Don Bisaglia fu ucciso. Da killer senza nome

Per il pm che ha riaperto l’inchiesta il sacerdote trovato nel lago del Centro Cadore fu ammazzato. Ma è impossibile trovare autori e mandanti

da Belluno

«Devo incontrare delle persone che mi aspettano». Don Mario Bisaglia quasi fugge dalla Casa del Clero di Rovigo, scusandosi per la fretta con una suora che aveva chiesto di parlargli. Sono le 7 del 14 agosto 1992: le persone che aspettano il sacerdote, fratello del leader doroteo, il senatore Antonio Bisaglia, scomparso 8 anni prima a Portofino, probabilmente sono coloro che lo uccideranno.
Perché una cosa certa c’è in questo mistero che non sarà mai chiarito: don Mario Bisaglia è stato ammazzato. Altro che suicidio, altro che incidente. Il sacerdote, che da tempo sosteneva di avere prove certe sull’omicidio del potente fratello, è stato eliminato per evitare qualsiasi rischio. Il pm bellunese Raffaele Massaro, come ha anticipato il quotidiano Il Gazzettino, ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta da lui stesso riaperta nel 2003, quando rivestiva il ruolo di sostituto procuratore della Repubblica di Belluno, precisando però che si è trattato senza dubbio di omicidio ma che non c’è stata alcuna possibilità di risalire né agli autori, né ai mandanti.
Duplice mistero era, duplice mistero rimane. Sia «sull’incidente» nautico in cui perse la vita il leader dei dorotei nell’84, sia sull’annegamento del sacerdote nel 92, nel lago del Centro Cadore. Massaro riaprì l’inchiesta su don Bisaglia nel 2003, sulla base di un esposto rivelatosi poi poco attendibile. Tuttavia, dopo aver riesumato la salma per verificare le cause della morte, si scoprì che nei polmoni di don Bisaglia non c’era traccia delle tipiche alghe della zona cadorina e i medici spiegarono che il sacerdote era morto per soffocamento e non per annegamento.
Dunque, fu omicidio. Grazie a questa importante scoperta, e considerate le affermazioni della vittima sul caso del fratello, i magistrati tornarono a indagare anche sull’importante politico veneto. Indagini che non portarono a nulla di nuovo. Quanto a don Bisaglia, si ricostruirono tutti i suoi movimenti da Rovigo a Calalzo di Cadore, vicino al lago in cui venne trovato cadavere il 17 agosto. Dalle 7 del 14 agosto alle 20.30 del 17 agosto: questo l’intervallo su cui si accesero i riflettori degli inquirenti. Vennero sentiti testimoni, inclusa una suora che disse di averlo visto salire a bordo di una berlina bianca, e non sul treno, in compagnia di misteriosi personaggi. Tutti indizi che non sono bastati a chiarire il giallo: don Bisaglia venne trovato morto con dei sassi in tasca, un foglietto di appunti poco significativi, 850 mila lire nei calzini.
Antonio Bisaglia, secondo la versione ufficiale, morì per un’onda anomala mentre era a bordo del panfilo Rosalù, di proprietà della moglie. La quale ha sempre mostrato di essere convinta delle cause accidentali di quella morte. Il fratello sacerdote, invece, sosteneva la tesi dell’assassinio, e in quella torrida estate del ’92 forse stava per rivelare particolari decisivi. Forse però, si è fidato delle persone sbagliate.