La direttrice dell’associazione: «Serve la fantasia di giovani menti»

Maria Ines Colnaghi, direttore scientifico dell'Airc, ricorda con soddisfazione quando il giovanissimo Mazzaferro iniziò a muovere i primi passi in via Venezian, quando vinse il premio Firc «Guido Venosta» per i suoi studi che fin da allora portarono progressi nelle cura del cancro. E vorrebbe avere intorno a sé tanti aspiranti Mazzaferro: «Se l'esperienza di chi lavora da anni contro il cancro è un elemento fondamentale, altrettanto indispensabile è integrare queste competenze con il dinamismo, la creatività, la fantasia dei più giovani, in grado di aprire nuove strade e sfruttare le innovazioni tecnologiche oggi disponibili». Forte della sua lunga esperienza in laboratorio maturata prima di arrivare alla guida dell'Airc, Colnaghi si augura che «ci sia un ricambio generazionale nella ricerca italiana», oggi soffocata dai troppi concorsi in cui tutti sono stati promossi in cattedra.
La scienza ha bisogno di menti fresche, ma quali prospettive ci sono?
«Negli ultimi anni si è fatta più acuta l'esigenza di introdurre nuove leve perché sono comparse le cure intelligenti, chiamate così perché aprono a un nuovo approccio, più complesso e meno aggressivo rispetto a quelle tradizionali. Le cure intelligenti sono il frutto di chi sa utilizzare al meglio le terapie tradizionali con i nuovi criteri terapeutici e i giovani ricercatori rappresentano un importante anello di collegamento in questa direzione».
Sono reali le possibilità di sviluppare una carriera di ricerca anche in Italia?
«Per creare nuove opportunità e dare spazio a chi vuol fare ricerca qui da noi - in campo oncologico siamo tra i primi al mondo - l'Associazione mette a disposizione quanto raccolto grazie al 5 per mille, cioè ben 32 milioni di euro, solo attraverso le dichiarazioni dei redditi del 2005 e che è stato versato nelle nostre casse l'estate scorsa. È una cifra importante che testimonia quanto i cittadini credono nella nostra attività e nella meritocrazia».
Quali sono i requisiti per ricevere questi fondi?
«La somma raccolta verrà messa a disposizione di quei progetti di ricerca di giovani scienziati, che dopo un'esperienza all'estero, sono tornati in Italia e sono riusciti a rientrare in un laboratorio pubblico. A questi verranno offerte delle borse di studio da 50mila euro per tre anni. Ai più brillanti l'Airc, invece, è disposta ad aprire le porte per il loro rientro finanziando degli studi, definiti start-up, per 150mila euro per 5 anni. L'unica condizione che poniamo è che trovino un laboratorio di ricerca disposto a ospitarli. Più in generale è necessario che dimostrino di avere ancora fiducia nel nostro Paese».
L'Airc come motore della ricerca contro il cancro e traino perché si realizzi nei confini nazionali...
«L'obiettivo è quello di creare una nuova generazione di scienziati che si faccia avanti e cresca anche in Italia. Un po' come ha fatto anche Mazzaferro, che dopo un lungo periodo negli Usa, è rientrato senza che questo abbia pregiudicato il suo lavoro di scienziato. Anzi, la scoperta che presenta oggi in occasione del “Sabato della scienza” è di quelle che contano. Insieme a un gruppo di colleghi internazionali, è riuscito a dimostrare infatti che, nei casi di cancro al fegato, i geni del tumore e quelli prelevati nei tessuti sani che lo circondano possono fornire indicazioni utili sul rischio di recidiva e quindi sulla possibilità di sopravvivenza dopo l'intervento chirurgico per l'asportazione della malattia».