"Discorso aperto con il Pd se si libera dai giustizialisti"

Il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto: "Il primo obbiettivo da colpire per Di Pietro non è il Cavaliere, ma Bersani"

Roma - Onorevole Fabrizio Cicchitto, il presidende Napolitano torna a parlare di riforme e indica la «condivisione» come «strada maestra». La maggioranza come accoglie il suo appello?
«L’intervento del presidente è stato molto equilibrato, meditato in ogni virgola, attento a non colpire né una parte né l’altra. Anche i suoi rilievi sui rapporti tra governo e Parlamento, sull’uso eccessivo della fiducia e dei decreti, erano storicizzati: Napolitano ha ricordato che il problema non è nato con questo esecutivo, ma ne ha accomunati tanti negli anni. Motivo di più per fare le riforme, anche quella dei regolamenti parlamentari aggiungo io».

Insomma, il presidente le è piaciuto...
«Mi pare che ci sia nelle sue parole un chiaro appello a svelenire la situazione: non a caso ha fatto due volte riferimento all’aggressione subita da Berlusconi, frutto di una campagna di odio che ci auguriamo finisca».

In questa improvvisa svolta buonista in cui tutti invocano il «dialogo» annusa qualche trappola per il centrodestra e il suo leader?
«Trappole non ne vedo nessuna. Il nostro discorso è molto preciso e chiaro, ed è rivolto alle due forze principali di opposizione, Udc e Pd. Può andare avanti se esse, e il Pd in particolare, si liberano dall’ipoteca del ricatto che l’area giustizialista e radical a tendenza eversiva opera nei loro confronti. Perché c’è una doppia operazione in corso».

Quale?
«Da una parte l’attacco frontale a Berlusconi, mirato a scalzarlo dal governo e dalla politica. Dall’altra l’operazione volta a condizionare la politica dell’opposizione, e a tentare di smantellare i risultati del congresso appena celebrato dal Pd».

Secondo lei anche Bersani è nel mirino?
«Ricordo quanto scriveva pochi giorni fa Pansa sul Riformista: il primo obiettivo da colpire, per Di Pietro, non è Berlusconi ma il Pd, di cui l’ex pm vuole vampirizzare più consensi possibili. A questo punto è il Pd che deve scegliere come reagire. I due precedenti segretari, Veltroni e Franceschini, hanno sostanzialmente scelto la subalternità a Di Pietro. Ora Bersani deve fare i conti con questa realtà».

Onorevole Cicchitto, proprio lei, che si è beccato l’accusa di essere un «incendiario», ora auspica il dialogo?
«Se è per questo mi sono beccato anche di peggio: Mussi ha paragonato quel mio discorso all’incendio del Reichstag, Tranfaglia ha parlato di “squadrismo fascista”. Mi pare ci sia un pezzetto di sinistra in preda alla demenza, o alla pura provocazione. Quanto al mio intervento, mi pare di aver chiarito: io mi sono rivolto con nomi e cognomi a coloro che fomentano quell’odio, e la mia denuncia ha per riscontro mesi di trasmissioni tv, chilometri di articoli di giornale e di dichiarazioni. Ma il mio fine era portare pace, non guerra».

In che senso, scusi?
«Ho fatto una distinzione chiarissima tra quelli che ho citato e i due principali partiti di opposizione, l’Udc e anche il Pd. Bisogna identificare e isolare il network dell’odio e aprire un confronto positivo con i partiti di Casini e Bersani, anche nel dissenso sull’azione del governo. È normale dialettica democratica che il Pd critichi le nostre scelte economiche o sociali, ma deve finire la criminalizzazione di Berlusconi e del centrodestra».

Il Pdl è pronto a sostenere D’Alema alla guida del Copasir?
«Non vedo alcuna ragione per opporci. Ma la situazione è un po’ paradossale: prima ancora che il Pd indicasse il suo candidato, c’è stata una fuga di notizie su Repubblica che pareva più mirata a bruciare D’Alema che a sostenerlo. Qualcosa non ha funzionato».

A causa delle divisioni interne al Pd?
«C’è una discriminante politica che lo attraversa: la parte di Bersani e D’Alema pensa che Berlusconi vada battuto attraverso un normale confronto democratico; l’altra parte punta invece su mezzi impropri per liberarsene. E il giornale-partito di Repubblica vuole dirigere dall’esterno l’opposizione su quella linea, magari rimettendo in discussione i risultati del congresso».

C’è chi sospetta che dietro al dialogo sulle riforme si nasconda uno scambio tra la legge elettorale tedesca, voluta dal Pd, e lo scudo processuale per Berlusconi. È così?
«Macché scambio. Nulla di questo genere. Sulla legge elettorale le nostre posizioni rimangono molto diverse. Ma sui punti elencati dalla bozza Violante è possibile lavorare positivamente insieme».