IL DEPUTATO PDL 4 NINO DI VIRGILIO

Nino Di Virgilio, vicepresidente Pdl alla Camera, ha pronta una legge che propone la decurtazione del 50 per cento delle vincite superiori a una certa cifra, da devolvere in beneficenza e per la ricerca. Abruzzese riservato, ex primario di medicina interna agli Ospedali Riuniti di Roma, politico per passione. Promosso per tre legislature nel Lazio, è alla Camera dal 2001. Di Virgilio è anche relatore ufficiale sul testamento biologico che ha modificato in sei punti sottolineando soprattutto la necessità del coinvolgimento della famiglia nella scelta finale. «Verrà messo ai voti a ottobre - dice -. Fini e anche i suoi ai tempi si sono detti subito d’accordo col mio testo, ma ora le cose sono cambiate e temo un no».
Che cosa pensa di Fini?
«È ambizioso, intemperante, non sopporta più la leadership di Berlusconi, ma vorrei ricordargli che nessuno l’ha obbligato quando si formò il Pdl a farne parte, gli venne chiesto di rinunciare al suo simbolo per andare alle elezioni sotto un’unica bandiera e col nome di Berlusconi e lui accettò. Ora all’improvviso non gli va più bene niente».
Sembra chiaro che la leadership la voglia Fini...
«Certo, ma non è con questo sistema che si dimostrano le proprie capacità. Doveva saper aspettare il momento opportuno e lasciar finire la legislatura. Nel frattempo dimostrare le sue capacità di capo, se capo vuol diventare e guadagnarsi i suoi elettori come ha fatto Berlusconi. Buttare a gambe all’aria una maggioranza come mai prima c’era stata è stato un atto deprecabile».
Ma dopo quel che è successo quando vi trovate a sedere gomito a gomito alla Camera o in Senato o alla bouvette per il caffè, che diavolo vi dite, come vi comportate?
«C’è più intesa di quanto si creda. Io stesso siedo vicino a un finiano convinto eppure ci si trova spesso d’accordo. In privato sembra che tutto sia risolvibile, poi quando si va allo scoperto molti cambiano. Io penso che prevalgano le colombe».
Non crede che ci sia l’influenza della Tulliani dietro l’improvviso cambiamento di rotta e l’atteggiamento fin troppo critico di Fini?
«La Tulliani è una donna molto decisa, io l’ho conosciuta una sera a cena a casa di Gaucci e mi è sembrata un tipo forte. Non so se ci sia lei dietro al cambiamento comportamentale di Fini, ma se si va a vedere, l’arrivo della Tulliani ha coinciso col cambiamento di Fini».
Come andrà a finire?
«Per come stanno le cose ora come ora, non c’è che il voto e il voto è una incognita per tutti. Buttare all’aria un impianto che funzionava bene costerà soldi e lacrime. Ho pronta una proposta di legge per la istituzione della Commissione parlamentare per la promozione e la tutela dei diritti umani, che io vorrei discutere in Parlamento a ottobre, ma cosa sarà di noi a ottobre?».
Una domanda al medico, più che al politico: lei pensa che Berlusconi abbia la forza fisica di affrontare tante battaglie?
«Se posso essere sfacciato le dirò che di problemini ne abbiamo senz’altro più io e lei che non il Cavaliere. L’ho visitato diverse volte e devo dire che è una vera roccia e questo mi sorprende perché non ha vent’anni e in passato qualche problema l’ha avuto, ma ha superato tutto, ha una ripresa sorprendente, una forza singolare. Che non contino su eventuali problemi di salute per spodestarlo».
Passerà la sua proposta di scippare il 50% delle vincite all’Enalotto?
«Onestamente non so. Ho posto come limite 70 milioni di euro e se uno ne vince di più, su quell’eccesso ne detrarremmo il 50% da devolvere a fini benefici, alla ricerca. Ma c’è un’altra mia proposta di legge che mi sta più a cuore, quella dei defibrillatori».
Se sta a cuore a lei...
«Se pensa che muoiono circa 300mila persone l’anno in Europa e 30mila solo in Italia per arresto cardiaco e che basterebbe il pronto intervento di un defibrillatore per salvarne buona parte, capisce quanto sia importante. Ho proposto l’impianto di defibrillatori negli aeroporti, alla fermata delle metropolitane, ovunque possa accadere che una persona sotto arresto cardiaco abbia bisogno di un intervento immediato».