuti a capo anche di questo problema. Per esplorare il funzionamento di un particolare recettore, il team di Greengard ha condotto dei test mirati a chiarire quali proteine interagissero con le cellule cerebrali: hanno così scoperto che è la P11 a interagire con i recettori della serotonina. Poi hanno visto che la quantità di P11 è direttamente legata all'umore: se i livelli di questa molecola nel neurone sono scarsi anche i recettori per la serotonina lo sono e le cavie manifestano sintomi depressivi. Il secondo passo è stato quello di vedere se, ripristinando corretti livelli di P11 nel cervello dei roditori depressi, i sintomi rientravano. È stato esattamente così.
Infine gli scienziati si sono concentrati sull'azione dei farmaci: hanno testato sui topolini tre farmaci di classi diverse e hanno potuto constatare che tutti, quando agiscono, lasciano salire i livelli di P11. Una prova inconfutabile del fatto che i diversi farmaci usati come antidepressivi (attualmente ne esistono una cinquantina) agiscono sui livelli di questa proteina. Rimane da capire, ora, quali siano i meccanismi di azione, ma i ricercatori pensano che la scoperta possa già aprire le porte, se non a nuovi farmaci, almeno a nuovi approcci terapeutici.