La donna Armani è un mondo senza pantaloni

Da D&G l’intimo da sci e capi chic da montagna, Marani disegna l’aristosexy

Daniela Fedi

da Milano

Se i soldi non fossero un problema da chi compreresti i tuoi vestiti? «Prima Armani, quindi Gucci e poi Versace» hanno risposto i 21mila consumatori interrogati su Internet per un sondaggio Nielsen. «È un giudizio molto lusinghiero perché essere qualcuno che piace alla gente dipende dalla capacità di rielaborare in ogni momento le proprie idee» ha detto Armani subito dopo aver presentato una collezione per l'autunno/inverno 2006/07 talmente lontana dalla sua abituale mistica della femminilità da provocare accese discussioni. «È divina» dicevano tutti gli uomini presenti in sala, visibilmente incantati dall'ancheggiare delle modelle sotto alle gonne strettissime e tagliate in sbieco che ti consentono di camminare solo perché un ingegnoso drappeggio a tendina oppure un chilometrico godet sul fondo, fa risalire l'orlo sulla gamba a ogni passo. «Ci ha tolto i pantaloni, le giacche sono diventate poco più di un bolero e impone i tacchi dal mattino alla sera» commentavano le donne preoccupate al pensiero di perdere quella sublime libertà di movimento concessa d'ufficio ai capi maschili e a quelli femminili solo da quando Armani ha rivoluzionato il concetto stesso di moda nel mondo. «C'è poco da fare - ha risposto lui nella sua nuova divisa da sfilate: giacca e cravatta nera su una croccante camicia bianca - per rendere bella una donna devi esaltarne la femminilità e far vedere le forme del suo corpo sotto ai vestiti».
Dunque via libera alla linea sirena di tutte le sottane al ginocchio da giorno, mentre quelle più lunghe da sera hanno il classico taglio a calice rovesciato che in certi casi si avvale dell'orlo rimborsato per dare l'effetto danzante di una crinolina. Al posto del cappotto declinato in poche e seducenti versioni, tutte con la vita molto segnata, compaiono grandi stole oppure coprispalle di pelliccia: volpi colorate, code di visone intrecciate e perfino leziosi pon pon di pelo lungo bianco su quello rasato nero. Borse a mano altrimenti dette «bustine» o «pochette», in testa un piccolo e improbabile cappellino, splendide spille dal motivo animalier e magnifici colori modulati sulla frequenza delle pietre preziose: ecco cosa serve alla vera signora vestita così oltre all'autista e al marito o all'amante che la mantengono perché lei non sembra proprio il tipo capace di alzarsi presto la mattina per andare a lavorare. Qualcuno applaudiva, altri si chiedevano perché e tutti insieme tentavano di capire cosa c'è sotto a un cambiamento d'immagine dal moderno al rétro. «È una collezione molto ottimista» ha concluso lo stilista lasciando ai posteri l'ardua sentenza sulla sua nuova verità.
Una cosa comunque è certa: si comincia a respirare meglio ai piedi delle passerelle, l'ottimismo è quasi palpabile dopo tre anni di crisi nera nel mondo della moda. «In America stiamo registrando un incremento nelle vendite del 50 per cento, solo da Neiman Marcus abbiamo avuto un ordine di 750 mila dollari» ha dichiarato felice Anna Maria Fuzzi presentando una divina collezione di maglia e dintorni ispirata agli anni Venti e alla perfetta eleganza di Paul Poiret. «Le vendite delle precollezioni uomo e donna di Costume National sono aumentate del 45 per cento, mentre la linea C'N'C' cresce dal 35 al 40 per cento all'anno» ha detto Ennio Capasa subito dopo la sfilata della sua collezione dedicata al mondo giovane. Un capo simbolo per il prossimo inverno? «Senza dubbio la maglieria» risponde il bravo stilista pugliese. Dello stesso avviso Domenico Dolce e Stefano Gabbana che per la divertente signorina vestita D&G hanno creato un intero guardaroba in maglia bianca tricottata con maliziosi corpetti, intimo da sci, grandi pellicce di lana, sciarponi, maglioni e berrettoni da alta montagna. Molto diverso lo stile di Angelo Marani che punta sull'immagine aristo-sexy del grande pullover sulla gonna a sirena, del jeans gessato sotto al giacchino di pelliccia e pitone e degli abiti da sera con un ricamo da vetrata decò. Per rimettere un po' d'ordine in una simile girandola di proposte è arrivato forte e chiaro il messaggio di Cp Company, magica linea sapientemente orchestrata da Carlo Rivetti. «C'è voglia di rigore, per cui romantico e rigoroso ma sempre molto femminile» dice l'industriale. Come dare torto a un uomo la cui famiglia è da otto generazioni al centro della moda italiana?