Ditoni, scheletri, galli. Perché l'arte pubblica è sempre dissacrante?

A Trafalgar Square è stata appena inaugurata la scultura temporanea "Gift Horse". Ultimo esempio di come creativi e istituzioni occupino col nulla le piazze delle nostre città

Lo scheletro di un cavallo, issato in Trafalgar Square. È Gift Horse , titolo dell'opera del tedesco Hans Haacke, uno dei nomi di punta dell'arte concettuale, e riecheggia il detto inglese «Don't look a gift horse in the mouth», equivalente al nostro «A caval donato non si guarda in bocca». Oltre al chiostro dei denti, in effetti, del monumento equestre rimane solo l'ossatura in bronzo. L'equino - o quel che ne resta - domina la piazza londinese che celebra la vittoria di Horace Nelson sui francesi, dall'alto del cosiddetto Quarto Plinto, installato centocinquant'anni fa per ospitare la statua di Guglielmo IV. A causa delle ristrettezze economiche della Corona, mancavano però le risorse per finire il monumento, e il piedistallo è rimasto vuoto sino al 1998, allorché si pensò di utilizzarlo per opere provvisorie. A partire dal 2005 l'esperimento si è trasformato in un vero e proprio concorso, che consente ai migliori artisti internazionali di esercitarsi in uno dei temi «storici» dell'arte pubblica, il monumento di piazza. Di volta in volta sul plinto si sono alternati un cavalluccio a dondolo (opera del danese Michael Elmgreen e del norvegese Ingar Dragset, che intendevano alludere all'«eroismo di diventare grandi»), un gallo blu di quasi cinque metri (della tedesca Katharina Fritsch, che voleva evocare la necessità di un risveglio, ma ha soprattutto omaggiato il colore-simbolo di Yves Klein), e, più poetico di tutti, il modellino della nave di Nelson in bottiglia (realizzato dall'anglo-nigeriano Yinka Shonibare).

E se il monumento equestre sembrava già fuori tempo massimo cent'anni fa, quando il repubblicano Giuseppe Ripamonti, dovendo omaggiare il patriota Missori, lo sistemò in groppa a un cavallo talmente stracco e antieroico da passare presto a Milano in proverbio («Te parèt el cavall del Missori», per dire di uno stanco morto), Haacke indulge nella dissacrazione, caricando peraltro la propria opera di un retrogusto engagé : sul fiocco che è stato legato attorno alla zampa anteriore destra del cavallo scorre infatti un led, che trasmette in tempo reale l'andamento delle azioni alla Borsa di Londra. L'arte di piazza diventa così dichiarazione polemica verso il mondo della finanza, accusata di aver depauperato l'economia reale al punto da costringere la popolazione all'indigenza (lo scheletro). Quasi una citazione del «dito» sistemato nel 2010 da Maurizio Cattelan davanti a Palazzo Mezzanotte a Milano, sede della Borsa. E che l'artista patavino sia oggi il punto di riferimento per chi ambisce a proporre i propri progetti per il Quarto Plinto lo dimostra anche l'opera che succederà a quella di Haacke nel 2016: Really Good di David Shringley è infatti una mano in bronzo di quasi dieci metri, impegnata nel gesto del «pollice su», probabilmente ancora una volta con intenzione sferzante.

Non si sono intanto fatte attendere le reazioni davanti all'opera di Haacke. Il sindaco Boris Johnson ha letto nelle strutture tubulari dello scheletro un richiamo all'infrastruttura della metropolitana londinese, spiazzando persino l'autore del monumento. Che da parte sua ha dichiarato, con non troppa modestia, di aver voluto replicare con la sua opera alle teorie dell'economista del Settecento Adam Smith, secondo cui chi persegue i propri interessi agisce a vantaggio della società. Secondo uno dei luoghi comuni più frequentati dell'arte contemporanea, il mercato rappresenta anche in quest'occasione il male assoluto. Non era forse di quest'idea sir Charles Barry che, dopo aver disegnato il monumento nel 1841, vide il proprio progetto rimanere sulla carta. Ci fosse stato il mercato per come lo conosciamo oggi, forse le risorse per il monumento equestre si sarebbero potute trovare. Oggi invece a presiedere il concorso per il plinto di Trafalgar Square è la Royal Society for the Encouragement of Arts, Manufactures and Commerce, che affida la scelta a un comitato di grande affidabilità, in cui figurano la curatrice della Whitechapel Art Gallery Iwona Blazwick, l'artista Jeremy Deller, il ceramista Grayson Perry, l'editore di Frieze - nonché organizzatore di Frieze Art Fair - e Matthew Slotover. Tutti insomma nomi espressioni del mercato, quello che piace persino ad Haacke.

Ma tant'è: va detto piuttosto che giacciono tuttora nei cassetti delle buone intenzioni anche alcuni progetti per un'opera da sistemare definitivamente sul Quarto Plinto. Tra queste, un monumento a Nelson Mandela, che è stato poi realizzato altrove, in Parliament Square, e ancora la statua di Keith Park, comandante dell'11º Gruppo della Raf durante la Battaglia d'Inghilterra. Così come l'idea un po' bizzarra di un monumento in vita alla Regina Elisabetta II. Più discussa di tutte, infine, la proposta di celebrare in Trafalgar Square Margaret Thatcher. Più semplice, con buona pace di tutti, sistemarci un gallo blu o la carcassa di un cavallo. A dire che non siamo più nulla.