Il dominio della «blog generation»

I primi risalgono al 1997, ma stanno crescendo a ritmo vertiginoso, tanto che censirli è quasi impossibile: pare che ne nasca uno al secondo, e che attualmente ne esistano più di 14 milioni. Quello che è certo è che i blog sono davvero un fenomeno mediatico, che sta cambiando il mondo della comunicazione e dell'informazione.
Blog, che è la contrazione di web log, significa «diario in rete», ma questa traduzione è in realtà riduttiva. I blog, infatti, sono ormai così diversi per contenuti e stile, che darne un'unica definizione è davvero difficile.
Si tratta di luoghi virtuali dove si esprime il proprio pensiero e dove, nella maggior parte dei casi, si accetta quello degli altri. Siti dove ciascuno può scrivere le sue idee, le sue impressioni; vi si possono inserire anche racconti, storie, news, fotografie: alcuni si occupano più di politica, altri sono più tecnologici, altri di costume, i generi sono davvero diversissimi e spesso difficilmente classificabili. Una notizia messa in un blog può passare inosservata. Ma può anche riecheggiare per tutto il web, e avere lo stesso effetto di una piccola palla di neve che, rotolando da una montagna, scatena una valanga. Giuseppe Granieri in «Blog generation» (ed. Laterza) riprende diversi episodi di questo tipo. Nel 2002, per esempio, il senatore statunitense Trent Lott, leader del partito repubblicano, viene invitato alla festa del centesimo compleanno di un altro senatore che in passato si era candidato alle presidenziali con un partito segregazionista; durante la serata Lott dice che se allora quel senatore avesse vinto, gli Stati Uniti avrebbero avuto meno guai. Solo poche testate riportano la notizia delle sue nostalgie razziste. I blogger, invece, la fanno rimbalzare con tale insistenza che il presidente Bush prende pubblicamente le distanze da Lott, il quale è costretto a dimettersi.
I blog, quindi, possono fare da cassa di risonanza di notizie poco diffuse, o addirittura renderne note altre trascurate dai media tradizionali. Grazie a un tam tam incontrollabile, possono influenzare le decisioni e guidare l'opinione pubblica.
E se i politici di casa nostra sembrano non averlo ancora capito (molti hanno aperto un blog, non l'hanno mai aggiornato e poi l'hanno chiuso), negli Stati Uniti hanno le idee più chiare: numerosi candidati a diverse elezioni hanno aperto il loro blog, e nel settembre 2004 il Wall Street Journal online scriveva: «Le presidenziali 2004 si possono definire le prime elezioni raccontate attraverso i blog».
Il ruolo politico dei blog spicca poi anche negli Stati dove non si può dire come la si pensa: recentemente Reporter senza frontiere ha presentato la «Guida per blogger e cyber-dissidenti», con consigli per realizzare blog che eludano la censura. Nell'introduzione si legge: «I blogger sono spesso gli unici veri giornalisti nei Paesi dove i media tradizionali sono censurati o sotto pressione».
Riconosce l'enorme potere dei blog, ma si scaglia contro di loro, anche l'articolo da poco strillato sulla copertina della rivista americana Forbes e intitolato «L'attacco dei blog».
L'autore sostiene che questi possono, con il passaparola di informazioni relative ai prodotti, rovinare o ledere le aziende. Cita tra gli altri il caso di un video, diffuso via blog, in cui si mostrava che per aprire un lucchetto per moto e biciclette di una certa azienda bastava una biro. Pian piano in rete si è sparsa la voce che erano difettosi tutti i modelli prodotti da quella azienda tanto da causarle pesanti contraccolpi e spingendola a sostituirli gratuitamente in tutto il mondo.
Vedendo la notizia da un'angolazione diversa rispetto a quella di Forbes, si può dire che sì, oggi si può via blog diffondere informazioni di ogni tipo, anche false o esagerate. È però anche vero che questo obbliga le aziende a stare più attente e a controllare molto di più i loro prodotti. I clienti, prima di acquistare qualsiasi cosa, hanno attraverso il web una possibilità di informarsi prima impensabile; per una ditta rovinarsi l'immagine con un modello difettoso è questione di pochi minuti. I blog, quindi, possono essere di grande aiuto ai consumatori e in effetti spesso lo sono.
Come d'aiuto possono poi essere in caso di disastro naturale. Basti pensare a quello che è capitato durante gli uragani che si sono da poco abbattuti sugli Stati Uniti: alcuni blogger hanno raccolto nei loro siti utilissime informazioni sui superstiti e sui luoghi colpiti, che sono servite per tranquillizzare i parenti e per facilitare i soccorsi.
Insomma, se all'inizio qualcuno poteva pensare che i blog erano l'hobby di studenti perditempo, è bene che cominci a ricredersi. I blog hanno dimostrato di avere un grande potere di informazione. E i giornalisti attenti non possono fare a meno di consultare quelli più seri (e ce ne sono parecchi!), dove reperire notizie e dove verificarne altre.
Certo i casi bizzarri non mancano, ma questi, si sa, ci sono sempre. Come www.bloginspace.com che invita a trascrivere l'indirizzo del proprio blog in un form: un satellite provvederà a lanciare nello spazio tutti i messaggi raccolti, perché possano arrivare ad eventuali extraterrestri. Inutile dire che in numerosissimi hanno raccolto l'invito.