Dico, il Papa: "Società a rischio" Ruini annuncia un "editto"

Altro duro attacco di Bendetto XVI alle unioni civili: "Non si possono trasformare in diritti interessi previati contrari alla legge naturale". E il presidente della Cei annuncia "presto una parola ufficiale impegnativa per chi crede"

Roma - Benedetto XVI ha detto ieri che non si devono «trasformare in diritti» quelli che sono «interessi privati o doveri che stridono con la legge naturale» e che la stabilità della famiglia deriva dall’ordinamento divino. Nelle stesse ore il cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, ha annunciato che sul tema dei «Dico» - la via italiana al riconoscimento delle coppie di fatto - i vescovi si esprimeranno prossimamente con una parola «meditata, ufficiale e impegnativa».
La partita parlamentare sul ddl del governo deve ancora iniziare, ma sia la Santa Sede che la Chiesa italiana, all’unisono, non mancano di far presente la loro contrarietà. L’occasione per l’intervento papale è stata l’udienza concessa in Vaticano ai partecipanti al convegno sulla legge naturale organizzato dalla pontificia università Lateranense. Benedetto XVI ha ammonito: «Nessuna legge può sovvertire la norma del Creatore senza rendere precario il futuro della società con leggi in netto contrasto con il diritto naturale». Il Papa ha continuato presentando «un’applicazione molto concreta di questo principio» in riferimento «alla famiglia, cioè all’intima comunione di vita fondata dal Creatore e regolata con leggi proprie. Essa ha la sua stabilità per ordinamento divino. Il bene sia dei coniugi che della società non dipende dall’arbitrio». Ratzinger ha quindi denunciato il fatto che invece della verità si cerca «il compromesso tra diversi interessi che inevitabilmente si incontrano», ignorando «norme inderogabili e cogenti che non dipendono dalla volontà del legislatore o dal consenso degli Stati, ma precedono la legge umana e per questo non ammettono deroghe da parte di nessuno».
Parole pesanti, applicabili alla situazione italiana, come fa pensare l’accenno alla famiglia e alle leggi che ne minacciano la stabilità. Ma una parola più specifica rispetto al caso del nostro Paese è in arrivo nelle prossime settimane, probabilmente in coincidenza con la prima discussione del ddl nelle aule parlamentari. Lo ha annunciato il cardinale Ruini rispondendo a una domanda a margine di un convegno organizzato dall’Opera romana pellegrinaggi: «Su queste cose sono già state dette da parte nostra tante cose importanti. È inutile che io ora aggiunga qualche battuta estemporanea. Ci sarà una parola meditata, una parola ufficiale, che sia impegnativa per coloro che accolgono il magistero della Chiesa e che possa essere chiarificatrice per tutti».
Di che cosa di tratta, dunque? Con tutta probabilità di una nota ufficiale del consiglio permanente (o della presidenza) dei vescovi italiani, che ribadisca alcuni dei contenuti già più volte espressi in questi ultimi tempi, toccando però anche il tema del comportamento dei parlamentari cattolici. In particolare il testo potrebbe spiegare che la legittima autonomia della politica e la libertà dei singoli parlamentari non può basarsi sul relativismo, e che difesa della vita, della famiglia ma anche della libertà di educazione sono «principi non negoziabili». Il documento dei vescovi citerà in proposito le due note della Congregazione per la dottrina della fede (a firma dell’allora cardinale Joseph Ratzinger e con l’approvazione di Papa Wojtyla) pubblicate nel gennaio e nel luglio 2003. La prima, che tocca «alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita pubblica», annovera le unioni di fatto tra i «punti nodali nell’attuale dibattito culturale e politico», affermando che alla famiglia fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso «non possono essere giuridicamente equiparate in alcun modo altre forme di convivenza, né queste possono ricevere in quanto tali un riconoscimento legale». La seconda, che tratta specificamente dei «progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali», precisa: «Nel caso in cui si proponga per la prima volta all’assemblea legislativa un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge. Concedere il suffragio del proprio voto a un testo legislativo così nocivo per il bene comune della società è un atto gravemente immorale».