Il disobbediente fiscale denuncia l’Agenzia delle Entrate. Per evasione

«Denuncerò l’Agenzia delle Entrate per evasione fiscale. Non ha incassato i soldi dai miei dipendenti». Ora che le rivoluzioni (fiscali) silenziose cominciano a fare rumore, meglio fare un passo indietro. Nei giorni scorsi a Pordenone c’è stata la prima udienza contro l’imprenditore Giorgio Fidenato, che da gennaio ha deciso di versare ai suoi dipendenti il «lordo» in busta paga. Fidenato, ispirato dal Movimento libertario fondato da Leonardo Facco, come anticipato dal Giornale, ha deciso di invocare l’eccezione di costituzionalità davanti al giudice monocratico che deve decidere se è o meno un evasore fiscale dopo la denuncia dell’Inps. La presunta norma incostituzionale è quella che oggi regola il cosiddetto «sostituto d’imposta» e che obbliga il datore di lavoro a calcolare e versare i contributi fiscali e previdenziali dei dipendenti. «Nessuno, secondo la Carta, deve lavorare gratis per lo Stato. E queste operazioni - ribadisce l’imprenditore friulano - hanno dei costi di gestione che nessuno ci restituirà mai. E che io mi sono stufato di accollarmi». Ogni dipendente ha ricevuto precise indicazioni su quando, dove e come versare autonomamente i contributi fiscali e previdenziali, per evitare di incorrere nel reato del quale è accusato Fidenato. Succede però l’inverosimile, come racconta lo stesso imprenditore. «I miei dipendenti sono andati a pagare il dovuto. E sapete cos’è successo? Sono stati chiamati dall’Agenzia delle Entrate e dai carabinieri. E hanno detto loro che no, quei soldi con quelle modalità non potevano accettarli. E che l’unico titolato a dover versare l’Irpef al Fisco sono io». E allora? «E allora ho deciso di denunciare l’Agenzia delle Entrate per evasione fiscale. Evasione, sissignore. Quei soldi li devono prendere, altrimenti è lo stesso Erario a creare il danno erariale. E, glielo giuro, come sempre andrò fino in fondo...».