Deriva del Fli a sinistra, l'ultimatum di Granata: "Urso e Ronchi lascino"

Il partito di Fini ai ferri corti con l'ala moderata e con l'Udc. Sul tavolo le alleanze per le amministrative. Casini preoccupato: come possiamo appoggiare chi va in piazza col Popolo viola e l'Idv?

Roma - Prima i sospetti sui franchi tiratori, poi la polemica sulle amministrative e i timori di un continuo spostamento del baricentro verso sinistra. Il giallo sullo scrutinio segreto che sul processo breve ha regalato sei voti in più alla maggioranza, manda in fibrillazione il Terzo Polo e fa perdere le staffe ai vertici di Futuro e Libertà. Fabio Granata non usa mezzi termini e dalle colonne del Fatto lancia un ultimatum ai rivoltosi Adolfo Urso e Andrea Ronchi: "Si guadagnino il consenso interno oppure facciano questa rottura se non vedono l’ora di tornare nel Pdl".

Gli interrogativi sull’identità dei deputati che hanno "tradito" le indicazioni del gruppo parlamentare di riferimento continuano ad alimentare i sospetti. In cima alla classifica degli indiziati ci sono proprio quei deputati moderati di Futuro e Libertà che sono in disaccordo con la linea dura assunta da Gianfranco Fini per assecondare il falco Italo Bocchino. Parlamentari che si ritrovano intorno a Urso e Ronchi e che mercoledì si erano riuniti per decidere la linea da seguire in vista delle amministrative. Linea che, tuttavia, è quella di non fare polemiche proprio per evitare che la responsabilità di un eventuale fallimento del Fli al voto possa essere in qualche modo addossata a loro.

"Tutti quelli che mi conoscono sanno bene che agisco alla luce del sole, con coerenza e trasparenza", ha detto Urso con un marcato tono di irritazione. Sebbene Bocchino ritenga "impossibile" che i franchi tiratori siano nascosti tra le fila dei futuristi, Granata chiede chiarimenti e ua presa di posizione netta e inequivocabile. "Gli incarichi sono provvisori, noi vogliamo essere un partito vero, realmente democratico - spiega Granata al Fatto - quando si faranno tutti i congressi a livello locale starà a loro guadagnarsi il consenso interno oppure si faccia questa rottura se non si vede l’ora di tornare nel Pdl". Ma dall'Europarlamento il promotore di Fareitalia, Giovanni Collino, non ci sta: "Granata vuole restare solo con le sue vecchie fantasie ideologiche, per ritrovarsi insieme tra le bandiere rosse, per questo auspica che chi non condivide queste follie vada via".

Intanto resta il nodo sulle amministrative. E' proprio Granata a confermare che nel capoluogo lombardo il Fli non appoggia il sindaco uscente Letizia Moratti, ma punta sul comunista Giuliano Pisapia. Stesso discorso per Napoli. Bocchino è convinto che la riscossa del Fli partirà proprio da Milano. Ma Urso e Ronchi non sono gli unici ad essere preoccupati per questa deriva a sinistra. Anche Pier Ferdinando Casini è seriamente impensierito, tanto da aver voluto incontrare nei giorni scorsi i finiani scontenti. Il leader centrista teme, infatti, che questa deriva a sinistra possa allontanare gli elettori moderati e avere una ricaduta negativa sulle amministrative che rappresentano il primo banco di prova elettorale per il Terzo Polo.

L'Udc vuole che sia direttamente Fini e non solo Bocchino a intervenire per smorzare i toni e ricompattare i suoi. Ma la deriva dei falchi è ormai un dato di fatto. "Le dichiarazioni di Granata non aiutano - commenta il deputato Udc Mauro Libè - danno solo armi ai nostri avversari politici". Come potranno i centristi giustificare ai propri elettori il sostegno a candidati sindaco di estrema sinistra? E come potranno spiegare la presenza di esponenti del Terzo Polo in manifestazione con il Popolo viola e l’Italia dei valori?