Disoccupazione record, tra i giovani è al 36%

I numeri sono ormai da vera e propria emergenza nazionale. Nello scorso maggio il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto, nel nostro Paese, il livello record del 36,2%: questo significa che più di un giovane su tre, fra quelli che partecipano attivamente al mercato del lavoro, è a spasso. In Germania i giovani senza occupazione rappresentano il 7,9%. In Grecia e Spagna oltre il 52%. L’Italia è al livello del Portogallo e questa non è per nulla una buona notizia. Una cifra simile, il 36,2% appunto, non si era mai vista da quando l’Istat ha incominciato a rilevare le serie mensili, cioè dal gennaio 2004.
E questo accade in presenza di una occupazione generale, tutto sommato, tiene. Sempre in maggio, infatti, il tasso generale di disoccupazione è addirittura diminuito al 10,1% dal 10,2% di aprile. Una cifra al di sotto nella media dell’Eurozona, che si attesta all’11,1%. Sono 60mila gli occupati in più rispetto ad aprile, e così il numero complessivo degli occupati sale in maggio a 23 milioni e 34 mila. Rispetto allo stesso mese del 2011, l’aumento degli occupati tocca le 98 mila unità.
Si conferma ancora una volta che il nostro è un mercato del lavoro duale: resistente per i padri, fragilissimo per i figli. «Sono dati gravissimi - osserva il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi -: con questi numeri rischiamo di perdere una, o forse più generazioni». Considerando le più recenti stime sul Pil 2012-2013 (rispettivamente -2,4% e -0,3%) del Centro studi confindustriale, la disoccupazione fino ai 24 anni d’età non potrà che peggiorare ancora. È fra questi ragazzi che si concentrano i contratti di lavoro a tempo ed a progetto, che in tempi di recessione sono i primi a saltare. Bisogna tuttavia precisare che quel 36% di disoccupazione vale solo per i giovani che cercano attivamente un lavoro, mentre la disoccupazione giovanile complessiva è del 10,5%. Questo significa che non più di un giovane su tre partecipa attivamente al mercato del lavoro, mentre gli altri sono a scuola, all’università, oppure non studiano né cercano un’occupazione. Riuscirà la riforma del mercato del lavoro ad affrontare questa emergenza? «Una disoccupazione giovanile al 36% è inaccettabile - dice il ministro Elsa Fornero - e bisogna perciò mettere in campo tutte le energie disponibili». Secondo Fornero, la riforma si propone di rendere più inclusivo il mercato del lavoro e bisogna ridurre i tempi di transizione tra scuola e lavoro, ma anche fra un lavoro e l’altro.
I partiti, in particolare quelli della sinistra, e i sindacati fanno a gara per chiedere al governo interventi per favorire l’economia reale. La Cisl chiede di mobilitare le risorse per gli investimenti. Ma non è con qualche opera pubblica che si cambia la situazione, figlia del disastro in cui versano scuole e università, del nepotismo tuttora imperante, del tessuto produttivo parcellizzato in micro-aziende.