Die Zeit: «Azzurri a Berlino solo grazie alla mafia»

Claudio De Carli

I tedeschi. Da anni tentano di vincere una partita a pallone contro di noi, s’impegnano e qualche volta ci vanno vicino. Poi il giorno dopo invece di parlare della sconfitta fanno la satira. Il settimanale di punta Die Zeit ieri si è lanciato nella satira calcistica, ma invece di farla sulle liti per il colore della maglia tedesca prima del mondiale, il cazzotto di Frings durante il mondiale e la randellata azzurra che ha finito il mondiale, ha parlato di noi: «C’è l’ombra mafiosa di Moggiopoli dietro i successi azzurri». Ma dai. In un articolo intitolato «Mafia in finale», l’autorevole settimanale tedesco pronostica un’Italia campione del mondo non solo e non tanto per i suoi meriti, ma perchè: «... I tentacoli della piovra si sono allungati fino al mondiale, e il modo in cui è arrivata l’eliminazione della Germania, con la squalifica a orologeria di Frings, ne è la prova provata».
Il popolare Adrian Pohr, l’autore del pezzo, fa satira calcistica e ci mette anche dell’ingegno apprezzabile nel dimostrare il suo teorema: «Gli italiani possono essere sicuri di molte cose: il titolo mondiale, il crollo della serie A per la corruzione, la retrocessione a tavolino e l’infinita vergogna per aver consegnato la Federazione non al dio del calcio ma ai più ricchi», scrive sulla pagina di apertura dell’edizione on line. Questa è la premessa, adesso arriva il ragionamento. Per Die Zeit, o anche solo per Adrian Pohr, la cupola del calcio italiano si sarebbe già comprata in anticipo il risultato con la Francia, per poi rivenderselo in chiave interna: «Con il nostro aiuto - sarebbe stato il ragionamento rivolto dalla piovra alla Federcalcio italiana -, diventerete campioni del mondo per la quarta volta...». Dunque la cupola non solo aveva previsto che sarebbe stata scoperta, ma aveva già in serbo il colpo per uscirne un’altra volta alla grande. E tutto questo ci fa sentire meno stupidi, perchè in fondo ci fa sentire meno soli.
Il teorema dei tedeschi non è finito. L’obiettivo delle macchinazioni italiane per Pohr è lucido: «Gli azzurri devono ottenere il titolo perché presto il tribunale sportivo a Roma emetterà il verdetto sul futuro dei club incriminati e con quale coraggio si potrà mandare in serie B o addirittura in serie C i nuovi campioni del Mondo?». Poi c’è una chiosa che merita: «Questo è il calcio dei maneggioni. La rete tra politica, economia, media e sport in Italia è profondamente intrecciata e particolarmente soggetta alla corruzione, tanto che se non è possibile trovare dove sia l’inganno, è perchè la catena degli indizi è talmente lunga che...si può trattare solo di un gioco truccato». C’è di buono che anche i pezzi scritti dai tedeschi a un certo punto finiscono.
Le reazioni, come si dice in questi casi, non si sono fatte attendere, intendiamo quelle di Die Zeit naturalmente. L’articolo «Mafia in finale» resta pubblicato sul sito ma accompagnato da un’avvertenza in italiano: «Il testo di Adrian Pohr è una satira e non deve essere considerato seriamente». Il settimanale con un giro di parole ci spiega che non siamo molto bravi nel tradurre il tedesco e abbiamo fatto un po’ di confusione: in realtà lo scopo era: «... Prendere in giro tutte le teorie cospiratorie e gli stereotipi sulla mafia».
E per perorare questa simpatica tesi, il settimanale ci fornisce un esempio di satira postmoderna: «In questo scandalo c’è stata anche una vittima, un informatore che dall’Italia si è diretto in Germania per informarci del complotto». Sì, era l’orso Bruno: freddato.