Il design di Gaetano Pesce fra barocco e avanguardia

Anche i pezzi multipli possono essere unici. Come dimostra la sua Sedia portaritratti

Il Novecento è il secolo del design, la prima espressione di un'arte democratica. Possiamo dire che la storia del design coincida con l'evoluzione della democrazia, e che quello che noi abbiamo assunto come diritto e come principio di uguaglianza fra gli uomini trovi realizzazione nel passaggio dell'opera d'arte da uno spazio mistico e irraggiungibile, che è lo spazio dei pochi, non rispetto ai molti, ma ai pochi rispetto ai nessuno. Gran parte dell'umanità è stata nessuno rispetto ai diritti.

Ora, nel momento in cui il mondo che abbiamo davanti è un mondo di individui tutti uguali, anche quello che circonda la vita quotidiana, una casa, con mobili, con oggetti, può somigliare moltissimo a quello di chi si compra la casa ed è potente e ricco, e non ha soltanto i capolavori di arte antica o moderna, il cui valore è legato al prezzo, ma oggetti, come le sedie che abbiamo intorno, che hanno un prezzo accessibile a tutti. Ciò che ci circonda indica uguaglianza. Io, studente, avevo, nella stanza in cui dormivo lEclisse di Mario Bellini, una lampada che era un oggetto d'arte. In altri ambienti, in altre case, vedevo il giradischi di Brionvega, che era per pochi. Comunque tutti questi oggetti, che noi ricordiamo, ci indicano che la funzione estetica è diventata democratica attraverso il design, in perfetta contraddizione con la fuga in avanti dell'Avanguardia.

L'Avanguardia è una terribile, violenta e necrofila impresa di presa di distanza dal popolo, per convincere il popolo che la merda è un'opera d'arte. Ma non convincerà mai il popolo, che ha ragione: la merda non è un'opera d'arte. È l'orrore di gran parte delle opere d'arte contemporanee, che piacciono ovviamente a quelli che devono apparire perfettamente consapevoli del senso dell'opera. Il senso dell'opera è in perfetta contraddizione con il popolo. Il popolo entra in un museo e vede le tele tagliate, e si chiede perché. Una inserviente delle pulizie entra in un museo, quello di Bolzano, e vede bottiglie buttate a terra, una performance nichilista, e butta via quelle bottiglie. E fa bene. Il popolo giudica, come è giusto, che quello che non è non dev'essere; ma il nichilismo fa sì che quello che gran parte dell'arte d'avanguardia produce sia distante mille miglia da popolo.

Ma perché il popolo dev'essere ingannato? Perché il popolo deve credere che un aborto sia per se stesso un'opera d'arte, perché lo ha stabilito l'artista? E perché in questo schema ribellarsi a quell'aborto diventa una specie di negazione dell'arte? Io devo dire che sono scettico su molto di ciò che l'Avanguardia ha prodotto, ma sono perfettamente convinto che l'espressione più alta di un'arte povera non sia quello che ha immaginato Kounellis.

Ora, l'unico artista d'avanguardia che io conosco che si è ribellato a tutto questo è Gaetano Pesce. Non si può negare che tutto ciò che lui fa possa essere inscritto nella sfera del design. E però un design che contraddice molti principî. Il principio fondamentale del design è la molteplicità, la riproduzione senza limiti: una ordinata serie di sedie che sono una uguale all'altra, all'infinito. Sono per tutti e per sempre. Il principio del design è inventare un'idea, che può essere quella di ricalcare le sedie Luigi XVI e poi riprodurle in poliacrilato. E certamente è un'idea. Che non ha il limite del pezzo unico, come è tipico dell'arte, ma ha la diffusione e la molteplicità che ne abbassano anche il prezzo. Un mobile di un architetto importante può arrivare a cifre proibitive, ma anche l'Ikea produce qualcosa che ha ambizioni di design e può costare pochi euro. Il design è arte di tutti, arte veramente democratica.

Pesce, con un urlo profondo di ribellione, reclama che anche i pezzi multipli siano unici: è meglio farne mille unici che cento o mille fatti come uno. E lo dichiara, anche con la Sedia portaritratti del 2018, entrando nel discorso della democrazia, dell'uguaglianza, dell'Arte per tutti, che possiamo far risalire agli ultimi ottant'anni, e forse un po' di più. L'uguaglianza fra le persone, le cose, le culture, le eredità cui aspiravano i pensatori del XIX secolo e dell'inizio del XX sono traguardi profondamente superati. L'uguaglianza porta inevitabilmente alla noia e alla non comunicazione, perché avendo uguali pensieri e comportamenti non ci resta, evidentemente, niente di originale da dire.

È come il cappio del design, con tutte le occasioni in cui Pesce ha testimoniato la sua originalità. Infatti, per dimostrarlo, scrive: «L'opera - questa - è l'ennesimo omaggio alla diversità, che secondo il suo creatore è motore di comunicazione. Gli uguali non comunicano, invece lo fanno i diversi. In un'epoca in cui tutto è standardizzato e globalizzato, la tendenza alla differenza e all'unicità è ciò che fa immaginare il futuro trasformandolo in un elargitore di progresso».

Quindi ciò che interessa a Pesce è la differenza. Sostanzialmente intende restituire la condizione del designer a quella dell'artista rinascimentale, ovvero barocco. In lui l'artista barocco è più forte; la personalità che gli è più vicina è quella del Borromini. E l'idea di una visione spericolata delle forme è quella che porta alle sue invenzioni. Ciò che lui persegue sul piano dell'estetica della architettura e degli oggetti - non è un artista nel senso delle categorie tradizionali - è ciò che io ho perseguito per quarant'anni nell'esercizio della critica. Una critica che non sia serva di un potere che impone valori inevitabili. Tutto è evitabile, perché l'arte contemporanea si manifesta nella sua infinita varietà. È difficile anche prevederlo. Non per caso io sono stato fra i primi che hanno sostenuto la grandezza di Antonio López García rifiutandomi di credere che i vaniloqui di Merz o di Kounellis fossero le uniche prospettive possibili. Certamente ci sono, ma non devono essere una dittatura contro il diverso da loro. Il diverso è l'arte. Senza diversità non c'è arte. E Gaetano Pesce è il più diverso di tutti i designer.

Devo dire che alcuni hanno inteso la lezione di Pesce, come i fratelli Campana, che hanno inventato oggetti in cui la diversità chiama un consenso che è proprio lo stupore, lo stupore che era la chiave del barocco. Perché «il design è fatto della materia dei sogni». Non possiamo dire che normalmente gli oggetti di design creino stupore. Possono determinare una curiosità, e soprattutto farci sentire tutti uguali perché tutti possiamo avere, se non un Picasso o un Tiziano, una sedia o un oggetto di un designer contemporaneo che quindi ripropone quella cultura tardo-novecentesca che ci sta portando a una democrazia reale di cui il design è uno specchio. Ma quando io sono davanti a Gaetano e a una sua opera, vedo l'euforia dell'inutile, che è esattamente l'opposto. Se io devo immaginare un'avanguardia in cui credere, perché ognuno di noi deve credere in un'avanguardia come proiezione del futuro, io vedo l'avanguardia in Gaetano Pesce, e sono felice, per l'ennesima volta, di poter testimoniare per lui, con amicizia, la sua formidabile creatività.