Don Gallo in campo alle primarie scomunica l’Unione

Rifondazione e Ds spaccati sul sacerdote «scomodo»

(...) di Bertinotti - spiega fra l’altro Russo Spena - rappresenta già , oltre che la nostra area, anche quella dei movimenti». Gli altri, pertanto, saranno anche simpatici e «affiancatori», ma, come dire?, ci crescono. Molto più duro e esplicito il giudizio del savonese Marco Ferrando, dell’ala trozkista di Rc, secondo cui, in particolare, «un’eventuale discesa in campo dei movimenti nel sistema delle primarie significa essere d’accordo con un eventuale governo di Prodi e Rutelli supportato dai poteri forti e dai salotti buoni». Il dibattito all’interno dei comunisti diventa infuocato con l’intervento di Claudio Grassi, leader dell’area «Ernesto», che si schiera apertamente a favore di «Bertinotti, e basta così», anche se Grassi è costretto ad ammettere che «essendoci le primarie, tutti sono legittimati a partecipare». E se Franco Giordano, capogruppo di Rc alla Camera, si trincera dietro un eloquente «no comment» che sa tanto di fastidioso imbarazzo, Salvatore Cannavò, altro rappresentante della minoranza dei rifondatori (ma in maggioranza chi c’è rimasto?), tuona che «l’annunciata candidatura di don Gallo alle primarie dell’Unione rende la competizione ancora più assurda. Invece di organizzare l’opposizione al governo, la sinistra si divide in una gara finta che esalta il personalismo». Un vero e proprio siluro, insomma, contro chi, come il «don» genovese, dichiara di voler «portare alla luce le istanze che non hanno voce». Non bastano certo a riequilibrare il dissenso le voci, comunque flebili, che si esprimono a favore del sacerdote-candidato. Lo stesso Fausto Bertinotti nasconde il disagio dietro il riconoscimento ufficiale (e anche un po’ ruffiano) «che è un amico, abbiamo fatto tanta strada insieme, e comunque non lo sento come avversario», mentre Vittorio Agnoletto, accasato da Rifondazione al parlamento europeo dopo i nefasti del G8, sostiene che l’ipotesi don Gallo è «un fatto importante che l’intero centrosinistra non può lasciar cadere». Seguono le consuete argomentazioni sullo sfruttamento capitalista, i reati sociali e la guerra in Irak. Solo all’ultimo l’ex portavoce dei no global ammette che «sì, la candidatura del sacerdote è una provocazione». Un po’ troppo poco per annoverare Agnoletto fra gli entusiasti. Più contento il direttore del dalemiano (o ex dalemiano) «Riformista», Antonio Polito, che non rinuncia al gusto di bacchettare i Ds, contrarissimi all’intromissione di don Gallo: «Viva lui e i cento fiori - proclama Polito -. Rifondazione comunista e Alfonso Pecoraro Scanio, altro candidato alle primarie, non esprimono affatto l’intero arco dell’antagonismo. Meglio che la geografia della sinistra - insiste il direttore del Riformista - si squaderni apertamente in tutta la sua vasta latitudine».
Non si capisce se questa «sinistra squadernata» sia più una constatazione o un auspicio, allo scopo di riciclare il leader Massimo come salvatore della patria. Che l’effetto in prospettiva della candidatura di don Andrea Gallo sia questo, non è al momento prevedibile. La disunione dell’Unione, invece, è già accertata. Con l’acqua santa.