Digitale terrestre, la Regione chiede aiuto al governo

Ne abbiamo discusso anche venerdì sera a Savignone.
Perché ci piacerebbe avere un sindaco diverso. Diverso da quella attuale, diverso dal predecessore, diverso dagli autocandidati e dalle autocandidate, diverso da tanti nomi sentiti. Diverso, insomma.
Ci piacerebbe avere un sindaco come Pertusio, che pure ha fatto anche lui qualche errore, ma aveva una visione strategica e ha lasciato qualcosa alla città. Uno che viaggiava con i mezzi pubblici e l’unica scorta che aveva era quella di biglietti da obliterare.
Ci piacerebbe, soprattutto, avere un sindaco che avesse gli occhi di un bambino.
Vedete, da papà, mi capita spesso di stare con i bimbi, non soltanto con i miei. E i bambini, tutti i bambini, hanno la straordinaria capacità di dire le cose come stanno. Senza sovrastrutture, senza retropensieri, senza dietrologie, senza falsità. Persino quando dicono le bugie.
I bambini, ad esempio, se il re è nudo, dicono che il re è nudo, senza dilungarsi nell’elogio dei vestiti nuovi dell’imperatore. E così, i bambini, ad esempio, se la città è sporca potrebbero dire tranquillamente che la città è sporca e chiamare qualcuno a pulire, o pulire loro stessi.
Ad esempio, se una signora anziana va in giro troppo truccata, con l’ombretto spiaccicato persino sulle sopracciglia e quasi sulla fronte, il rossetto violaceo che sborda dalle labbra, il vestito dorato, la maglia a righe orizzontali che tira su fianchi e pancia e una minigonna inguinale, i bambini glielo dicono: «Signora, guarda che non stai bene». E non c’è bisogno nemmeno di andare a prendere il saggio di Pirandello sull’umorismo, nè di dare un’interpretazione semiologica su significante e significato. Il punto è che l’anziana signora vestita così è ridicola. Ma i bambini glielo dicono, mentre gli adulti, nel migliore dei casi tacciono. E nel peggiore le dicono pure, ipocriti: «Ma come sei sportiva vestita così, dimostri dieci anni di meno». (...)