MA DIFENDIAMO LE MAESTRE BRAVE

(...) elementari.
Ma - oltre ai bambini - vittime prime e indifese della politica che entra in classe, ci sono altre vittime. Che sono le maestre e i maestri, le professoresse e i professori che fanno scuola senza fare politica. Che fanno il loro lavoro (e, spesso, lo fanno bene) seriamente. Che, se lo fanno bene (e, spesso, lo fanno bene), sono sottopagati rispetto a quello che si meriterebbero.
Perché, in fondo, funziona come l’effetto-fannulloni. Quelli che lavorano poco o non lavorano affatto danneggiano l’immagine di tutti quelli che lavorano bene.
Con gli insegnanti è esattamente la stessa cosa: quelli che approfittano del loro ruolo per salire in cattedra anche su questioni che non c’entrano nulla con i programmi scolastici, rischiano di screditare agli occhi di alunni e genitori anche la stragrande maggioranza di quelli che sono seri. Che possono condividere oppure no la riforma di Mariastella Gelmini, ma a cui non passa nemmeno per l’anticamera del cervello di mettersi a pontificare davanti al portone della scuola o, peggio ancora, in cattedra.
Io voglio spezzare una lancia per tutti gli insegnanti che lavorano seriamente e senza mischiare la scuola con la politica. Personalmente - pur non avendo niente contro gli istituti privati, religiosi o laici, e, anzi, apprezzando l’idea del buono-scuola - amo la scuola pubblica, ho sempre studiato alla scuola pubblica, dalle elementari all’università, e i miei figli sono iscritti tutti a scuole statali. E, proprio per questo, posso testimoniare che lo zoccolo duro del corpo insegnante è serio, preparato e si occupa di scuola, non di politica. Poi, magari, ha idee diverse dalle mie. Ma questo è un diritto assoluto.
Ecco, sono tutte vittime di chi fa politica in aula. Anche loro, come i bambini.