Disoccupazione, vietato truccare le carte

Non è vero che in ottobre in Italia vi è stato il crollo dell'occupazione, come scrivono alcune agenzie di informazione incapaci di leggere i dati statistici ufficiali e alcuni giornalisti propagandisti della sinistra masochista. Infatti in ottobre nella rilevazione Istat, effettuata secondo le nuove regole europee, vi è stato un lieve aumento della disoccupazione rispetto a settembre, cioè un +0,1% rispetto a settembre nel dato depurato dai fattori stagionali. Ma è anche vero che l'occupazione in ottobre, sempre nella rilevazione Istat, basata sui criteri europei, risulta invariata rispetto a settembre. È cioè pari a 23.099.000 unità.
Non è certo un crollo il fatto che essa sia invariata. L'aumento della disoccupazione di 39 mila unità rispetto a settembre dipende dal fatto che abbiamo un aumento di persone in cerca di lavoro. In tempi di buona congiuntura l'offerta aggiuntiva di lavoro sarebbe stata assorbita. In questo periodo di congiuntura difficile ciò non accade, ma l'occupazione regge. Il che indica che la nostra economia ha una base solida e che gli ammortizzatori sociali che mantengono i lavoratori in azienda, cioè le varie specie di casse integrazione guadagni, stanno funzionando, con beneficio generale per l'economia.
Rispetto all'ottobre scorso anno l'Italia registra un calo dell'occupazione di 294 mila unità, pari all’1,2%. Si tratta di una riduzione molto contenuta a fronte di una stima ufficiale di caduta del prodotto nazionale del 4,5% circa, che fa dubitare che ci sia stata davvero una flessione della produzione di questa portata. La disoccupazione questo ottobre, sempre rispetto all'ottobre del 2008, è aumentata però solo di un per cento. Il divario di 0,2 punti di disoccupazione in più nel confronto fra variazione negativa dell'occupazione e positiva della disoccupazione, dipende dal fatto che c'è stata una riduzione di 0,2 punti nell'offerta di lavoro, dovuta alla fluttuazione della nostra popolazione attiva.
Comunque, questi dati che non configurano affatto un crollo reggono bene nel confronto europeo e internazionale. Infatti nella zona euro la disoccupazione è al livello del 9,8 per cento, tanto nel settembre quanto nell'ottobre, vale a dire due punti sopra quella italiana. In Germania la disoccupazione, nel dato destagionalizzato di ottobre, è dello 8,1%, quindi simile a quella italiana, ma lievemente peggiore. Nei 27 stati dell'Unione europea essa è al 9,3%, ossia 1,3 punti sopra il livello italiano. Negli Stati Uniti la disoccupazione ha superato il 10 per cento, mentre era della metà sino a poco tempo fa.
Certamente, la crescita dei disoccupati, sia pure di 0,1 da un mese all'altro, e il fatto che l'occupazione sia attualmente di 1,2 punti meno che lo scorso anno non sono eventi gradevoli dal punto di vista economico e dal punto di vista sociale. L'Italia, adesso, dopo una crisi economica e finanziaria di origine internazionale che è stata gestita con abilità, prudenza e senso di responsabilità dal governo e dal mondo delle imprese, ha una disoccupazione di 2 milioni di unità, una cifra che fa impressione ma che è di molto inferiore a quella del 2000 in cui avevamo 2 milioni e 495 mila disoccupati, mezzo milione in più che ora. E per tutti i venti anni dal 1980 al 2000 in Italia la disoccupazione è sempre stata superiore ai 2 milioni e trecentomila unità. Allora l'occupazione totale era molto minore di ora e la popolazione del nostro Paese era di tre o quattro milioni di persone in meno di ora.
Il riferimento che si fa al 2004 per sostenere che la nostra disoccupazione attuale è indice di un crollo è, dunque, ingannevole. Il governo, nella finanziaria ora in discussione alla Camera, ha presentato emendamenti che accrescono gli stanziamenti per gli ammortizzatori sociali, in vista delle difficoltà occupazionali del 2010. C' anche qualcosa per il sostegno alle attività produttive, che secondo la Confindustria sono in notevole ripresa, ma hanno bisogno di essere sostenute, con riguardo ai problemi fiscali e del credito, con riguardo alla politica delle opere pubbliche e alla accelerazione dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni, che sono in ritardo. Occorrerà fare di più in questo ambito perché l'occupazione si sostiene strutturalmente con la crescita economica, non con le misure sociali. Ma intanto dobbiamo sottolineare che queste hanno funzionato.