Dibattito: grembiule sì, grembiule no

Cecchi Paone (<em>nella foto</em>): &quot;Fosse per me vestirei tutti all’inglese fino alla maggiore età: gonnellina per lei e cravatta per lui. E' anche una questione di decoro&quot;. Leggi le opinioni: <a href="/a.pic1?ID=273509"><strong>Antonella Landi</strong></a> e <a href="/a.pic1?ID=273510"><strong>Stefano Zecchi</strong></a>. Sei d'accordo? <strong><a href="/sondaggio_1a.pic1?PID=64">VOTA</a></strong>

Milano - Alessandro Cecchi Paone oggi fa il prof. A Milano e a Napoli. È stato però un bambino prodigio: a 16 anni debuttava in tv come conduttore del Tg dei ragazzi e sapeva già dove voleva arrivare. Abbiamo sentito tutti e due: il prof e il bambino. E sul grembiulino parlano come una persona sola.

Se lo ricorda il primo grembiulino?
«E con nostalgia anche... era azzurro, aveva il colletto rigido di plastica con un bottone al centro intorno al quale girava il fioccone bianco: mi dava un’aria di compostezza, di serietà. Un po’ scomodo però...».

Però nascondeva le differenze...
«Mica tanto. Il colletto rigido era un privilegio di chi come me veniva da una famiglia borghese e benestante. Chi non era ricco come te lo riconoscevi dal colletto morbido».

Fino a quando l’ha portato?
«Quinta elementare. E lì mi è successa la cosa più curiosa».

Ci dica...
«A Napoli la scuola che frequentavo usava far indossare a noi bambini un fiocco tricolore, bianco, rosso e verde, come non ho mai più visto altrove. Io poi che ero capoclasse avevo pure la fascia, come il sindaco».

E in famiglia che dicevano?
«La mia era una famiglia mazziniana, garibaldina e risorgimentale. A mamma e papà luccicavano gli occhi».

Cosa teneva nelle tasche del grembiule: biglie, figurine la merendina...
«Niente. A miei tempi si usava il cestino».

Appunto. Ora dicono che ripristinare il grembiule è come portare indietro le lancette della storia.
«Può darsi ma io sono favorevole. Penso che la formazione di ogni ragazzo debba avere due punti fermi: la scuola pubblica e la divisa uguale per tutti».

Solo per le elementari?
«Anche per medie e liceo, cioè finché l’alunno è minorenne. Fosse per me poi sposerei addirittura la tradizione anglosassone: gonnellina per le femminucce e cravattina per i maschietti».

Ma oggi va di moda la vita bassa.
«Quando vedo ragazzine anche di terza media andare in giro con il sedere di fuori mi chiedo cosa ci sia di bello e di buono. Colpa degli stilisti certo ma anche dei genitori: è incredibile che lascino andare in giro i figli conciati così».

E come la mettiamo con chi invece pretende il velo?
«Io sono un grande sostenitore dello Stato laico. Proprio perché a scuola la divisa cancella le differenze di classe, di razza e di religione in Inghilterra multirazzismo e il multiculturalismo sono diventati un punto di forza».

Oltre al grembiule cosa bisognerebbe ripristinare?
«L’abitudine di alzarsi in piedi quando entra l’insegnante. È una questione di buona educazione non di autoritarismo».

Ma alla fine cos’ha di buono la divisa?
«Riporta decoro e rende tutti uguali. È l’equivalente dei Caschi blu: non toglie appartenenza ma ne crea una nuova»

Mi sa che ormai è tardi...
«Forse è tardi. Ma bisogna provarci».